Tra arte contemporanea e scienza a Palermo: la mostra che spiega l'estinzione in botanica
Donata Lazzarini, strobilo di Woodii tra le mani
Si intitola "Il giorno in cui Woodii si svegliò femmina" la nuova mostra allestita all'Orto Botanico di Palermo e realizzata nell'ambito del progetto "Celibi. Storia di una migrazione botanica", sostenuto dall’avviso pubblico PAC2025 - Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e commissionato da Unipa Heritage Sistema Museale dell’Università degli Studi di Palermo.
La mostra si inaugura venerdì 8 maggio e rimane visitabile fino al 20 ottobre 2026. All'inaugurazione seguono - sabato 9 e domenica 10 maggio - dei laboratori educativi all’Orto Botanico di Palermo dal titolo "Seminudi", condotti da Caterina Strafalaci, co-fondatrice del progetto "Radici. Piccolo Museo della Natura".
Curato da Maria Rosa Sossai, il progetto nasce con l’intento di rendere visibili le conseguenze del depauperamento della biodiversità, attraverso i linguaggi dell’arte, della ricerca scientifica e dell’educazione, prendendo in esame l'estinzione dell’esemplare femminile di una particolare specie botanica appartenente alle cicadi: l’Encephalartos woodii.
La cicade fu scoperta nel 1895 nella foresta di Ngoye nel Kwazulu-Natal in Sud Africa dal botanico inglese John Medley Wood da cui deriva il nome scientifico della pianta E.woodii. Poiché furono rinvenuti soltanto esemplari maschi, lo sradicamento di questi individui ha determinato nel 1916 l’estinzione in natura della specie minacciandone l'esistenza e rendendola una delle più rare piante al mondo.
Quelle stesse piante estratte allo stato selvatico sono state collocate in alcuni orti botanici e utilizzate per la produzione di ibridi, uno dei quali - denominato Encephalartos woodii × natalensis - è ospitato nell’Orto Botanico di Palermo e costituisce la specie più prossima all’originaria pianta sudafricana. Mentre, alcuni esemplari presenti in altri orti botanici sono stati trafugati per essere venduti ai collezionisti nel mercato illegale.
A partire da questo caso studio, il progetto si sviluppa come un dispositivo narrativo e visivo capace di intrecciare arte, scienza e filosofia, proponendo una riflessione critica sulle trasformazioni della biodiversità e sulle possibilità – reali e immaginarie – di riscriverne il destino.
Per l’Orto Botanico dell’Università degli Studi di Palermo, il più ricco d'Italia e tra i primi in Europa con la sua eccellente collezione scientifica composta da oltre 12.000 specie di piante viventi su circa 10 ettari Donata Lazzarini realizza un intervento site specific che si sviluppa a partire dall’immaginazione della possibile esistenza dello strobilo femminile della pianta – l’infiorescenza che ne determina il sesso – attraverso la creazione di forme ibride ottenute dall’elaborazione digitale di illustrazioni botaniche e sculture antiche, realizzate tramite tecniche di modellazione e stampa 3D.
L’opera si compone di una serie di dieci sculture in ceramica e porcellana bianca, inserite in dialogo con la collezione dell’Herbarium custodita nelle teche storiche all’ingresso dell’Orto Botanico di Palermo.
A queste si affianca un intervento sulle superfici vetrate della serra delle Cactacee: tre vetrofanie riproducono mappe che restituiscono gli esiti delle ricerche condotte durante le residenze artistiche e affrontano tre nuclei tematici principali: la ricostruzione storica della migrazione della pianta; la sterilità maschile e il tema del celibato, in dialogo con l’opera "La sposa messa a nudo dai suoi stessi celibi" di Marcel Duchamp; il cambio di sesso in botanica, sia attraverso pratiche di ibridazione sia tramite tecnologie di ingegneria genetica, attualmente oggetto di studio della ricerca scientifica.
Completa il progetto un manifesto - che rimanda ad approfondimenti tramite QR code - dedicato alla tema della de-estinzione botanica, o revivalismo della specie:, un processo che, grazie alle biotecnologie, mira a riportare in vita organismi estinti, nonostante l’ecosistema si sia ormai adattato alla loro assenza.
La mostra si inaugura venerdì 8 maggio e rimane visitabile fino al 20 ottobre 2026. All'inaugurazione seguono - sabato 9 e domenica 10 maggio - dei laboratori educativi all’Orto Botanico di Palermo dal titolo "Seminudi", condotti da Caterina Strafalaci, co-fondatrice del progetto "Radici. Piccolo Museo della Natura".
Curato da Maria Rosa Sossai, il progetto nasce con l’intento di rendere visibili le conseguenze del depauperamento della biodiversità, attraverso i linguaggi dell’arte, della ricerca scientifica e dell’educazione, prendendo in esame l'estinzione dell’esemplare femminile di una particolare specie botanica appartenente alle cicadi: l’Encephalartos woodii.
La cicade fu scoperta nel 1895 nella foresta di Ngoye nel Kwazulu-Natal in Sud Africa dal botanico inglese John Medley Wood da cui deriva il nome scientifico della pianta E.woodii. Poiché furono rinvenuti soltanto esemplari maschi, lo sradicamento di questi individui ha determinato nel 1916 l’estinzione in natura della specie minacciandone l'esistenza e rendendola una delle più rare piante al mondo.
Quelle stesse piante estratte allo stato selvatico sono state collocate in alcuni orti botanici e utilizzate per la produzione di ibridi, uno dei quali - denominato Encephalartos woodii × natalensis - è ospitato nell’Orto Botanico di Palermo e costituisce la specie più prossima all’originaria pianta sudafricana. Mentre, alcuni esemplari presenti in altri orti botanici sono stati trafugati per essere venduti ai collezionisti nel mercato illegale.
A partire da questo caso studio, il progetto si sviluppa come un dispositivo narrativo e visivo capace di intrecciare arte, scienza e filosofia, proponendo una riflessione critica sulle trasformazioni della biodiversità e sulle possibilità – reali e immaginarie – di riscriverne il destino.
Per l’Orto Botanico dell’Università degli Studi di Palermo, il più ricco d'Italia e tra i primi in Europa con la sua eccellente collezione scientifica composta da oltre 12.000 specie di piante viventi su circa 10 ettari Donata Lazzarini realizza un intervento site specific che si sviluppa a partire dall’immaginazione della possibile esistenza dello strobilo femminile della pianta – l’infiorescenza che ne determina il sesso – attraverso la creazione di forme ibride ottenute dall’elaborazione digitale di illustrazioni botaniche e sculture antiche, realizzate tramite tecniche di modellazione e stampa 3D.
L’opera si compone di una serie di dieci sculture in ceramica e porcellana bianca, inserite in dialogo con la collezione dell’Herbarium custodita nelle teche storiche all’ingresso dell’Orto Botanico di Palermo.
A queste si affianca un intervento sulle superfici vetrate della serra delle Cactacee: tre vetrofanie riproducono mappe che restituiscono gli esiti delle ricerche condotte durante le residenze artistiche e affrontano tre nuclei tematici principali: la ricostruzione storica della migrazione della pianta; la sterilità maschile e il tema del celibato, in dialogo con l’opera "La sposa messa a nudo dai suoi stessi celibi" di Marcel Duchamp; il cambio di sesso in botanica, sia attraverso pratiche di ibridazione sia tramite tecnologie di ingegneria genetica, attualmente oggetto di studio della ricerca scientifica.
Completa il progetto un manifesto - che rimanda ad approfondimenti tramite QR code - dedicato alla tema della de-estinzione botanica, o revivalismo della specie:, un processo che, grazie alle biotecnologie, mira a riportare in vita organismi estinti, nonostante l’ecosistema si sia ormai adattato alla loro assenza.
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