A Palermo tra nobiltà e cemento: in un libro gli anni del Sacco e delle guerre di mafia
C'è Pirandello ne "Il Principe è a casa" dello scrittore e studioso Alessio Arena. Un testo per il teatro che racconta un personaggio sui generis ma anche un pezzo di storia
Lo scrittore e studioso Alessio Arena
A darsi una risposta ci prova Alessio Arena – palermitano, classe ’96, scrittore, studioso di discipline dello spettacolo e docente all’università di Verona – nel suo ultimo testo per il teatro, "Il principe è in casa", edito da Bulzoni, accompagnato dalla prefazione del regista teatrale Stefano Piacenti e impreziosito dai bozzetti di Mattia Pirandello, discendente diretto di un altro, talentuoso Pirandello, e autore di una sezione del libro intitolata "Gli scavi domestici", che dialoga direttamente con il testo, raccontando, con un gioco tutto suo (che in molti si saranno divertiti a fare con i pavimenti delle vecchie case) la dimora nobiliare in cui è arroccato il principe.
Prima de “Il principe è in casa”, Arena ha pubblicato altri undici libri, divisi fra volumi di poesia, un libro-intervista con Elisa Iacovo, tre monografie sul teatro di Dario Fo e Franca Rame e un altro testo per il teatro, "La vena verde", prodotto dal Teatro Biondo di Palermo, liberamente ispirato alla storia della moglie di Luigi Pirandello, Antonella Portolano, con Mascia Musy nei panni della protagonista. Insomma: di teatro, Arena ne mastica.
«“Il principe è in casa” – dice lo scrittore – è il monologo che fa l’ultimo esponente di una famiglia aristocratica palermitana, alla fine dei suoi giorni, raccontando la storia d’amore con la sua casa. La sua storia personale, i suoi ricordi, i suoi rimorsi, i suoi rimpianti, s’incrociano tutti con la sua percezione della storia di Palermo. Il presente narrativo è oggi, la sua giovinezza affonda nel secondo Novecento, al tempo del sacco di Palermo. È un monologo totalmente introspettivo, in cui Ruggero (questo il nome del principe, ndr.), senza mai abbandonare la sua casa, racconta il suo mondo, da un punto di vista totalmente parziale. Dall’altra parte c’è il mondo in cui non ha mai avuto il coraggio di buttarsi, le cose che racconta sono sempre riportate tramite altri, c’è la storia di Palermo, con il sacco, le guerre di mafia, ma tutto parte da lui, da una sua percezione delle cose.
È l’ultimo esponente di una classe sociale non consapevole di quello che è accaduto, che non ha avuto il coraggio di uscire dalla gabbia dorata che gli ha fatto da figlia, da amante, da madre. Ha un rapporto controverso con la casa che custodisce e lo custodisce, che lui ama e che ora è costretto a lasciare perché il figlio vorrebbe portarlo in una casa di riposo e vendere la casa in cui abita il padre. È una storia che, come scrivo, finisce nel peggiore dei modi: con la realtà».
C’è un momento del monologo in cui Ruggero, il decaduto principe protagonista, dice senza mezzi termini che la casa era la sua amante, «mi pareva di concepire un figlio ogni notte con Lei». Quella che Arena vuole raccontare è una vera e propria storia d’amore, «una storia di un amore possibile, una storia di un amore che è sui generis, però volevo che fosse anche una storia vera, più vera della realtà, proprio nel suo essere strana, anomala, la storia d’amore fra un uomo e la sua casa, che può insegnarci di noi molto di più di una storia tradizionale.
Ci mostra le nostre contraddizioni, la nostra paura di agire, di rischiare, di vivere, in una parola. Volevo creare un personaggio, come ho tentato di fare con “La vena verde” che non è reale, ma volevo fosse vero nelle sue fragilità, nelle sue imperfezioni. Volevo che il testo fosse un inno alla vita, che comunque cerca di trovare degli spiragli di luce anche quando tutto sembra oscuro, decadente, annoiato. Anche quando il disincanto entra nelle nostre vite si possono trovare sempre degli spiragli su mondi altri, e io racconto di un uomo che per evadere è rimasto dentro. Per certi aspetti è sbagliato, per altri… chissà. Magari troverà una valutazione diversa negli occhi del pubblico. Chi siamo noi per giudicare qual è una vita felice e quale non lo è?».
Un testo, quello di Arena, che naturalmente si presta tantissimo al palcoscenico teatrale. Ma non solo. «Per il momento sto portando il testo in giro come libro, ma se dovesse arrivare una proposta per un adattamento io sono disponibile, consapevole del fatto che una cosa è il testo, un’altra lo spettacolo, se necessario ci allontaneremo dalle mie ipotesi di messinscena. L’ultima parola, in quel caso, è sempre del regista. Se qualcuno poi decidesse di adattare questo testo per il cinema sarei molto sorpreso. E felicissimo».
Il tema raccontato nel volume è pura materia pirandelliana, ma del resto, quando si tirano in ballo immaginazione, frammentazione dell’identità e deflagrazione dei punti di vista cosa non lo è? «C’è sicuramente tanto Pirandello, qualcuno – dice Arena – nelle recensioni ha cercato dei contatti con l’Ibsen di “Casa di bambola”. Son autori a cui devo molto, che studio e che ho studiato, però non so quanto, consciamente, mi abbiano influenzato.
Sento un grande debito verso il teatro del Novecento e verso gli autori che hanno saputo indagare più approfonditamente la psiche umana, il tema dell’Io. Pirandello è senza dubbio il collegamento più facile, ma in fase di stesura non ho avuto un vero e proprio modello. A me capita che i personaggi mi arrivino, a un certo punto, me li ritrovo in casa e sento il bisogno di dar loro corpo, voce. Nella scrittura uso un metodo che mi porto dalla poesia, un altro genere su cui lavoro molto, in cui è basilare essere istintivi ma molto attenti alle parole scelte, al loro suono. Rileggo il testo quasi ossessivamente, per dare una forma per me perfetta – compiuta, anzi. Perché perfetta non lo sarà mai – di quel personaggio che mi sono ritrovato in casa. Parto molto dall’idea, però sicuramente il riferimento a Pirandello emerge spesso. Ma anche “Locus desperatus” di Michele Mari».
|
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
|










Seguici su Facebook
Seguici su Instagram
Iscriviti al canale TikTok
Iscriviti al canale Whatsapp
Iscriviti al canale Telegram




