Paolo Ruffini racconta l'Alzheimer: il documentario "Perdutamente" al Rouge et Noir
Un'anteprima molto attesa finalmente arriva al Rouge et Noir martedì 15 febbraio alle ore 19.00: "Perdutamente" di Paolo Ruffini e Ivana Di Biase, un film documentario che indaga il pianeta Alzheimer, ragionando sulla relazione tra quanti ne sono colpiti direttamente e quanti lo vivono con totale coinvolgimento: le famiglie, i compagni, gli amici.
Durante la serata è prevista una tavola rotonda con gli interventi della dottoressa Laura Vernuccio, geriatra responsabile CDCD Geriatria, della dottoressa Fiorella Inzerillo, psicologa e psicoterapeuta responsabile del laboratorio di psicologia Clinica CDCD, di Gabriella Giannì, psicoterapeuta a indirizzo junghiano e di Gabriele Ajello, psicoterapeuta a indirizzo junghiano e direttore artistico del festival SorsiCorti.
Il centro narrativo del documentario non è la malattia, ma le emozioni e i sentimenti che legano i pazienti ai propri cari.
Attraverso le interviste si raccontano diverse storie d’amore, e soprattutto diverse dimensioni dell’amore: quello tra compagni di vita, tra genitori e figli, nonni e nipoti, tra fratelli e sorelle.
In questo viaggio, tra storie e sentimenti, mentre la memoria della realtà viene progressivamente sgretolata dalla malattia, resta invece la memoria emotiva che rappresenta l’unico legame che i pazienti conservano con la vita che li circonda.
Durante la serata è prevista una tavola rotonda con gli interventi della dottoressa Laura Vernuccio, geriatra responsabile CDCD Geriatria, della dottoressa Fiorella Inzerillo, psicologa e psicoterapeuta responsabile del laboratorio di psicologia Clinica CDCD, di Gabriella Giannì, psicoterapeuta a indirizzo junghiano e di Gabriele Ajello, psicoterapeuta a indirizzo junghiano e direttore artistico del festival SorsiCorti.
Il centro narrativo del documentario non è la malattia, ma le emozioni e i sentimenti che legano i pazienti ai propri cari.
Attraverso le interviste si raccontano diverse storie d’amore, e soprattutto diverse dimensioni dell’amore: quello tra compagni di vita, tra genitori e figli, nonni e nipoti, tra fratelli e sorelle.
In questo viaggio, tra storie e sentimenti, mentre la memoria della realtà viene progressivamente sgretolata dalla malattia, resta invece la memoria emotiva che rappresenta l’unico legame che i pazienti conservano con la vita che li circonda.














