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L’Orestea di Emilio Isgrò e Giufà: tre spettacoli e due incontri inaugurano le "Orestiadi di Gibellina"

  • Fondazione Orestiadi - Gibellina (Tp)
  • Dal 9 al 11 luglio 2021 (evento concluso)
  • Consulta il programma nell'articolo
  • 15 euro (intero), 10 euro (ridotto), 70 euro (abbonamento, esclusi spettacoli del 5 e 7 agosto)
  • Biglietti acquistabili esclusivamente online. Info al numero 0924 67844 o all'email festival@orestiadi.it
Balarm
La redazione

Emilio Isgrò (foto di Lorenzo Palmieri)

Prende il via nel week end dal 9 all'11 luglio, con tre spettacoli e due incontri, la 40esima edizione delle Orestiadi di Gibellina, tra teatro, arte e visioni.

Ad aprire la nuova edizione del festival è la rilettura dell’Agamènnuni dall’Orestea di Emilio Isgrò. Un viaggio nella storia del Festival che ebbe inizio nel 1982, grazie al teatro di Isgrò, che diede l’avvio ad un percorso unico di teatro contemporaneo nella città di Gibellina.

Venerdì 9 luglio - 21.00
La rilettura dell’Agamènnuni dall’Orestea di Emilio Isgrò, ad opera di Vincenzo Pirrotta con la partecipazione musicale di Alfio Antico.

L’Orestea segna idealmente l’inizio di una profonda germinazione di incontri culturali tra artisti, architetti, musicisti, poeti, contadini, artigiani, operai, donne e giovani che insieme rifondano la città di Gibellina nel segno dell’Arte e della Bellezza, all’indomani di un terremoto che ha cancellato 14 città nella Valle del Belìce.



Nel 1983, per celebrare la rifondazione della città e segnare l’alba di un destino tutto da riscrivere, sulle rovine della distrutta Gibellina, novella Troia e immaginario Palazzo degli Atridi, Ludovico Corrao riproponeva la recita dell’Orestea nel ‘siciliano poetico’ ideato da Emilio Isgrò: un vigoroso messaggio di rinascita culturale per tutti i popoli minacciati dai sismi della storia e dai non meno potenti terremoti di civiltà operati dalla guerra.

Sabato 10 luglio - ore 19.00
L’incontro “Il teatro di Emilo Isgro” a cura di Martina Treu, ricercatrice di Lingua e Letteratura Greca presso l'Università IULM, studiosa di teatro antico, in particolare dei rapporti tra mito, drammaturgia, riscrittura e messinscena contemporanea - curatrice della pubblicazione L’Orestea di Gibellina e altri testi per il Teatro di Emilio Isgrò (collana “Fuoriformato” de Le Lettere, diretta da Andrea Cortellessa), opera che raccogliere la prima edizione critica dei testi teatrali dell’artista siciliano.

All’incontro prederanno parte oltre allo stesso Isgrò, Francesca Corrao e Vincenzo Pirrotta. 

Sabato 10 luglio - ore 21.00
È il giorno del debutto di Aspettando Giufà, drammaturgia e regia di Claudia Puglisi con Silvia Scuderi e Pierre Jacquemin (musiche eseguite dal vivo da Dario Sulis e scene di Aurelio Ciaperoni): eroe e anti-eroe tragicomico, Giufà assume caratteristiche specifiche in base alla cultura che lo rappresenta, mettendone in luce le contraddizioni, e divenendo un simbolo della disobbedienza contro le ingiustizie.

È uno sciocco ma è furbo, è irriverente nei confronti del potere e, quando agisce seguendo alla lettera i dettami della società, ne rivela tutta l’assurdità. Egli, buffone e sacro, è di fatto il primo personaggio dell’Assurdo.

Eccolo, dunque, sulla scena del più rappresentativo fra i testi del teatro dell’assurdo, aspettando Godot, in una sorta di cortocircuito che attraversa lo spazio e il tempo. Proprio sotto quell’albero, che dominava la scena nell’attesa dell’arrivo di Godot, e in compagnia di un personaggio misterioso, Giufà avrà la possibilità di rivivere per farci vedere le contraddizioni e le assurdità della nostra società.

Domenica 11 luglio - ore 19.15
È la volta di Giufà’: Il furbo, lo sciocco, il saggio: la performance narrativa sarà preceduta dalla conversazione su Giufà tra Francesca Corrao e Ascanio Celestini, a seguire Storie di Giufà di e con Ascanio Celestini (musiche eseguite dal vivo da Gianluca Casadei).

I racconti dello sciocco sono presenti in ogni parte del mondo e spesso vengono narrati come storielle e non come vere fiabe. Nel Mediterraneo questo personaggio ha persino nomi simili come Giucà e Djehà, al paese di mia nonna si chiamava Zi’ Checco».

Al termine gli spettatori che lo desidereranno potranno assistere alla finale degli Europei di Calcio, direttamente al Baglio, sotto la Montagna di sale. Per un’occasione speciale come questa, cultura e calcio si fondono nel segno della Festa. 
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