Francesca Maccani, dalla Sicilia al Trentino: "Scrivere dell'Isola mi ha riportata a casa"
Dopo aver ambientato i suoi libri nell'Isola, terra adottiva, la scrittrice ci porta "lungo i sentieri che si snodano tra le case e i campi". L'intervista all'autrice
La scrittrice Francesca Maccani
“Nel bosco, quando arrivano quelli di Bondone, il mondo cambia. Il silenzio della montagna lascia il passo ai suoni pesanti, il ferro che morde il legno, i rami a terra che scricchiolano sotto il peso degli scarponi, il vento che pare sempre voler dire la sua, anche se non hai l’agio di starlo a sentire". (Francesca Maccani, Il tuo nome nel bosco). Con il suo nuovo romanzo "Il tuo nome nel bosco" Francesca Maccani riscopre le proprie radici e racconta un Trentino intimo e attraversato dalla memoria, segnando una svolta significativa nel suo percorso narrativo.
Dopo aver ambientato i suoi precedenti romanzi in Sicilia - terra adottiva narrata con sguardo lucido e pacificato - la scrittrice ci porta «lungo i sentieri che si snodano tra le case e i campi» fino a Bondone, piccolo paese di montagna, sospeso tra boschi fitti, silenzi profondi e segreti nascosti. Siamo nel 1961, in un contesto segnato dalle tensioni del confine altoatesino, dove la memoria della guerra è ancora viva e il lavoro dei carbonai scandisce la quotidianità, e dove l’arrivo di una giovane forestiera, Adele, finirà per destabilizzare gli equilibri di una comunità di per sè chiusa e diffidente.
Abbiamo incontrato l’autrice per parlare di ritorni, luoghi dell’anima e scrittura. Il suo ultimo romanzo è una narrazione intensa, che ricostruisce con immagini vivide e palpitanti ambienti e personaggi. Una storia capace di rapire ed emozionare; eppure il punto di partenza della sua esperienza letteraria è stato - fino a poco tempo fa - scrivere della Sicilia. «Il mio punto di partenza è stato proprio scrivere della Sicilia, la terra che mi ha accolto e di cui mi sono innamorata - dice Francesca Maccani - perché avevo bisogno di raccontare con uno sguardo esterno, obiettivo, lucido; solo dopo quindici anni sono riuscita a trovare la distanza giusta e ho sentito il bisogno di tornare lì dove sono nata».
Un percorso letterario che ha trasformato dunque la nostalgia in consapevolezza: «È proprio grazie al percorso che ho intrapreso se sono riuscita a scrivere anche della mia terra. È stato come chiudere finalmente un cerchio». Un ritorno che ha richiesto molto tempo: «All’inizio non ce l’avrei fatta - racconta -. C’era uno struggimento troppo forte… volevo solo tornare. Oggi invece la mia è una malinconia più dolce: la mia vita è in Sicilia, ma il Trentino è casa, sono le mie radici». Nei tuoi libri “i luoghi” sembrano avere una voce. «La mia storia ha origine sempre da un luogo: che diventa poi il protagonista, il vero personaggio del racconto. Penso alla manifattura dei tabacchi nel romanzo. Le donne dell’Acquasanta ad esempio. A Lipari e al mare nel mio libro Agata del vento… e in quest’ultimo volume il bosco e la montagna diventano proprio il nucleo fondante intorno al quale ho costruito la narrazione.
In questo romanzo poi il bosco assume veramente un ruolo centrale: è immobile, eterno e osserva tutto. È il palcoscenico su cui si muovono i protagonisti della mia storia». Il bosco, però, non è solo un luogo naturale: nella letteratura è archetipo, è simbolo. Il bosco è custode di memorie, di segreti, di qualcosa che avviene nell’ombra. Ti incute un senso di rispetto perché ti sovrasta; ha una sacralità profonda, sprigiona un’energia fortissima. I personaggi cambiano proprio attraversandolo».
La lingua nei tuoi libri: nei romanzi precedenti usavi spesso il siciliano; più diretto, più spontaneo in certe situazioni. Qui invece? «Ho creato un dialetto rivisitato un po’ "alla Camilleri". Il mio dialetto originale sarebbe stato incomprensibile, quindi l’ho adattato per renderlo accessibile a tutti». La lingua come ponte, dunque. La scrittrice ha scelto un doppio registro stilistico e spiega: «La seconda linea narrativa, ambientata tra gli anni ’20 e ’40, durante il Ventennio, è volutamente più classica, più austera. Volevo restituire il tono di quell’epoca».
Il mestiere dello scrittore: il panorama editoriale di oggi è sempre più affollato, ma spesso non regna anche un po’ d’improvvisazione? Francesca Maccani rivendica con forza la serietà del mestiere di scrivere. «Non esiste improvvisazione: ogni romanzo nasce da un lungo processo di stesura e revisione, spesso sviluppato tra impegni familiari e professionali». È un lavoro impegnativo, richiede concentrazione, esercizio costante, disciplina.
«Significa lavorare continuamente sul testo: scrivi, riscrivi, aggiusta, modifica, cesella. Scrivere un libro non equivale a comporre di getto, solo perché sei colto dall’ispirazione del momento». Fondamentale è per Francesca Maccani anche il rapporto con la sua editor, con cui lavora in stretta collaborazione da 6 anni ormai. La scrittura nasce da un’altra passione antica. «Ho sempre letto tanti, tantissimi libri, la scrittura poi è arrivata quasi naturalmente. È sempre stato il mio canale comunicativo privilegiato scrivere, anche se non immaginavo di riuscire a pubblicare 3 romanzi con Rizzoli».
Hai rituali particolari quando scrivi? Isabel Allende per esempio ogni anno l’8 gennaio comincia la stesura di un nuovo romanzo. «Nessun rito scaramantico, anche se mi piacerebbe averne. Scrivo soprattutto la sera e di notte, per forza di cose, perchè tra il mio lavoro di insegnante e avendo tre figli è il momento in cui riesco a concentrarmi davvero. La fatica più grande per me è la fase della stesura: perché mi vengono mille dubbi, perché i personaggi prendono strade che decidono loro… . Parti con un’idea e poi cambia tutto… . Questo romanzo ad esempio doveva essere al maschile, invece sono emerse tre figure femminili fortissime».
Non vogliamo svelare di più. Lasciamo ai lettori il piacere di leggere "Il tuo nome nel bosco", scoprendo pagina dopo pagina l’amore autentico e profondo di Francesca Maccani per il Trentino, un regno affascinante di monti e boschi, capace di custodire misteri e silenzi; perché, come ricorda l’autrice, «ogni cosa ha radici. Soprattutto i segreti».
Dopo aver ambientato i suoi precedenti romanzi in Sicilia - terra adottiva narrata con sguardo lucido e pacificato - la scrittrice ci porta «lungo i sentieri che si snodano tra le case e i campi» fino a Bondone, piccolo paese di montagna, sospeso tra boschi fitti, silenzi profondi e segreti nascosti. Siamo nel 1961, in un contesto segnato dalle tensioni del confine altoatesino, dove la memoria della guerra è ancora viva e il lavoro dei carbonai scandisce la quotidianità, e dove l’arrivo di una giovane forestiera, Adele, finirà per destabilizzare gli equilibri di una comunità di per sè chiusa e diffidente.
Abbiamo incontrato l’autrice per parlare di ritorni, luoghi dell’anima e scrittura. Il suo ultimo romanzo è una narrazione intensa, che ricostruisce con immagini vivide e palpitanti ambienti e personaggi. Una storia capace di rapire ed emozionare; eppure il punto di partenza della sua esperienza letteraria è stato - fino a poco tempo fa - scrivere della Sicilia. «Il mio punto di partenza è stato proprio scrivere della Sicilia, la terra che mi ha accolto e di cui mi sono innamorata - dice Francesca Maccani - perché avevo bisogno di raccontare con uno sguardo esterno, obiettivo, lucido; solo dopo quindici anni sono riuscita a trovare la distanza giusta e ho sentito il bisogno di tornare lì dove sono nata».
Un percorso letterario che ha trasformato dunque la nostalgia in consapevolezza: «È proprio grazie al percorso che ho intrapreso se sono riuscita a scrivere anche della mia terra. È stato come chiudere finalmente un cerchio». Un ritorno che ha richiesto molto tempo: «All’inizio non ce l’avrei fatta - racconta -. C’era uno struggimento troppo forte… volevo solo tornare. Oggi invece la mia è una malinconia più dolce: la mia vita è in Sicilia, ma il Trentino è casa, sono le mie radici». Nei tuoi libri “i luoghi” sembrano avere una voce. «La mia storia ha origine sempre da un luogo: che diventa poi il protagonista, il vero personaggio del racconto. Penso alla manifattura dei tabacchi nel romanzo. Le donne dell’Acquasanta ad esempio. A Lipari e al mare nel mio libro Agata del vento… e in quest’ultimo volume il bosco e la montagna diventano proprio il nucleo fondante intorno al quale ho costruito la narrazione.
In questo romanzo poi il bosco assume veramente un ruolo centrale: è immobile, eterno e osserva tutto. È il palcoscenico su cui si muovono i protagonisti della mia storia». Il bosco, però, non è solo un luogo naturale: nella letteratura è archetipo, è simbolo. Il bosco è custode di memorie, di segreti, di qualcosa che avviene nell’ombra. Ti incute un senso di rispetto perché ti sovrasta; ha una sacralità profonda, sprigiona un’energia fortissima. I personaggi cambiano proprio attraversandolo».
La lingua nei tuoi libri: nei romanzi precedenti usavi spesso il siciliano; più diretto, più spontaneo in certe situazioni. Qui invece? «Ho creato un dialetto rivisitato un po’ "alla Camilleri". Il mio dialetto originale sarebbe stato incomprensibile, quindi l’ho adattato per renderlo accessibile a tutti». La lingua come ponte, dunque. La scrittrice ha scelto un doppio registro stilistico e spiega: «La seconda linea narrativa, ambientata tra gli anni ’20 e ’40, durante il Ventennio, è volutamente più classica, più austera. Volevo restituire il tono di quell’epoca».
Il mestiere dello scrittore: il panorama editoriale di oggi è sempre più affollato, ma spesso non regna anche un po’ d’improvvisazione? Francesca Maccani rivendica con forza la serietà del mestiere di scrivere. «Non esiste improvvisazione: ogni romanzo nasce da un lungo processo di stesura e revisione, spesso sviluppato tra impegni familiari e professionali». È un lavoro impegnativo, richiede concentrazione, esercizio costante, disciplina.
«Significa lavorare continuamente sul testo: scrivi, riscrivi, aggiusta, modifica, cesella. Scrivere un libro non equivale a comporre di getto, solo perché sei colto dall’ispirazione del momento». Fondamentale è per Francesca Maccani anche il rapporto con la sua editor, con cui lavora in stretta collaborazione da 6 anni ormai. La scrittura nasce da un’altra passione antica. «Ho sempre letto tanti, tantissimi libri, la scrittura poi è arrivata quasi naturalmente. È sempre stato il mio canale comunicativo privilegiato scrivere, anche se non immaginavo di riuscire a pubblicare 3 romanzi con Rizzoli».
Hai rituali particolari quando scrivi? Isabel Allende per esempio ogni anno l’8 gennaio comincia la stesura di un nuovo romanzo. «Nessun rito scaramantico, anche se mi piacerebbe averne. Scrivo soprattutto la sera e di notte, per forza di cose, perchè tra il mio lavoro di insegnante e avendo tre figli è il momento in cui riesco a concentrarmi davvero. La fatica più grande per me è la fase della stesura: perché mi vengono mille dubbi, perché i personaggi prendono strade che decidono loro… . Parti con un’idea e poi cambia tutto… . Questo romanzo ad esempio doveva essere al maschile, invece sono emerse tre figure femminili fortissime».
Non vogliamo svelare di più. Lasciamo ai lettori il piacere di leggere "Il tuo nome nel bosco", scoprendo pagina dopo pagina l’amore autentico e profondo di Francesca Maccani per il Trentino, un regno affascinante di monti e boschi, capace di custodire misteri e silenzi; perché, come ricorda l’autrice, «ogni cosa ha radici. Soprattutto i segreti».
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