"La donna è donna": il film di Jean-Luc Godard (in lingua originale) al Rouge et Noir
La musica accompagna le scene, anche quelle dialogate, scritte come i balloon dei fumetti commentano situazioni ed emozioni: è decisamente anomalo il primo film a colori di Jean-Luc Godard, "La donna è donna" (Une femme est une femme), lunedì 31 gennaio, alle ore 18.00 e 21.00 (in lingua originale con sottotitoli in italiano) al Supercineclub del Rouge et Noir, in collaborazione con l'Institut français.
Un film spiazzante, scanzonato, talvolta frivolo, nato per un omaggio alla grande commedia musicale americana di cui Godard era appassionato.
È l’unica commedia del regista cofondatore della Nouvelle Vague che, visti anche gli esiti poco soddisfacenti al botteghino, preferì poi le venature noir o lo sperimentalismo più coraggioso e i rimandi ideologici.
Ma non per questo "Une femme est une femme" è un’opera minore. Anzi, è interessante per vari motivi. Innanzitutto per la scommessa di realizzare un film musicale e "alla Lubitsch" con i mezzi a basso costo cari alla Nouvelle Vague, quindi per l’impresa di trasformare l’omaggio al genere in una rappresentazione dal ritmo spontaneo, colloquiale, pieno di verve e di dialoghi deliziosi e infarciti di ironici rimandi alla cinematografia francese contemporanea. Una struttura narrativa a quadri, a gag, sul plafond di una storia quasi da pochade.
Il film è anche un omaggio ante litteram a Jean-Paul Belmondo, qui istrionico più che mai, e un atto di devozione alla bellezza di Anna Karina, l’uno mattatore iconico, l’altra musa ricercata della Nouvelle Vague.
Accanto a loro Jean-Claude Brialy, a formare il triangolo che dà vita e condimento pepato al film. Anna Karina è Angela, una stripteuse sposata con Emile.
I due si amano, si desiderano ma lei ha un’impellente voglia di diventare madre, lui, invece, temporeggia. Entrambi utilizzeranno Alfred (Belmondo, che porta ironicamente il cognome Lubitsch), spasimante di Angela e amico di Emile, per stuzzicarsi a vicenda e portare la vicenda sentimentale a un paradossale sbocco.
Un film spiazzante, scanzonato, talvolta frivolo, nato per un omaggio alla grande commedia musicale americana di cui Godard era appassionato.
È l’unica commedia del regista cofondatore della Nouvelle Vague che, visti anche gli esiti poco soddisfacenti al botteghino, preferì poi le venature noir o lo sperimentalismo più coraggioso e i rimandi ideologici.
Ma non per questo "Une femme est une femme" è un’opera minore. Anzi, è interessante per vari motivi. Innanzitutto per la scommessa di realizzare un film musicale e "alla Lubitsch" con i mezzi a basso costo cari alla Nouvelle Vague, quindi per l’impresa di trasformare l’omaggio al genere in una rappresentazione dal ritmo spontaneo, colloquiale, pieno di verve e di dialoghi deliziosi e infarciti di ironici rimandi alla cinematografia francese contemporanea. Una struttura narrativa a quadri, a gag, sul plafond di una storia quasi da pochade.
Il film è anche un omaggio ante litteram a Jean-Paul Belmondo, qui istrionico più che mai, e un atto di devozione alla bellezza di Anna Karina, l’uno mattatore iconico, l’altra musa ricercata della Nouvelle Vague.
Accanto a loro Jean-Claude Brialy, a formare il triangolo che dà vita e condimento pepato al film. Anna Karina è Angela, una stripteuse sposata con Emile.
I due si amano, si desiderano ma lei ha un’impellente voglia di diventare madre, lui, invece, temporeggia. Entrambi utilizzeranno Alfred (Belmondo, che porta ironicamente il cognome Lubitsch), spasimante di Angela e amico di Emile, per stuzzicarsi a vicenda e portare la vicenda sentimentale a un paradossale sbocco.














