"Carusi" nelle solfatare: foto stenopeiche di Rosa Salvia in mostra a Valverde
A documentare la secolare attività estrattiva della produzione dello zolfo in Sicilia, oggi rimangono le imponenti strutture esterne delle miniere Gessolungo-Tumminelli, Trabonella e Trabia-Tallarita, in provincia di Caltanissetta.
Silenti e grandiosi, affascinanti, ma capaci anche di turbare profondamente, questi fantasmi inesorabilmente aggrediti dalle ingiurie del tempo sono testimoni di un mondo ormai scomparso per sempre e restituiscono pienamente l'immagine di un lavoro infernale.
La mostra fotografica "Carusi" di Rosa Salvia, presso la Galleria Fiaf del Gruppo Fotografico Le Gru a Valverde (corso Vittorio Emanuele III 214) viene inaugurata il 23 gennaio alle ore 20.30.
L'esposizione resta visitabile fino al 13 marzo, tutti i venerdì dalle 20.00 alle 22.30 e su appuntamento.
Risuonano ancora le voci dei diciannove carusi che nel 1881 persero la vita nello scoppio di grisù innescato da una lampada a olio, che scatenò l'inferno nella solfatara di Gessolungo.
Nove di loro sono rimasti anonimi, diventando simbolo di un sistema disumano che sfruttava anche i bambini, venduti dai propri genitori ai padroni delle miniere in cambio di un prestito di sopravvivenza, noto come soccorso morto.
Bambini che non riuscivano più a vedere la luce del giorno, costretti a camminare in ginocchio, privati dell'infanzia, degli affetti e, infine, della memoria.
E proprio in questa mancanza, in questo vuoto che resta come un'eco tra i ruderi, si apre uno spiraglio di esplorazione intima, che la macchina fotografica a foro stenopeico è in grado di cogliere con una sensibilità tutta particolare.
Silenti e grandiosi, affascinanti, ma capaci anche di turbare profondamente, questi fantasmi inesorabilmente aggrediti dalle ingiurie del tempo sono testimoni di un mondo ormai scomparso per sempre e restituiscono pienamente l'immagine di un lavoro infernale.
La mostra fotografica "Carusi" di Rosa Salvia, presso la Galleria Fiaf del Gruppo Fotografico Le Gru a Valverde (corso Vittorio Emanuele III 214) viene inaugurata il 23 gennaio alle ore 20.30.
L'esposizione resta visitabile fino al 13 marzo, tutti i venerdì dalle 20.00 alle 22.30 e su appuntamento.
Risuonano ancora le voci dei diciannove carusi che nel 1881 persero la vita nello scoppio di grisù innescato da una lampada a olio, che scatenò l'inferno nella solfatara di Gessolungo.
Nove di loro sono rimasti anonimi, diventando simbolo di un sistema disumano che sfruttava anche i bambini, venduti dai propri genitori ai padroni delle miniere in cambio di un prestito di sopravvivenza, noto come soccorso morto.
Bambini che non riuscivano più a vedere la luce del giorno, costretti a camminare in ginocchio, privati dell'infanzia, degli affetti e, infine, della memoria.
E proprio in questa mancanza, in questo vuoto che resta come un'eco tra i ruderi, si apre uno spiraglio di esplorazione intima, che la macchina fotografica a foro stenopeico è in grado di cogliere con una sensibilità tutta particolare.
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