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Al Festino il nuovo carro di Cucinella vi stupirà: "Rompe la tradizione ma la rosa c'è"

L'intervista all'archistar che quest'anno firma il carro di Santa Rosalia. Custodisce il progetto quasi come un segreto ma ci svela qualcosa in anteprima

Federica Dolce
Giornalista, avvocato e scrittrice
  • 20 maggio 2026

L'architetto Mario Cucinella

Ogni anno Palermo affida al Festino di Santa Rosalia qualcosa che va oltre la celebrazione religiosa: il bisogno di riconoscersi, di ritrovarsi comunità, di raccontarsi attraverso simboli che appartengono alla memoria collettiva della città. In questo racconto il carro trionfale occupa un posto speciale perché non è soltanto una macchina scenografica ma è l’immagine stessa di un’identità che si rinnova davanti agli occhi dei palermitani.

Ecco che così la città di Palermo smette di essere soltanto una città e diventa un corpo unico, una voce collettiva che si stringe attorno alla sua Santa. Il Festino di Santa Rosalia non è solo una celebrazione religiosa o uno spettacolo popolare: è il racconto di un’identità che ogni anno si rinnova. E il carro trionfale, simbolo visibile di questa appartenenza, ne è il cuore pulsante.

Quest’anno a immaginarlo è stato Mario Cucinella, architetto di fama internazionale che insieme a Odd Agency e CoopCulture, con la direzione artistica di Luca Pintacuda, ha scelto di affrontare il Festino non come una semplice esercitazione estetica, ma come una riflessione contemporanea sul senso stesso della devozione e della comunità. Sin dalle prime parole, Cucinella lascia intendere che quello che vedremo il 14 luglio sarà qualcosa di diverso. Leggi qui l'articolo sui carri iconici del Festino nella storia.

L'archistar non svela troppo, custodisce il progetto quasi come un segreto da proteggere fino all’ultimo, ma lascia trapelare un’idea precisa: il nuovo carro nasce dalla necessità di rileggere Santa Rosalia attraverso il presente. Introducendo il tema dell’ispirazione che ha guidato il progetto, l’architetto racconta, infatti, come il riferimento storico alla peste sia diventato una chiave per parlare delle fragilità contemporanee. «Questo è top secret», scherza inizialmente, per poi spiegare il senso profondo del lavoro.

«È un gruppo di lavoro ampio dove io ho fatto solo una piccola parte, che è quella del carro. Però questa devozione ha questa storia della Santa legata alla liberazione della peste - continua Cucinella che a Balarm svela a cosa si è ispirato -. Quel mondo che conosciamo bene forse oggi può essere letto in una chiave moderna. Potrebbe essere che abbiamo bisogno, così come ci siamo salvati dalla peste, di qualcuno che ci aiuti a salvarci dal deperire di questo pianeta dal punto di vista ambientale, che forse è la parte più contemporanea di una necessaria devozione».

Una devozione che, secondo Cucinella, oggi non può più essere soltanto individuale o spirituale, ma deve trasformarsi in responsabilità collettiva. «La devozione di oggi non è solo quella verso un soggetto, ma è proprio l’impegno da parte di tutti nell’affrontare un tema che riguarda la collettività».

Il Festino, dunque, come rito antico ma anche come specchio del presente. E il carro, in questa visione, non sarà semplicemente una macchina scenografica, ma un simbolo capace di parlare alla città con un linguaggio nuovo. Nel raccontare il rapporto tra tradizione e innovazione, Cucinella ammette apertamente la volontà di rompere alcuni codici visivi del passato. «Sì, è una rottura sicuro - afferma -. Forse è anche il tempo maturo di raccontare visivamente una storia diversa, sempre con una radice profondamente legata alla sua storia. Parliamo di un carro contemporaneo, ma non sicuramente non legato alla sua storia». Non una cancellazione del passato, quindi, ma una sua reinterpretazione.

Palermo resta il centro emotivo di tutto il progetto. La sua memoria popolare, il suo immaginario, la sua spiritualità continuano a vivere, ma attraverso forme nuove che possano parlare anche alle giovani generazioni. Quando gli si chiede come abbia trasformato la figura di Santa Rosalia - sospesa tra fede, mito e identità collettiva - in simboli contemporanei, Cucinella sceglie ancora il mistero. «Vediamo il 14 luglio», dice sorridendo. Però aggiunge qualche indizio importante: «Le forme escono dallo schema classico di quello che è stato negli ultimi anni, che sono state rappresentazioni molto iconiche e tradizionali. Oggi forse il tema va reinterpretato alla luce degli eventi del nostro tempo. Non credo che sia solo una rievocazione storica, ma un messaggio che la città lancia a se stessa, all’appartenenza, all’identità».

E in quelle parole emerge probabilmente il cuore dell’intero Festino 2026: non soltanto ricordare il miracolo della liberazione dalla peste, ma interrogarsi su cosa significhi oggi essere comunità. «L’appartenenza, l’identità, sono tanti valori», sottolinea l’architetto. «Credo che sia maturo il tempo di rivedere questa rappresentazione attraverso un’immagine diversa». Anche sui materiali utilizzati mantiene il massimo riserbo. Nessun dettaglio tecnico quindi, ma quando gli viene chiesto almeno se ci saranno ancora le rose, simbolo irrinunciabile della Santuzza, la risposta arriva immediata e rassicurante: «La rosa è irrinunciabile».

Più che sul carro in sé, però, Cucinella insiste sul significato collettivo dell’intera manifestazione. Per lui il Festino è soprattutto una grande narrazione condivisa, un percorso che attraversa Palermo e la sua anima. «Il tema più importante non è solo il carro, ma tutta la manifestazione. È proprio l’appartenenza: quella di essere parte di una cultura. Questa cultura è parte della città e tu sei parte di questa cultura e della città».

E ancora: «Questo elemento collettivo è la rappresentazione della comunità. È la rappresentazione della città di Palermo, dei cittadini di Palermo e di quelli che si sentono palermitani». Dietro la costruzione del nuovo carro, dunque, non c’è soltanto una sfida artistica o spettacolare. «La complessità più grande è stata trovare una narrativa comune capace di unire tutti gli elementi del Festino: Palazzo dei Normanni, la Cattedrale, il percorso verso il mare, la folla, la memoria, la fede. La narrativa è molto più ampia. ll carro è soltanto un simbolo, un veicolo di un percorso che è ricco di eventi molto importanti», spiega Cucinella.

Forse è proprio questa la vera attesa che accompagna le celebrazioni per la Santuzza di quest’anno: capire in che modo Palermo vedrà riflessa se stessa dentro quel carro ancora segreto. Una città antica e contemporanea insieme, fragile e potentissima, capace ancora di riconoscersi in un grido collettivo che attraversa generazioni.

A noi palermitani non resta che dire: Viva Palermo. Viva Santa Rosalia.
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