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Fuori colonna: proiezione del film "Salvatore Giuliano"

  • Centro Sperimentale di Cinematografia - Palermo
  • - Palermo
  • 15 maggio 2013 (evento concluso)
  • 18:30
  • Ingresso libero fino ad esaurimento posti
  • Per ulteriori informazioni chiamare il numero 338.7723404

 

Dal 15 maggio al 3 luglio il Centro Sperimentale di Cinematografia (sede Sicilia) propone la rassegna: “Fuori Colonna”  - Concertazioni cinematografiche, cinerassegna di film con musiche dal vivo. Il primo evento mercoledì 15 maggio alle ore 18.30 (ingresso libero fino ad esaurimento posti). La direzione artistica è del musicista  Francesco Maria Martorana.
Una selezione ben ragionata di sei film, sei belle opere diverse, vengono proiettate su grande schermo.
Il sonoro, però, presenta una piacevole anomalia; la colonna sonora non è quella originale, voluta dal regista e composta perl’occasione, oltre che con slancio passionale, a volte con un’attenzione scientifica, magari relegando ad un preciso, volatile frame il bandolo di complicate matasse cinetiche: le musiche, stavolta, sono eseguite dal vivo.
E, forse, improvvisate, da musicisti professionisti.
 
Si parte mercoledì 15 maggio con il film “Salvatore Giuliano” di Francesco Rosi, con le musiche Fuori Colonna del cantastorie Paolo Zarcone; si prosegue mercoledì 29 maggio con “Dreaming Palermo”, il film documentario di Mario Bellone, con le musiche Fuori Colonna di Boris Vitrano Bossa Sicula Trio; poi ancora mercoledì 5 giugno ancora, “I tre giorni del condor” di Sidney Pollack, con le musiche Fuori Colonna di Orazio Maugeri; ancora, martedì 11 giugno, con  “Lo schermo a tre punte” di Giuseppe Tornatore con le musiche Fuori Colonna di Musiche dall’Isola, memorie strumentali siciliane, con Francesco Maria Martorana , chitarra e altre corde pizzicate.
Poi, mercoledì 26 giugno, con “Film d’amore e d’anarchia” di Lina Wertmüller, con le musiche Fuori Colonna di Tango Disìu, le musiche dei porti; infine, mercoledì 3 luglio con “L’uomo senza passato” di Aki Kaurismaki, con le musiche Fuori Colonna di Andalo Carrega. 
 
Perché “Fuori Colonna”?
Il musicista è un vero e proprio autore dell’opera cinematografica per la quale compone – e spesso dirige o esegue – la colonna sonora. Questi non agisce solo da  supporto: suoni e musiche conferiscono al film certe qualità talmente corpose e necessarie, profonde, seppur apparentemente impalpabili, che spingono il regista - autore primo dell’opera - a ricercarle e desiderarle ardentemente, a trovare con esse l’alchimia che spiani una via sicura alla veicolazione armoniosa del suo intento, di ciò che veramente vuol essere la sua opera, dal motivo originante al final cut.
Del resto, come nella vita il suono ci attraversa arbitrariamente ed in ogni momento, entra in noi senza chiedere il permesso di farlo e lascia i suoi segni emotivi su tanti piani del nostro essere e produrci, non poteva che essere così anche nelle complicate dinamiche della settima arte. La storia, la prassi e l’aneddotica del Cinema ci consegnano innumerevoli casi ed esempi in proposito; questa complessa arte e i contesti storici del suo fiorire, infine, sono oltremodo connaturati: non si può scartare la necessità di tradurre i più svariati input di una tumultuosa società contemporanea anche in preziose onde sonore.
Il vero cineasta sa bene cos’è la musica e ne coglie l’essenza come sa fare il vero poeta e il bravo pittore; sa che il regista può dare il suo vero taglio, ilmarchio orgoglioso di paternità del film, solo rivolgendosi ad un artista altro che si metta al suo servizio, il musicista, per domandargli di interpretare in musica il suo pensiero. E la richiesta, inoltre, spesso attiene alla manifestazione di fatti interiori, intimi.
Da qui lo spalancarsi di nuovi mondi immateriali sui fatti della narrazione, sul respirare del tempo che scorre o stagna, sul determinato inequivocabile tratto del carattere di un attore, di un’attrice, della differenza sostanziale che passa tra essi e tra i personaggi di cui si sono vestiti, in sostanza di ciò che di ogni attore, cosa, luogo, non si può dire con le “sole” immagini.
Con la musica, poi, da spettatori possiamo districarci fra la congerie di situazioni in cui anche una sola sequenza filmica può trascinarci: la colonna sonora rende chiare molte cose che, altrimenti, potrebbero non esserlo – la cinematografia è già, di per sé, vita trasfigurata! – e ci coinvolge, ci abbraccia nel fatto d’arte seppure siamo soltanto seduti davanti lo schermo e non dentro la scena, dentro ciò che vediamo accadere.
Per il raggiungimento del medesimo fine, nella musica che serve l’immagine possiamo trovare l’apologia del contrasto con le immagini girate o la sottolineatura delle stesse; è chiaro che c’è una resa delle cose troppo fine perché non sia propria dell’animo umano: è la summa delle latenze che rendono le immagini in movimento qualcosa di più.
Quando, allora, il film, l’opera d’arte compiuta, è arrivato a noi e ci è piaciuto, sappiamo per certo che è figlio di un percorso intriso dell’impegno profuso dai suoi lavoranti e del lavoro ben fatto in relazione a molteplici linguaggi ed a maestranze svariatissime, musicisti inclusi.
Potrebbe, perciò, apparire pretestuosa un’operazione come quella qui proposta: la proiezione di un film finito, completo, con nuove musiche giustapposte dal vivo;  potrebbe apparire inutile e banale: falso, e anche sbagliato!
Né inutile, né banale è questo momento in cui, grazie alla forza comunicativa di raffinati musicisti scienti della simbiosi del proprio lavoro con il linguaggio cinematografico, nasce un’avventura: il Centro Sperimentale di Cinematografia sede Sicilia, con gli incontri di Fuori Colonna, invita all’esperienza di un Cinema non pre-visto ma partecipato, non goduto soltanto come opera finita ma nel coinvolgimento di un’ideale sua nuova realizzazione.
La platea diviene parte del respiro collettivo dell’opera d’arte; quanto proiettato - sono film cult! - cambia magicamente volto mentre il musicista ne ridisegna le trame interiori essendo certamente al servizio delle immagini ma anche influenzato dal pubblico in sala in quanto si affida, qui, più alla sua sensibilità “sonora” e di improvvisatore che ad una minuziosa partitura.
Il rispetto per ogni opera filmica e per gli artisti che l’hanno realizzata è totale; magnetizzati dall’onda di questo incantato rispetto, qui avviene qualcos’altro, che è caldo e partecipativo e prende le mosse proprio da film che si sono molto amati: avviene qualcosa di vivo e condiviso.
E per il film non c’è una nuova veste, c’è un’altra veste; è un divertissement che crea spessore nella relazione fra lo schermo e il pubblico e lo fa con leggerezza: per il film, non un oltraggio ma un omaggio, un fuori programma, un “fuori colonna”.
                                                                                                                                                                                             Francesco Maria Martorana
 
 
Salvatore Giuliano è un film del 1962 di Francesco Rosi.
Il film è un'inchiesta sui fatti che hanno condotto alla morte del bandito siciliano Salvatore Giuliano, rinvenuto a Castelvetrano la mattina del 5 luglio 1950.
Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.
 
1950: a Castelvetrano viene trovato il corpo del noto bandito Salvatore Giuliano. Inizia un lungo flash-back in cui si ripercorrono i primi anni del dopoguerra in Sicilia, la nascita della richiesta di Indipendenza della Sicilia e le prime "imprese" di Giuliano, del cugino Gaspare Pisciotta e della loro banda criminale. Intanto Montelepre, paese natale di Giuliano, è sorvegliata dai reparti antibanditismo dei carabinieri per cercare di prendere lui e Pisciotta. I banditi però tornano a colpire: nel 1947 avviene la strage di Portella della Ginestra e poi la narrazione del film ritorna al ritrovamento del corpo di Salvatore Giuliano. Pisciotta viene arrestato, processato insieme ai suoi compari e condannato all'ergastolo. Durante l'udienza ricorda l'assassinio del cugino Giuliano che lui stesso ha ucciso. Dopo la condanna però è avvelenato in carcere.
 
Paolo Zarcone apprezzato cantastorie siciliano di nuova generazione, per Paolo Zarcone, bagherese, "l’approdo all’attività di “cantastorie” è quindi, più che una scelta predeterminata, l’esito di un processo quasi naturale, l’intersezione tra due esigenze: da una parte quella di Zarcone di esprimere il proprio messaggio in maniera immediata e accessibile a tutti, dall’altra quella delle persone di riappropriarsi di certe forme di comunicazione "arcaiche" riscoprendole sorprendentemente attuali. Le cantate sono uno straordinario veicolo per il trasporto di contenuti: l’effetto scenico del cantastorie con chitarra e cartellone, la spontaneità della lingua siciliana, la sagacia e l’ironia dei testi, la pateticità della recitazione e del canto a voce nuda, l’immediatezza delle scene dipinte, sono tutti elementi che rendono "leggera" la trasmissione di idee e di sentimenti".

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