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Una siciliana in vegan tour a Ginevra: costa più di una colazione da Tiffany

Una ciotola di ramen costa quanto una cena palermitana completa: la cronaca di un "vegan tour" in giro per Ginevra a cura della food blogger Chiara Chiaramonte

Chiara Chiaramonte
Imprenditrice, esperta di cucina vegetariana e blogger
  • 25 gennaio 2018

Qualche mese fa, insieme ad un’amica decido di visitare Ginevra. Ammetto che sono stata spinta dal biglietto aereo a un prezzo basso in aggiunta all’idea di visitare una città mai visitata prima.

Ginevra mi è apparsa parecchio tranquilla come città. Poca gente in giro, niente traffico, tutto in ordine. Qui vi racconterò della mia esperienza a tavola da vegetariana e non vi nascondo che non è stato difficilissimo, ma neanche facile eh!

Il centro di Ginevra non è molto esteso, e noi in un paio di giorni ci siamo mosse per tutto il tempo a piedi. Al centro di Ginevra non mi è mai capitato di vedere un ristorante con l’insegna che parlasse di cibo vegetariano.

A ogni modo, la nostra scelta per motivi anche economici, ci ha portato a fare scelte etniche in modo da poter essere soddisfatte entrambe (io vegetariana, la mia amica onnivora).

Il primo pranzo lo consumiamo da Parfums de Beyruth, un ristorante libanese su rue de Berne, non distante dalla stazione dove ho potuto gustare un piatto misto con hummus di ceci, involtini in foglie di vite, felafel, insalata fresca, una crema con del cetriolo servito al tavolo anche con il tipico pane arabo.

Il posto è tipico per consumatori di passaggio, un po’ “freddino”, scarno e alla buona. Inutile dirvi che ci è costato come una cena completa nella migliore pizzeria di Palermo.

Cerchiamo su internet informazioni sul miglior ramen di Ginevra (faceva freddo e avevamo voglia di una zuppa che non ci costasse come un diamante).

Dalle ricerche viene fuori Yuki gori. Il posto è molto piccolo e già pieno anche se sono le 19 e non accettano prenotazioni, quindi ci sediamo al locale accanto che si chiama Cafè Gavroche, su boulevard james: non grandissimo, con atmosfera davvero calda e informale, arredo in legno, candele sui tavoli, carino, bella musica.

Dalle ordinazioni degli altri vediamo che c’è anche una cucina, ma noi resistiamo e facciamo un aperitivo. Io provo un calice di vino rosso locale, un gamaret de Geneve. Niente male. Il prezzo per noi un po’ alto, ho capito essere nella media.

Eccoci quindi da Yuki Gori per il nostro ramen. L’offerta è davvero vasta: ci sono delle zuppe di base a cui si può aggiungere ciò che si vuole e si possono scegliere vari condimenti. Come scrivevo prima, il locale è piccolino, può ospitare circa 20 coperti ma in tavoli anche condivisi, tutti molti vicini gli uni agli altri.

Fuori dal locale c’è una fila continua di gente che aspetta, ma il servizio è abbastanza veloce quindi il ricambio è anche rapido. C’è anche un piccolo spazio esterno che ovviamente in inverno non è utilizzabile. Il bagno è microscopico e appiccicato alla microscopica cucina di circa 2-3 mq Mi chiedo ancora come facciano a preparare tutte quelle bontà in così poco spazio.

Per un piatto di ramen ed un bicchiere di vino il prezzo è quello che pagheremmo a Palermo in una buona trattoria per un pranzo completo della domenica.

Il secondo giorno io e la mia amica decidiamo di fare un colpaccio e di comprare qualcosa da mangiare per il pranzo al supermercato e risparmiare.

Così entriamo in un punto Coop incastonata su rue du Marché tra una gioielleria e l’altra, e prendiamo io insalata, hummus, un passato di carote e miele, lei un panino con l’hamburger già confezionato, delle crocchette di pollo ed arrivate alla cassa scopriamo che abbiamo speso quanto avremmo speso sedute al ristorante! Niente, non c’è verso.

Nel pomeriggio, sperando di usufruire della connessione ad internet gratuita ed anche che i prezzi siano allineati con gli altri punti vendita del mondo, ci convinciamo ad entrare da Starbucks per un caffè e scopriamo che anche qui bisogna piegarsi al costo della vita della città: un espresso 4,60 euro, un caffè americano 5,90. Almeno siamo al calduccio e possiamo collegarci ad internet.

L’ultima sera puntiamo ancora sul ramen e ce ne andiamo da Ukiyo su Place de Grenus. si tratta di un noodle bar piccino, carino, in cui ad accoglierci c’è un tipo con la faccia ed i vestiti da maggiordomo, mentre tutto il resto del contesto è orientale e abbastanza informale. Ci sono sia dei tavoli bassi, sempre molti vicini tra loro e c’è anche un bancone con sgabelli alti davanti all’ingresso.

Al piano di sotto c’è una saletta dove si entra scalzi e ci si siete nei tavolini bassi, proprio in atmosfera e stile japan (almeno nel nostro immaginario). Se mai dovessero chiedervi se volete il bavaglino, dite di sì. :-)

Anche qui, ormai non siamo più stupite, la nostra ciotola di ramen costa quanto una cena completa al ristorante a Palermo, ma per fortuna è l’ultima sera e ci ridiamo sù.

Le considerazioni finali dopo questa breve e costosa esperienza svizzera sono state che ci sono più gioiellerie che ristoranti o musei a Ginevra. Ed è più facile comprare da Tiffany che bere un buon caffè che anche qui è un’utopia.

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