The mathematics of resonant bodies (prima parte)
La coreografia parte dal lavoro di John Luther Adams, una composizione di 70 minuti che consta di otto movimenti, nella quale si susseguono una serie di cambiamenti di ritmi, tessiture e toni. Ma è in realtà un lavoro costruito nel silenzio, che non solo si trova sotto il suono, ma che irrompe e si insinua attraverso tutto il lavoro. In questo spettacolo saranno presentate solo quattro sezioni del lavoro di Adams: burst, rumble, shimmer e roar.
I due danzatori (Benedetta Capanna e Stefano Fardelli) attraversano e sono attraversati da uno spazio musicale fatto di silenzio e di ritmi, di buio e di luce, come la vita. E questo cambio di tessiture diventa rappresentativo della continua trasformazione del mondo tangibile e della continua trasformazione dell’essere umano, e quindi del suo relazionarsi con l’altro. Nascono così delle danze, come danzano le emozioni e gli avvenimenti della vita, una incatenata all’altra, tangibili e illusorie. Ogni brano è solo apparentemente un episodio a sé stante, una piccola storia che risuona nello spazio e nei corpi dei danzatori, una piccola nascita e una piccola morte.
Ma come nello scorrere di un fiume, non c’è fine, ma partecipazione alla ciclicità della vita, la storia dell’universo. Due corpi, due vite, due anime, due cuori, che interagiscono e risuonano nella matematica del ritmo dell’esistenza, alla ricerca di assaporare quel silenzio che ne è la sorgente. In burst tutto è questione di pochi attimi, intensi e sottili. Il quotidiano rotto da un incontro casuale, ma inevitabile, lascia che per qualche istante due vite si intreccino, diventino intime, per poi separarsi con la stessa disinvoltura subito dopo. Con rumble si entra nella solitudine quotidiana, due solitudine parallele, due vite che pur lisciandosi non si incontrano mai, non si toccano e non si guardano. Due bottiglie che galleggiano nell’acqua. Non hanno un messaggio dentro sé, ma la vita.
Due piccoli mondi ovattati a confronto, due anime che si spezzano, frazionano, rotolano e corrono insieme ai loro ricordi, alle paure, ai disappunti stanche dei rumori e delle parole inutili. In shimmer la danza riporta all’unità ciò che sembrava separato. Una danza che riecheggia elementi sciamanici. Femminile e maschile si incontrano in un abbraccio, complementari l’una con l’altro. Due corpi collegati dai reni, organi simbolo della sessualità ma anche della sopravvivenza. Un incontro ancestrale che diventa poi consapevolezza in rumble dove c’è il semplice guardarsi negli occhi, riconoscersi specchio l’uno dell’altra.














