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Teatri NO MUOS: un terreno per il presidio

Il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini di Catania, il Teatro Pinelli di Messina e Il Teatro Garibaldi Aperto di Palermo organizzeranno una serata di raccolta fondi per acquistare il terreno che ospita il presidio No Muos di Niscemi. Il Teatro Garibaldi Aperto e il Teatro Coppola “scambieranno” in questa occasione le loro produzioni: lo spettacolo “Furore” della Civita Folk Orchestra sarà al teatro di piazza Magione di Palermo, mentre “Barbablu non muore mai” di Giuseppe Massa con Rosario Palazzolo sarà al Teatro di via Vecchio Bastione di Catania.

A Messina, invece, il Teatro Pinelli – “itinerante” in seguito al recente sgombero del 14 febbraio – proporrà “La Cisterna” di Salvatore Arena con Massimo Zaccaria, in una delle ZTL, zone temporaneamente liberate. Le sottoscrizioni raccolte ai tre eventi contemporanei saranno interamente devolute al coordinamento regionale dei comitati No MUOS per l’acquisto del terreno in contrada Ulmo sul quale attualmente risiede il presidio permanente che da mesi lavora attivamente per evitare il passaggio dei mezzi di costruzione delle antenne nel territorio niscemese.

Lo spettacolo in scena al Garibaldi aperto è "Furore: Profughi, Vagabondi e Braccianti nella polvere del sogno americano", ispirato al romanzo Furore (The Grapes of Wrath) di John Steinbeck, con: Anna Bellia (voce narrante), Cesare Basile (chitarra e voce), Massimo Ferrarotto (percussioni), Marcello Caudullo (basso e voce), Tazio Iacobacci (chitarra, banjo e voce), Dino Gigliuto (chitarra e voce), Giovanni Tomaselli (video).

Nel 1935 i coloni dell'Oklahoma furono protagonisti di un esodo dai toni biblici. A causa dello sfruttamento dissennato della terra, la siccità trasformò i terreni superficiali in polvere e il vento, arrivato impetuoso, la sollevò per miglia e miglia fino alle acque dell'atlantico. Il cielo si oscurò e quando la polvere ricadde al suolo andò a soffocare le coltivazioni di quei terreni che erano stati ben lavorati. Milioni di acri di terra andarono perduti e con essi le speranze di sopravvivenza di migliaia e migliaia di famiglie. Alla stupidità umana si aggiunse l'ingordigia delle case produttrici di macchine agricole (come la Harvester) e delle banche che, per recuperare i crediti contratti dagli agricoltori, confiscarono loro le terre e li costrinsero all'esodo.

Partendo da questi eventi, John Steinbeck costruisce il suo capolavoro “Furore”, raccontando, attraverso il lungo viaggio della famiglia Joad verso la California, un'America spietata che fonda il proprio avvenire sullo sfruttamento dei più deboli, la speculazione, l'accumulo smisurato della proprietà nelle mani di pochi privilegiati. Tom, il protagonista, diviene immediatamente il simbolo del riscatto di una schiera di profughi, vagabondi e braccianti alla ricerca della dignità sottratta. Woody Guthrie, il più celebre fra i folk singers americani, si assume la responsabilità di cantare le lotte e le speranze di questa umanità calpestata narrandole attraverso storie di quotidiana sopravvivenza e ribellione.

Tessendo insieme i fili del romanzo di Steinbeck e le canzoni di Guthrie, Joe Hill e Leadbelly, la Civita Folk Orchestra porta sulla scena il racconto di un esodo antico che arriva fino ai nostri giorni; l'ingiustizia palese di un mondo ferocemente diviso, oggi come ieri, fra sfruttati e sfruttatori; il senso di una rinnovata promessa: «Nei cuori degli umili maturano i frutti del furore e s'avvicina, nella nera nube, l'epoca della vendemmia».

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