Telemachia Ulyssage 3
Ulysses è una commedia. Un percorso in cui spesso si inciampa, cadendo fragorosamente a terra, come succede a un cameriere con una pila di piatti sporchi. Una storiella di una giornata e l’epopea di due razze (Israele-Irlanda), la definì Joyce, scoraggiando tutti i cercatori di simboli. La mancanza di umorismo di Stephen Dedalus, che non è riuscito per orgoglio e ribellione anti-gesuitica a inginocchiarsi al capezzale della madre morente, il suo enorme senso di colpa pari a quello di assassino, la sua eccessiva avversione del mondo, a volte lo rendono ridicolo.
La sua immensa serietà alla fine suscita un sorriso e molta tenerezza. Per non parlare di Bloom, già lui stesso dotato di umorismo e ridicolo nelle sue goffaggini. Semmai lui è tragico, perché tutto intorno a lui è violento e inumano, a cominciare dalla persecuzione di cui è vittima in un’Irlanda già anti-semita e razzista. Il vero spirito voluto da Joyce. Simpatia (empatia) e incongruenze come sostituti di pietà e terrore.














