"Ecce homo": personale di Alessandro Costagliola da Bobez
Alessandro Costagliola trasmette con le sue opere un'esplosione continua di emozioni. Le sue sculture rappresentano quei giochi di bambino che ognuno di noi ha fatto con allegria e spensieratezza. Nelle sue realizzazioni però, a giocare non sono i bambini bensì gli adulti, immortalati all'apice del ridicolo, e questa comicità è alla base del diletto dell'artista, che si diverte a plasmare scene di gioco facendole interpretare a degli adulti.
Lo spettatore, immedesimandosi nella scultura, riassapora quel senso goliardico e buffo, riportandolo indietro nel tempo a mezzo dell'esperienza. Così prendono forma: “pugni stretti”, “la presa”, “'nn ta' firi”, “a bomba”, “la rampa”. In Alessandro Costagliola la bellezza si fa promotrice dello sproporzionato e del non preciso, pur rimanendo legata, nella visione d'insieme, ai canoni classici. I suoi uomini sono sempre ritratti calvi, proprio a sottolineare la perfezione dell'uomo. Non si tratta però di una rappresentazione della perfezione anatomica, bensì di una bellezza pura e dinamica attraverso forme uniche nella continuità dello spazio.
Questo è sottolineato nella sua ultima scultura “la Carmen” dove fa ingresso, per la prima volta, una donna. Ispirandosi all'omonima opera, l'artista rende al massimo il personaggio un po' civettuola e un po' seducente nella voluttuosa Habanera. Costagliola appare continuamente proteso nel dare il senso dell'azione, criticando la scultura classica legata alla statica e alla posa. Nel suo lavoro ordine e forma sono presenti aldilà di una frontiera convenzionale che sembrava invalicabile, e questo vuol dire che apre la speranza ad un rapporto, meno distante e conflittuale, tra uomo e natura e tra età e gioco.
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