Amazing (dis)Grace

HomeBlog › Amazing (dis)Grace

La primavera è negli occhi di chi guarda: da Milano l'amor terrone per la Sicilia

L'anticipo di primavera a Milano, tra i tramonti sul naviglio, o in Sicilia, dove i mandorli fioriscono a febbraio? Il sapore diverso delle cose quando sei lontano da casa

Grazia La Paglia
Giornalista e blogger
  • 20 febbraio 2018

"No Place To Be" di Yaoyao Mva

È il 15 febbraio. È ancora presto per dire se mi mancherà la primavera siciliana, per notare o cercare similitudini o differenze. Sembra prematuro descrivere la primavera lombarda ma posso già dire che cosa mi manca: il mandorlo in fiore, a metà febbraio.

Notavo i primi mandorli fioriti quando, in treno, percorrevo la strada per tornare in paese da Palermo. Verso le zone di Montemaggiore e Roccapalumba scorgevo sempre, ogni anno, i primi rami con i boccioli bianchi e rosa. “E il gelo del cuore si sfa” scrivevo ogni anno, anno dopo anno, su Facebook, postando la foto dei primi rametti che scorgevo.

Non mancavano le giornate di pioggia, le settimane di freddo, il bisogno di uscire ancora con giubbotti pesanti. Ma quei rametti erano un segnale, il chiaro avvertimento che qualcosa, nella terra e tra gli alberi, iniziava a svegliarsi.

Passano i giorni, e la prima metà di febbraio è passata senza che io abbia scorto il bocciolo di un mandorlo. Le giornate sono più calde e, soprattutto, più luminose.

È questo l’anticipo di primavera, il segnale della terra lombarda. Anzi, direi del cielo lombardo. È lì che inizio a scorgere le prime tracce del risveglio della terra, del ritorno della bella stagione.

La nebbia è sempre più rada e la mattina, da circa due settimane, non mi sveglia l’allarme del cellulare ma una luce più forte che entra nella stanza dalle fessure della serranda.

Dal bagno, poi, dove ho una finestra con il vetro opaco, la luce entra in maniera ancora più decisa. Mi alzo che è già giorno, mi dico. Mentre per tutto il mese di gennaio c’era, ad accogliermi fuori dal portone, un cielo plumbeo e l’asfalto ghiacciato.

È il cielo, a Milano, a dirmi che sta per arrivare la primavera. Soprattutto quando esco da lavoro. Stacco ogni giorno alle 17 e, se riesco, percorro volentieri tutto il Naviglio grande fino a giungere alla Darsena. A metà percorso mi volto, guardo verso quella che è diventata casa mia.

E osservo il tramonto. Adesso il sole inizia a scendere più tardi. Il cielo di Milano mi regala, ogni giorno, qualche minuto in più per osservarlo. Ci sono tramonti azzurri, tramonti rosa, tramonti arancioni. I colori del cielo, a volte, si specchiano nell’acqua bassa dei Navigli dove si rincorrono delle anatre.

Poi il sole scompare, inghiottito da uno dei tanti ponti che attraversa il naviglio. Non lo vedo più. Proseguo con la mia passeggiata, mani in tasca e cuffie nelle orecchie, aspettando con impazienza quelle giornate in cui ci sarà più luce dopo le 18.

Allora si, mi dico, potrò prendere il mio libro della settimana e leggere sulla riva della Darsena. Un pallido tentativo, forse, di imitare quei momenti in cui leggevo seduta sul prato, con i piedi rigorosamente nudi, al foro Italico.

Quanto manca l’odore dello iodio! Quanto manca quell’azzurro del cielo. Tutti i cieli sono azzurri, ma ognuno ha la sua tonalità. E i petali bianchi dei fiori dei mandorli.

Mandorli che poi avremmo raccolto, con mia madre e le mie sorelle, ad agosto. Avevamo un grande albero nella piccola campagna, rifugio dall'afa di paese.

Un albero dai grossi rami robusti e su cui mio padre aveva anche montato un'altalena. Raccogliere le mandorle era assaporare un frutto dalla dolcezza infinita, stenderli ad asciugarsi al sole, su lunghi teli bianchi o blu, per poi riportare tutto dentro casa durante la sera.

Raccogliere le mandorle era ricordare quelle buonissime torte che la mamma ci preparava la domenica. Ma anche – e soprattutto – che la bella stagione stava finendo. E che l'albero sarebbe tornato presto spoglio.

Il ciclo della terra, il ciclo della vita che qui ha un sapore diverso, un colore diverso. Che ancora non conosco, che cerco di scoprire, che cerco di scovare.

Tornerà la primavera con la certezza che giù, da qualche parte, i fiori sono già sbocciati. E allora si, è primavera ovunque.

articoli recenti