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Nell'epoca di Greta si è riunito in Sicilia il sistema di Protezione Ambientale Italiano

Siracusa non è stata scelta a caso: è definita "il triangolo della morte" per inquinamento e per la mortalità ad esso correlata, dovuto all'alta densità industriale

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 3 ottobre 2019

L'attivista Greta Thunberg

La Sicilia al centro delle strategie ambientali nazionali. Nell’era di Greta si riunisce a Ortigia il sistema di protezione ambientale italiano.

Nell’epoca di Greta e della mediaticità del fenomeno ambientale, passano fin troppo spesso in secondo piano i nodi centrali della questione ambientale e le modalità che le istituzioni nazionali stanno adottando per fronteggiarli.

Non tutti sanno che l’Italia si è dotata dal 2016 di un Sistema Nazionale di Protezione Ambientale (SNPA), sistema coordinato dall’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ed è composto dalla stessa ISPRA e da 21 Agenzie Regionali Protezione Ambientale (ARPA).

Il sistema di protezione ambientale italiano è, pertanto, una struttura con una grande capacità trasversale, con competenze che vanno dalla biologia, alla chimica, alle scienze della terra, all’ingegneria; ed una rete territoriale molto ramificata, gestita in modo decentrato dalle agenzie regionali.

La questione ambientale si snoda attorno al principio non banale che occorre conoscere lo stato dell’ambiente per proteggerlo e monitorarlo. Le agenzie regionali svolgono le due funzioni essenziali perché si possa parlare concretamente di protezione ambientale: i monitoraggi ed i controlli.

I primi sono le azioni di analisi effettuate periodicamente sul territorio, una mappatura che consente di conoscere periodicamente ed in tempo reale lo stato di salute dei territori e la diffusione dei principali inquinanti.

I controlli sono invece le attività svolte in modo puntiforme sulle sorgenti inquinanti, siano essi gli scarichi urbani, le imprese, ecc.

Per dare la misura di quanto il sistema sia giovane e prezioso, nel caso dell’ILVA di Taranto, che tanto ha occupato la discussione politica questa estate, il primo controllo sui camini è stato effettuato nel 2009 dall’ARPA Puglia.

In pratica, prima di allora nessuno sapeva cosa i camini di combustione rilasciassero nell’atmosfera. Oggi tutte le principali sorgenti di inquinanti in Italia sono monitorate giornalmente dalla rispettiva ARPA territoriale.

Ogni volta che leggete un dato ambientale italiano sappiate che c’è dietro il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale.

Ad esempio nel caso del ponte Morandi di Genova, quando si è dovuto procedere all’abbattimento della parte non crollata, è stato necessario evacuare 1500 persone. Decine di tecnici dell’ARPA Liguria hanno monitorato l’area per verificare in modo puntiforme la presenza di inquinanti, e determinare così con certezza quando la fase di rischio per la popolazione fosse conclusa al fine di consentire il rientro nelle abitazioni.

Nella costruzione del ponte Morandi sono stati utilizzati materiali con contenuto di amianto, e pertanto la questione della pericolosità delle polveri era molto alta e la precisione del dato essenziale per garantire l’incolumità della popolazione.

La scorsa settimana ha avuto luogo a Ortigia, al castello Maniaci, la Summer School del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale rivolto all’alta dirigenza con il titolo attualissimo "Ambiente e Salute"

La Sicilia è stata per tre giorni (25-27 settembre) il centro del sistema nazionale. Alla presenza dei direttori generali delle principali ARPA, della dirigenza di Assoarpa (l’associazione che le raccoglie e rappresenta tutte), del presidente dell’ISPRA, del direttore dell’ISTAT, di dirigenti ASL e dell’Istituto superiore di Sanità si è discusso delle relazioni tra ambiente e salute.

Se intuitivamente possiamo comprenderne le interrelazioni, nel corso dei seminari dette correlazioni sono state rese evidenti anche in termini statistici ed epidemiologici. Le varie agenzie hanno condiviso strategie e metodi. L’obiettivo è, infatti, standardizzare le metodiche anche se affidate ad agenzie indipendenti tra loro.

Siracusa non è stata scelta a caso, parliamo infatti di un’area con una alta densità industriale per via delle raffinerie in quello che, per inquinamento e mortalità ad esso correlata, è definito il triangolo della morte (Augusta, Priolo, Mellilli).

Un ulteriore elemento del sistema è la sua terzietà. Il Sistema Nazionale e le Agenzie regionali sono infatti del tutto indipendenti dagli enti che le finanziano.

Questo è il cuore della questione, perché le agenzie producono dati, ed i dati sono quello che sono, spetta poi gli enti ed alla politica leggere il dato ed usarlo per azioni concrete. La terzietà delle agenzie è garanzia per tutti che il dato possa essere fornito ed usato in quanto tale e non essere piegato alle esigenze mediatiche di questo o quell’ente.

A Palermo abbiamo assistito, in questi giorni, ad una querelle relativa alla congestione dell’impianto di Bellolampo ed al diniego dello stabilimento di Catania di accogliere il rifiuto di Palermo in quanto non adeguatamente trattato.

In questo caso l’ARPA Sicilia ha svolto il compito di verificare che le analisi dei rifiuti in uscita dal TMB (impianto per il trattamento meccanico biologico) di Palermo ed in entrata allo stabilimento di Catania fossero effettuate secondo i protocolli.

L’ARPA è stata tirata in ballo in questioni di carattere politico, ma non spetta all’ARPA bloccare i rifiuti, né intervenire sulle decisioni relative, che spettano alla politica ed alla magistratura. Questo passaggio è essenziale, in quanto, nel momento in cui viene messa in discussione la terzietà del dato tecnico, il rischio è di invalidare la stessa funzione del sistema di protezione ambientale.

La forza mediatica che finalmente ha assunto la questione ambientale ha spinto la commissione europea a discutere della necessità di istituire una agenzia europea per l’ambiente, in questo l’Italia si trova avanti con il lavoro.

Una volta tanto possiamo essere orgogliosi di noi. Io credo che il sistema nazionale italiano con una testa centrale, rappresentata dal coordinamento di ISPRA, ed un forte decentramento operativo, rappresentato dalle agenzie regionali, possa essere un modello per il resto d’Europa. La cosa importante è che una organizzazione europea del comparto rafforzi i sistemi territoriali e non pensi di poterli sostituire o peggio ancora sovrapporsi agli stessi.

La mia personale opinione è che l’onda mediatica promossa dall’effetto Greta sia utile in linea generale, ma non debba fare dimenticare che la protezione ambientale è un sistema complesso, altamente tecnologico, che coinvolge solo in Italia, direttamente ed indirettamente, migliaia di persone e decine se non centinaia di organizzazioni diverse.

Il fiume mediatico del momento solleva una legittima domanda, la risposta a quella domanda è nelle competenze e nella professionalità di organismi, tecnici e professionisti.

Personalmente ravvedo il rischio che il movimento in atto possa rimanere una bolla mediatica di superficie, per cui sessioni di studio come quelle promosse da Assoarpa e da Arpa Sicilia, per l’elevatissimo contenuto tecnico e scientifico sono a mio avviso irrinunciabili.

Tengo a precisare che ho avuto la fortuna di partecipare all’evento in quanto ho curato e sto curando alcune attività per conto di ARPA Sicilia.

L’evento infatti era purtroppo a numero chiuso e rivolto alla dirigenza interna. Ho ritenuto di raccontarlo perché con lo sguardo da cittadino sono rimasto molto favorevolmente colpito dall’elevato livello di competenze e dalla qualità delle relazioni, degli interventi e degli obiettivi.

In qualche modo mi hanno dato la sensazione che, con tutte le criticità che spesso esprime il nostro Paese, esiste un sistema che per lo più ignoriamo, composto da enormi professionalità, che opera giornalmente per la nostra protezione, oltre le onde mediatiche del momento.

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