Sangue sul collo del gatto
È uno dei testi meno rappresentati di Fassbinder, il grande drammaturgo e regista tedesco, prematuramente scomparso trent’anni fa. Oggi può leggersi come una metafora dell’imbarbarimento sociale e ideale, oltre che ideologico, caratteristiche queste dei nostri giorni.
Sangue sul collo del gatto, scritto nel 1968, viene riproposto dal regista Umberto Cantone che, pur rispettando il dettato di Fassbinder, sviluppa attraverso la scelta degli interpeti e l’ambientazione, alcuni motivi legati alla comtemporaneità.
Phoebe è una simpatica aliena che, arrivata sul pianeta terra, osserva stupefatta la vita quotidiana dei protagonisti della piece, attraverso i quali l’autore fa emergere un vero e proprio microcosmo della società moderna.
Phoebe inizia a imitarne i loro comportamenti, registrando a memoria gesti, parole e atteggiamenti. Ed è attraverso questa meccanicità che l’aliena ci mostra/dimostra le vite corrose dei personaggi, con i loro nonsense, le loro contraddizioni e perdite di valori.
Lo smarrimento dell'aliena è lo stesso di chi oggi conserva la lucidità, la serenità di giudizio di fronte al progressivo scivolamento nell'abisso di un'esistenza svuotata di senso.














