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"Il racconto di una tartaruga e di un cono gelato" di Franco Carollo

Si parte dalla rappresentazione quasi scontata di una storia di degrado, poi - sulla scena di un violento quartiere dormitorio - irrompono una colta Regista alla ricerca di una location cinematografica ed un “Malato terminale”, per un saluto.

Con Maria Pia Giardelli (Narratore), Rosaria Pandolfo (Regista), Loredana Calaciura (Segret/ produz/), Anacreonte La Mantia (padre), Eufemia Arancio (Samanta, figlia), Grazia Amato (Debora, figlia), Anna Arancio (Natascia, nipote), Laura Scandura (Addivìna Vintùra), Rosa Gargano (Lina, barista), Marisè Gucciardi (Lucia, ausil/traff/), Rina Licata (“Regina”), Angelo Campoccia (Saro), Linda Mongelli, coreuta; Benedetto Basile, flauto traverso; Marina Siciliano, videomaker. Fra i musicisti: Lorena Scarlatta, mezzosoprano; Domenica Mastronardo, pianoforte; Antonia Pillitteri, flauto; Andrea Montalbano, violino; Pierpaolo Ortoleva, violoncello; Maria Ausilia Di Falco, pianoforte.

Il testo rappresenta una condizione da periferia urbana, dove si trovano mescolate sottocultura individuale e negligenza socio-amministrativa. In un percorso scenico che si snoda attraverso la visione di spaccati separati ed intercomunicanti. Certo non si offre allo spettatore alcun "lieto fine": non si chiude con le parole di un malato terminale, piuttosto con quel “vento di scirocco” che abbrutisce gli uomini costringendoli a vivere nel chiuso di un terribile guscio e li priva pure di quel minimo piacere di un cono gelato che - essendosi sciolto - li istituzionalizza come “quelli con il vestito sporco”.

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