"Kirit, scimmietta gentile" a Palermo: l'empatia spiegata a grandi e bambini a teatro
Kirit, scimmietta gentile
Una storia luminosa e poetica che celebra l’empatia, l’ascolto e la crescita. Adesso è un musical corale, ricco di immagini, canti e danze, capace di parlare ai bambini e agli adulti con la stessa dolcezza e profondità.
Con "Kirit, scimmietta gentile" si apre a Palermo la nuova stagione "OperArte" del Teatro Ditirammu che va in scena sabato 21 marzo e domenica 22 marzo alle 17.30 alla Bottega 5 dei Cantieri culturali alla Zisa.
Lo spettacolo è diretto dalla regista Marzia Molinelli che ha curato anche l'adattamento dai testi di Mauro Li Vigni. Narratore: Flavio Modica.
Nel cuore dell’India, tra i templi sacri di Galta-Ji, vive Kirit (Livia Modica/ Brigida Petruso) un giovane macaco vivace e irrequieto, soprannominato il “terremoto dei templi”. Dispettoso, curioso e sempre in cerca di attenzioni, Kirit mette a dura prova la pazienza dei pellegrini, dei bramini e soprattutto di sua madre Jita.
Il suo più grande desiderio è diventare forte, ricco e rispettato, convinto che solo così potrà essere ammirato da tutti. A guidarlo in un percorso inatteso è Shaila (Sofia Lupo), la scimmia più anziana e saggia della famiglia Kisama, che osserva il mondo dall’alto delle colline. Shaila non offre risposte facili: propone a Kirit una serie di prove che, senza che lui se ne accorga, lo portano a cambiare profondamente.
La prima prova è la generosità: Kirit raccoglie frutti pregiati sulle colline e li regala ai rivali della famiglia Hisaka, ponendo fine a una lunga inimicizia.
La seconda prova è il coraggio altruista: salvare i bambini umani che cadono nelle vasche sacre del tempio. Il gesto gli vale la gratitudine eterna dei pellegrini, che lo onorano con fiori e preghiere.
La terza prova è l’ascolto: seduto accanto al maestro Ravi, Kirit scopre il potere delle storie sacre e della parola narrata, fino a diventare lui stesso un narratore capace di incantare nel sonno la sua famiglia. L’ultima prova, la più semplice e la più difficile, è l’amore quotidiano: aiutare sua madre Jita, prendersi cura dei più piccoli, condividere il peso e la responsabilità della comunità.
È proprio in questo gesto silenzioso che Kirit dimentica la sua ambizione di potere e ricchezza. Quando torna da Shaila per conoscere finalmente "la strada" per diventare un grande capo, scopre che il cammino è già stato percorso. Le prove non erano ostacoli, ma passi di una trasformazione interiore. Kirit ha imparato a essere forte attraverso la generosità, ricco grazie alla saggezza, grande perché capace di prendersi cura degli altri.
Nel momento finale, Shaila gli rivela ciò che vede davvero in lui: non un capo potente, ma una scimmia gentile. Kirit, commosso, ringrazia. La sua avventura si conclude con una nuova consapevolezza: la vera grandezza non si conquista con la forza, ma nasce dal cuore.
Con "Kirit, scimmietta gentile" si apre a Palermo la nuova stagione "OperArte" del Teatro Ditirammu che va in scena sabato 21 marzo e domenica 22 marzo alle 17.30 alla Bottega 5 dei Cantieri culturali alla Zisa.
Lo spettacolo è diretto dalla regista Marzia Molinelli che ha curato anche l'adattamento dai testi di Mauro Li Vigni. Narratore: Flavio Modica.
Nel cuore dell’India, tra i templi sacri di Galta-Ji, vive Kirit (Livia Modica/ Brigida Petruso) un giovane macaco vivace e irrequieto, soprannominato il “terremoto dei templi”. Dispettoso, curioso e sempre in cerca di attenzioni, Kirit mette a dura prova la pazienza dei pellegrini, dei bramini e soprattutto di sua madre Jita.
Il suo più grande desiderio è diventare forte, ricco e rispettato, convinto che solo così potrà essere ammirato da tutti. A guidarlo in un percorso inatteso è Shaila (Sofia Lupo), la scimmia più anziana e saggia della famiglia Kisama, che osserva il mondo dall’alto delle colline. Shaila non offre risposte facili: propone a Kirit una serie di prove che, senza che lui se ne accorga, lo portano a cambiare profondamente.
La prima prova è la generosità: Kirit raccoglie frutti pregiati sulle colline e li regala ai rivali della famiglia Hisaka, ponendo fine a una lunga inimicizia.
La seconda prova è il coraggio altruista: salvare i bambini umani che cadono nelle vasche sacre del tempio. Il gesto gli vale la gratitudine eterna dei pellegrini, che lo onorano con fiori e preghiere.
La terza prova è l’ascolto: seduto accanto al maestro Ravi, Kirit scopre il potere delle storie sacre e della parola narrata, fino a diventare lui stesso un narratore capace di incantare nel sonno la sua famiglia. L’ultima prova, la più semplice e la più difficile, è l’amore quotidiano: aiutare sua madre Jita, prendersi cura dei più piccoli, condividere il peso e la responsabilità della comunità.
È proprio in questo gesto silenzioso che Kirit dimentica la sua ambizione di potere e ricchezza. Quando torna da Shaila per conoscere finalmente "la strada" per diventare un grande capo, scopre che il cammino è già stato percorso. Le prove non erano ostacoli, ma passi di una trasformazione interiore. Kirit ha imparato a essere forte attraverso la generosità, ricco grazie alla saggezza, grande perché capace di prendersi cura degli altri.
Nel momento finale, Shaila gli rivela ciò che vede davvero in lui: non un capo potente, ma una scimmia gentile. Kirit, commosso, ringrazia. La sua avventura si conclude con una nuova consapevolezza: la vera grandezza non si conquista con la forza, ma nasce dal cuore.
|
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
|










Seguici su Facebook
Seguici su Instagram
Iscriviti al canale TikTok
Iscriviti al canale Whatsapp
Iscriviti al canale Telegram




