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"Kirit, scimmietta gentile" a Palermo: l'empatia spiegata a grandi e bambini a teatro

  • OperArte - Ditirammu
  • Bottega 5 - Palermo
  • Dal 21 al 22 marzo 2026
  • 17.30
  • 8 euro + prev. (biglietto singolo)
  • Biglietti acquistabili online sul sito del Ditirammu o al botteghino allestito sul posto il giorno stesso dello spettacolo. Info al numero 391 3064887. È previsto uno sconto del 10% sul prezzo del biglietto per l’acquisto di due o più ingressi (coppie, famiglie e gruppi)
Balarm
La redazione

Kirit, scimmietta gentile

Una storia luminosa e poetica che celebra l’empatia, l’ascolto e la crescita. Adesso è un musical corale, ricco di immagini, canti e danze, capace di parlare ai bambini e agli adulti con la stessa dolcezza e profondità. 

Con "Kirit, scimmietta gentile" si apre a Palermo la nuova stagione "OperArte" del Teatro Ditirammu che va in scena sabato 21 marzo e domenica 22 marzo alle 17.30 alla Bottega 5 dei Cantieri culturali alla Zisa.

Lo spettacolo è diretto dalla regista Marzia Molinelli che ha curato anche l'adattamento dai testi di Mauro Li Vigni. Narratore: Flavio Modica.

Nel cuore dell’India, tra i templi sacri di Galta-Ji, vive Kirit (Livia Modica/ Brigida Petruso) un giovane macaco vivace e irrequieto, soprannominato il “terremoto dei templi”.  Dispettoso, curioso e sempre in cerca di attenzioni, Kirit mette a dura prova la pazienza dei pellegrini, dei bramini e soprattutto di sua madre Jita.

Il suo più grande desiderio è diventare forte, ricco e rispettato, convinto che solo così potrà essere ammirato da tutti. A guidarlo in un percorso inatteso è Shaila (Sofia Lupo), la scimmia più anziana e saggia della famiglia Kisama, che osserva il mondo dall’alto delle colline. Shaila non offre risposte facili: propone a Kirit una serie di prove che, senza che lui se ne accorga, lo portano a cambiare profondamente.

La prima prova è la generosità: Kirit raccoglie frutti pregiati sulle colline e li regala ai rivali della famiglia Hisaka, ponendo fine a una lunga inimicizia.

La seconda prova è il coraggio altruista: salvare i bambini umani che cadono nelle vasche sacre del tempio. Il gesto gli vale la gratitudine eterna dei pellegrini, che lo onorano con fiori e preghiere.

La terza prova è l’ascolto: seduto accanto al maestro Ravi, Kirit scopre il potere delle storie sacre e della parola narrata, fino a diventare lui stesso un narratore capace di incantare nel sonno la sua famiglia. L’ultima prova, la più semplice e la più difficile, è l’amore quotidiano: aiutare sua madre Jita, prendersi cura dei più piccoli, condividere il peso e la responsabilità della comunità.

È proprio in questo gesto silenzioso che Kirit dimentica la sua ambizione di potere e ricchezza. Quando torna da Shaila per conoscere finalmente "la strada" per diventare un grande capo, scopre che il cammino è già stato percorso. Le prove non erano ostacoli, ma passi di una trasformazione interiore. Kirit ha imparato a essere forte attraverso la generosità, ricco grazie alla saggezza, grande perché capace di prendersi cura degli altri.

Nel momento finale, Shaila gli rivela ciò che vede davvero in lui: non un capo potente, ma una scimmia gentile. Kirit, commosso, ringrazia. La sua avventura si conclude con una nuova consapevolezza: la vera grandezza non si conquista con la forza, ma nasce dal cuore.
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