CRONACA

Divieto di balneazione in un'area di Mondello, è scontro: cosa dicono le analisi

Secondo gli ultimi campionamenti, le acque sarebbero inquinate in un tratto. È stato adottato il provvedimento con urgenza dal Comune. Cosa sappiamo

Balarm
La redazione
  • Pubblicato il
    28 agosto 2026

Mondello

Dietrofront, a Mondello scatta il divieto di balneazione temporanea nell'area di 50 metri attorno al Charleston. Secondo gli ultimi campionamenti e l'ordinanza, nelle acque è stata rinvenuta la presenza di Enterococchi Intestinali ed è stato infatti adottato il provvedimento con urgenza dal Comune di Palermo per salvaguardare la salute pubblica.

Avevamo già affrontato il caso in seguito alla denuncia del deputato regionale e leader di Controcorrente Ismaele La Vardera che aveva affrontato il caso di uno "scarico sospetto", ma secondo le recenti analisi i valori delle acque erano nella norma.

Ma facciamo un passo indietro: la vicenda nasce le prime settimane di agosto, quando alcuni bagnanti notano dell’acqua fuoriuscire dalla struttura e riversarsi direttamente in mare. Filmano quanto sta accadendo e inviano le immagini a La Vardera. Viene quindi prelevato un campione del liquido e affidato, secondo quanto riferisce il deputato, a un laboratorio accreditato.

Le analisi commissionate privatamente avrebbero rilevato una presenza di Escherichia coli pari a 1.000 UFC ogni 100 millilitri. È proprio questo dato a spingere La Vardera a inviare una segnalazione alle istituzioni e agli enti competenti: sindaco di Palermo, presidente della Regione, Arpa, Asp, assessorato regionale al Territorio e Ambiente e Guardia di finanza.

Le parole dell'assessore Ferrandellli

Sembrava che il problema si fosse risolto, ma ieri (27 agosto) è scattato il divieto di balneazione dopo nuove analisi: «Di fronte agli esiti dei campionamenti - dice l'assessore all'igiene e sanità pubblica Fabrizio Ferrandelli - abbiamo ritenuto doveroso intervenire immediatamente, in raccordo con il sindaco, adottando tutte le misure necessarie a tutela dei nostri concittadini.

È una decisione che dimostra la costante attenzione che l'amministrazione comunale sta ponendo al monitoraggio del territorio e alla qualità delle acque. Non ci siamo limitati a richiedere ulteriori e continui campionamenti ma, una volta ricevuti i report e acquisiti gli elementi necessari, siamo intervenuti in maniera tempestiva, imparziale e oggettiva, attivando tutti gli strumenti a nostra disposizione per la salvaguardia della salute pubblica».

Parallelamente, l'assessore ha attivato il comando della polizia municipale e Amap per reiterare interventi congiunti di controllo del territorio nell'area interessata, con l'obiettivo di verificare l'eventuale presenza di discariche abusive, scarichi o altre criticità ambientali e contribuire all'individuazione delle possibili cause che hanno determinato le anomalie rilevate nei campionamenti.

«Vogliamo comprendere fino in fondo l'origine delle criticità - conclude Ferrandelli - e per farlo abbiamo disposto un rafforzamento delle verifiche sul territorio, coinvolgendo tutti i soggetti competenti. Saremo sempre dalla parte della trasparenza e della vigilanza attiva: monitoreremo costantemente la situazione e saremo pronti ad adottare ogni ulteriore provvedimento che si rendesse necessario per tutelare la salute pubblica e la sicurezza dei nostri concittadini».

Cosa dice Ismaele La Vardera

Non tarda ad arrivare la replica di Ismaele La Vardera: «Una situazione surreale, il Comune emana l’ordinanza e poi non c’è nessuno a farla rispettare. Neanche l’Amat che avrebbe dovuto mettere i cartelli per il divieto di balneazione era presente. Io sono andato immediatamente a Mondello e la gente faceva tranquillamente il bagno nell’acqua contaminata. Ho dovuto farle uscire io uno per uno assieme alla nostra consigliera Giulia Argiroffi. Esponenti del Comune si sono fatti vivi solo 1 ora e mezza dopo. Una situazione surreale considerato che si tratta della salute dei cittadini».

Ieri sono stati posti in tarda sera dal personale dell'Amat i cartelli che indicano il divieto di balneazione in un tratto della spiaggia di Mondello, nella zona dello stabilimento Charleston.

La replica dell'Italo Belga

Sulla vicenda interviene anche la Mondello Immobiliare Italo Belga, che gestisce lo stabilimento balneare e che, pur assicurando il rispetto del divieto temporaneo, precisa alcuni aspetti relativi ai campionamenti: «La Mondello Immobiliare Italo Belga prende atto dell’ordinanza del Comune di Palermo, che dispone un divieto temporaneo di balneazione limitato a un tratto circoscritto. Quello del 26 agosto è il primo dei cinque campionamenti effettuati nel corso del mese di agosto a registrare uno sforamento: tutti i precedenti sono risultati nei limiti.

L’ordinanza indica inoltre con chiarezza che nei due punti interessati il superamento riguarda gli Enterococchi intestinali, non l’Escherichia coli. Quest’ultima viene rilevata, insieme agli enterococchi, in un distinto punto di campionamento, “211 Ovest sbocco Ferro di Cavallo – Locamare”, distante dallo Stabilimento e già sottoposto a divieto permanente di balneazione.

Provvedimenti temporanei di divieto per singoli tratti del litorale di Mondello sono già stati adottati in passato e successivamente revocati dopo il rientro dei parametri nei limiti. In un golfo caratterizzato, nel periodo estivo, da un’elevata affluenza e da un limitato ricambio delle acque, singole rilevazioni devono essere valutate sulla base dei successivi campionamenti.

La tutela della salute dei bagnanti viene prima di ogni altra considerazione: già da domattina la Società informerà puntualmente i propri utenti del divieto, nel tratto interessato fino alla sua revoca da parte delle autorità competenti.

La Società ricorda infine che gli accertamenti effettuati dall’Asp a partire dal 13 agosto e nelle successive verifiche, a seguito delle precedenti segnalazioni, avevano verificato il corretto convogliamento dei reflui dello Stabilimento nella fognatura comunale, anche mediante verifiche con traccianti.

Allo stato, nessun atto riconduce l’anomalia rilevata il 26 agosto agli scarichi dello Stabilimento. Appare pertanto del tutto infondato presentare tale rilevazione come una conferma delle precedenti contestazioni rivolte alla Società. La Mondello Immobiliare Italo Belga rispettando il divieto temporaneo come sempre, si adeguerà alle disposizioni delle autorità competenti, nell’interesse della salute pubblica e di una corretta informazione».

Charleston

Dopo le notizie diffuse nelle ultime ore sul divieto temporaneo, Casa Charleston lancia la sua replica: «Il Ristorante Charleston non si trova a Mondello e non opera all’interno dell’Antico Stabilimento Balneare dal 2010, ormai da sedici anni.

Il provvedimento e le vicende di cronaca a esso collegate riguardano esclusivamente un’area di Mondello e non hanno alcun rapporto con il Ristorante Charleston, che ha oggi la propria unica sede nel centro di Palermo, in Piazzetta Salvatore Fausto Flaccovio 6/8, a pochi passi dal Teatro Massimo.

Casa Charleston comprende che il frequente utilizzo del nome derivi dal legame storico che per oltre quarant’anni ha unito il ristorante allo Stabilimento. A sedici anni dalla conclusione di quell’esperienza, tuttavia, continuare a utilizzare “Charleston” come riferimento geografico genera un’associazione impropria con una realtà imprenditoriale tuttora esistente e operante in un altro luogo.

Anche la generica espressione “ex Charleston” non è corretta: Charleston è un marchio registrato ed è un’attività presente nel panorama della ristorazione italiana. Il suo nome non può pertanto essere trattato come una denominazione geografica generica né utilizzato per identificare un’area, un immobile o attività che non hanno alcun collegamento con il ristorante.

L’equivoco non riguarda soltanto alcuni titoli giornalistici. È alimentato anche da comunicazioni istituzionali, portali turistici, piattaforme digitali, profili social e recensioni riferite a luoghi o fatti completamente estranei a Casa Charleston. Questa continua sovrapposizione produce un vero e proprio inquinamento reputazionale del brand, con ripercussioni concrete sul lavoro svolto ogni giorno dalla proprietà e da tutta la squadra.

La storia del Charleston, inoltre, supera i confini cittadini. Fondato nel 1967, è stato il primo ristorante in Sicilia e nel Sud Italia a conquistare due stelle Michelin, entrando nella storia della ristorazione nazionale. Per quasi sessant’anni il suo nome ha accompagnato l’evoluzione dell’ospitalità e della cultura gastronomica italiana, accogliendo personalità del mondo della cultura, delle istituzioni, del cinema e dello spettacolo.

Proprio questa dimensione nazionale amplifica le conseguenze di ogni associazione inesatta. Una notizia pubblicata localmente viene oggi ripresa dai motori di ricerca, dalle piattaforme turistiche e dai social network, raggiungendo in pochi minuti un pubblico molto più ampio e consolidando informazioni errate difficili da correggere nel tempo.

Da due anni il Charleston è tornato nel cuore di Palermo, vicino ai luoghi in cui la sua storia ebbe inizio. Oggi Casa Charleston riunisce, in un unico indirizzo, due esperienze di ospitalità: il Charleston by Giovanni Solofra, ristorante fine dining di 26 coperti guidato dagli chef Giovanni Solofra e Roberta Merolli e inserito nella Guida Michelin, e il Charleston Café«.

«Stiamo costruendo questo nuovo percorso con grande impegno, investimenti e sacrifici, con l’obiettivo di riportare il Charleston ai livelli di eccellenza che appartengono alla sua storia e a quella di Palermo», dichiara Gianfranco Anello, titolare del Ristorante Charleston.

«Una realtà che opera nell’alta ristorazione fonda buona parte delle proprie possibilità di successo sulla fiducia e sulla reputazione. Vedere il nostro nome ripetutamente associato a vicende che non ci riguardano produce confusione e incide concretamente sul lavoro che portiamo avanti ogni giorno insieme alla nostra squadra.

Non intendiamo mettere in discussione il diritto e il dovere di informare su quanto accade a Mondello», prosegue Anello -. Chiediamo semplicemente che questa informazione sia accompagnata dalla necessaria precisione. Il nostro ristorante non si trova a Mondello, non vi opera dal 2010 e non ha alcun collegamento con le attività presenti all’interno dell’Antico Stabilimento Balneare. La nostra unica sede è nel centro di Palermo, in Piazzetta Salvatore Fausto Flaccovio 6/8”.

Casa Charleston chiede pertanto a istituzioni, amministrazioni, uffici stampa, redazioni, operatori turistici, piattaforme digitali e autori di contenuti social di indicare l’edificio e l’area in questione esclusivamente con la denominazione “Antico Stabilimento Balneare di Mondello”, evitando sia l’utilizzo del nome Charleston sia la formula “ex Charleston”.

La richiesta non nasce dalla volontà di alimentare una polemica, ma dall’esigenza di proteggere una storia imprenditoriale e gastronomica che appartiene a Palermo e che, per il valore assunto nel panorama nazionale, merita di essere raccontata con esattezza».
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