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A Palermo si fanno le processioni grazie agli spagnoli di 400 anni fa: la "Semana Santa"

Siamo nel 2019 eppure, ancora oggi, anche orgogliosamente, le Confraternite sono fertili e piene di vigore, soprattutto quelle della settimana santa: come nasce tutto ciò?

Gianluca Pipitò
Ricercatore storico e dell'Arte
  • 5 aprile 2019

La Cappella della Soledad (in piazza della Vittoria, 12)

Tra qualche settimana inizieranno gli antichi riti della Settimana Santa a Palermo in cui si incarna l’idea della rinascita della natura e dell’uomo, manifestata attraverso la religiosa rappresentazione della morte e resurrezione del Christus vincit.

Palermo dal lunedì al venerdì santo si prepara alla Pasqua sia sotto il profilo religioso che culinario e nei vari quartieri impregnati di antica storia, nel giorno della morte del Cristo, il venerdì santo, usciranno dalle chiese, custodi di una immutata sacralità, le processioni penitenziali dell’Addolorata e del Cristo morto sotto i vari titoli di maestranze ed ordini sociali oramai arenati nei secoli di un passato glorioso.

Siamo nel 2019 eppure, ancora oggi e sottolineerei orgogliosamente, le Confraternite sono fertili e piene di vigore, soprattutto quelle della settimana santa.

Sono passati più di 400 anni da quando dall’Andalusia, esattamente dalla ciudad de Valdepeñas, vennero a Palermo i Padri Trinitari Scalzi, così detti dopo la riforma di San Giovanni Battista della Concezione (1561-1613), ed istituirono il primo convento al Borgo nella Chiesa di Santa Lucia (punto di snodo tra il mare e la campagna) il quale, per la verità, risultò per i Padri un po’ angusto e lontano dal centro amministrativo e politico della Città.

Queste “sante” lamentele non furono prese sottogamba, anche perché il governo era Spagnolo, e nel 1589 arrivò la Chiesa di San Demetrio (del Regio Palazzo) di culto Greco in cui si stabilirono “nell’ultima cappella a sinistra” e dove, nel 1590, fondarono "La congregazione di Nostra Signora de la Soledad”; ovviamente tale organizzazione non poteva esimersi dal realizzare la processione del Venerdì alla “Spagnola” cioè con i flagellanti e penitenti che seguivano in corteo, pregando e lamentandosi, l’Addolorata (opera proveniente dalla Spagna) ed il Cristo morto (sostituito con una opera del Quattrocchi).

Dopo aver dato una linea storica agli argomenti, non mi resta che discutere sulla sostanza di essi: Andalusia e Sicilia, due Regioni – Stato che hanno tutto in comune, persino la settimana santa, persino l’attuale planimetria della Cappella della Soledad (di proprietà Spagnola e che si è fortunatamente salvata dai bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale ad opera degli americani) rispecchia quelle attuali delle chiese confraternali Andaluse.

Inoltre, dalla lettura storica delle due regioni, vorrei far notare una cosa fondamentale: la nascita delle confraternite si sviluppa e germoglia sui territori occupati precedentemente dai “musulmani” (vedi il sufismo), ipotesi suggestiva è vero, ma che sta dando molti riscontri.

Ebbene, dopo questa breve divagazione storico-filosofica, da quell’anno in Palermo si sviluppò una vera e propria “devozione” verso i riti “misterici e mistici” della settimana santa, dove l’immagine a cui si fa maggior riferimento è l’Addolorata.

Nella struttura della famiglia siciliana che è, a prescindere gli stereotipi tradizionali che gratuitamente ci assegnano, di tipo matriarcale, la figura materna è l’essenza stessa della dolcezza, dell’amore e punto di riferimento della vita di ogni uomo, ed è evidente la trasposizione di tali sentimenti verso l’Addolorata.

Tale affermazione lo si può notare nella esasperata cura ed amore che i confrati danno all’immagine ed al culto di Maria Addolorata e nella parola, carica di un potente significato intrinseco, “A Bedda Matri”.

Vi invito a far un giro per le vie del centro di Palermo, lasciate la macchina a riposare e girate per le processioni, rimarrete impressionati per la cura ed il grande coraggio di questi Confrati.

Per sapere di più sulle diverse processioni consulta il calendario eventi di Balarm.

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