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Giovane, capace e imprenditore digitale: se aprire una start up basta per restare in Sicilia

Un talento all'ombra dell'Etna. Il suo ingegno ha dato vita a una realtà nell'Isola che ad oggi esporta tecnologia made in Sicily in 45 Paesi. Ora ha scritto una guida

Federica Piazza
Content specialist, copywriter, storyteller
  • 6 agosto 2022

Giancarlo Sciuto

Il mirabolante ingegno dei siciliani è cosa più che nota. Nel 2016 all’ombra di mamma Etna, un giovane catanese ha un’idea.

In un mondo in cui il digitale è sempre più concreto creare uno strumento che permetta di realizzare analisi approfondite dello stato di salute di un sito, una delle migliori vetrine oggi a disposizione dalle aziende per farsi conoscere online, ma utile anche per sviluppare una keyword research (ricerca per parole chiave ndr) efficace.

Da questa idea di Giancarlo Sciuto nasce SEO Tester Online, una realtà tutta siciliana che ad oggi esporta tecnologia made in Sicily in 45 paesi nel mondo.

Nasce a Catania nel 1991, alle pendici dell’Etna. La famiglia gestiva un piccolo business e così sin da adolescente ha iniziato a masticare le questioni, i conflitti e le difficoltà, ma anche l’adrenalina e le soddisfazioni che caratterizzano il fare impresa.

A 20 anni, durante gli studi in Economia Aziendale, entra in contatto con il mondo delle start up, dell’innovazione e delle tecnologie digitali, rimanendone folgorato.
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«Da quel momento questi temi sono diventati una costante nelle mie giornate e nel mio percorso professionale, così come le tematiche della strategia, del business e del marketing.

Dopo l’università ho lavorato nel reparto digital di uno dei franchising più importanti dell'hair care in Italia con sede proprio a Catania dove ricoprivo il ruolo di Social Media and Content Manager.

Nel 2016 insieme al mio socio Vittorio Urzì ho co-fondato SEO Tester Online, in cui ricopro da allora la carica di CMO. Con la nostra start up ogni anno aiutiamo centinaia di migliaia di persone ad analizzare, ottimizzare e monitorare i propri siti web.

Abbiamo raccolto oltre 300.000 euro di investimenti, generato più di 5 milioni di analisi SEO, ed esportato tecnologia made in Sicily in 45 paesi nel mondo.

Se fossi partito per l’estero qualche anno fa, probabilmente tutto questo non sarebbe mai accaduto».

Dopo la laurea triennale, e un primo progetto di startup fallito, Giancarlo decide di partire e viene ammesso al corso in Management of Innovation and Business Development della CBS, Copenaghen Business School, una delle scuole di business più importanti in Europa.

A causa di alcuni problemi finanziari è stato costretto a malincuore a rinunciare a quel posto. «Non è stato facile perché mi ero molto impegnato ed avevo cercato fondi e finanziamenti per poter partire davvero ovunque. È così, forse a causa del destino, sono rimasto in Sicilia, ma con il senno del poi, non me ne pento».

Da Catania, Giancarlo e il suo socio fondano la start up e come è facile immaginare, è stato tutt’altro che semplice. «Partiamo da un presupposto: se fare impresa in Italia è particolarmente difficile e fare startup è un’impresa, fare startup al Sud è un’impresa da eroi.

Le difficoltà sono varie: oltre alla burocrazia, persino più lenta di quanto non ci si possa aspettare nel resto d’Italia, e la mobilità legata esclusivamente al trasporto aereo non sempre agile o conveniente, la vera differenza la fa l’ecosistema e le possibilità di creare un network di valore per la propria start up.

Un’amara consolazione è però data dal fatto che non si tratta di un problema esclusivamente della Sicilia, ma della maggior parte delle città del Sud ed anche di buona parte del resto d’Italia, ad esclusione dei centri di Business più attivi come Milano, Roma, Torino, Bologna.

Se però c’è la volontà di spostarsi e il business non è molto dipendente dalla localizzazione geografica, allora questi aspetti possono pure essere superati senza troppe rinunce».

Si narra sempre delle magnificenze degli startupper, dei loro grandi successi, dei fondi raccolti da capogiro, di exit da urlo, di unicorni e arcobaleni, ma nessuno racconta mai i retroscena e le difficoltà che comporta mettere in moto un’azienda e soprattutto tenerla in piedi.

Nessuno che ti dica la verità sugli innumerevoli fallimenti, sul panico, sul dover rendere conto a banche e finanziatori per finanziamenti da capogiro e non avere nulla di concreto da mostrare, tranne Giancarlo, che di recente ha scritto un manuale tanto onesto quanto intimo che potremmo definire di introduzione al fare start up Una Valley di lacrime.

Nel volume condivide con gli aspiranti startupper le gioie, ma soprattutto i dolori di intraprendere un progetto come questo.

«Ci vuole pazienza, tanta, e perseveranza, nonostante possa sembrare che tutto remi contro i propri progetti. Ad oggi sono contento della scelta che ho fatto, oltre al fatto che Il nostro Team è composto interamente da talenti Siciliani e siamo molto orgogliosi di questo, perché aziende come la nostra nel territorio sono il controcanto alla narrativa del “parto per Milano alla ricerca di opportunità».

Le startup danno davvero posti di lavoro, spesso molto più velocemente delle aziende tradizionali e a profili mediamente più giovani, facendoli crescere enormemente e generando valore economico e sociale per il territorio.

Quello che ho avuto modo di notare confrontandomi con altre realtà sul territorio è che in Sicilia c’è una concezione a tratti anacronistica del fare business.

Le aziende dovrebbero pensare alla propria vision e al proprio team come un valore. Spesso chi inizia a lavorare per una start up lo fa perché ne condivide i valori, il progetto e gli aspetti più intimi, ancora prima che per aspetti economici o di comodo, mentre ciò che trattiene i talenti, a parità di condizioni, è il clima che si crea all’interno del gruppo. In questo le startup hanno dei grandi vantaggi: l’appiattimento della catena di comando, la trasparenza, la velocità di esecuzione, la condivisione delle informazioni etc.

Tutti aspetti dai quali le aziende tradizionali dovrebbero imparare ad attingere per diventare più attrattive. In Sicilia abbiamo agricoltura, arte, cultura, turismo, solo per citare davvero gli aspetti più banali, ma anche quelli più caratteristici e distintivi. La nostra isola è il nostro vantaggio competitivo, il cardine della nostra Unique Selling Proposition.

Per quanto possano essere bravi nel resto del mondo, non avranno mai i Pupi Siciliani, il Pistacchio di Bronte, o le Isole Eolie. Tutto questo è un patrimonio unico, inimitabile ed inestimabile sul quale la tecnologia può costruire universi inimmaginabili.

Probabilmente l’inventore del prossimo social network di successo potrebbe non essere siciliano, ma magari l’inventore del software di logistica più venduto al mondo nel settore agrumicolo sì. L’innovazione non passa solo dal metaverso e dall’intelligenza artificiale.

Nonostante l’azienda di Giancarlo operi in Sicilia le realtà come la sua devono fare i conti con uno status quo che tende a schiacciare o, ancora peggio, fagocitare queste oasi di innovazione - sociale, culturale, di pensiero, ancora più che di innovazione tecnologica.

«Questa linea di pensiero è sfiancante e purtroppo sappiamo bene che alla lunga porta i talenti siciliani a valutare, se non a scegliere, di gettare la spugna, arrivando a porsi domande terribili come “Ma vale davvero la pena battersi così tanto? Cambierà mai tutto questo?”.

La risposta non la conosciamo, ma per adesso noi siamo qui, e come noi tanti altri, a combattere per provarci, perché facciamo startup e con i progetti impossibili ci andiamo a nozze.

Alcuni tra amici e conoscenti stanno tornando, o quanto meno stanno provando a farlo.

Io dico tornate solo se avete davvero fegato, perché non troverete ancora la maggior parte di ciò che non avevate quando siete partiti.

Nessuno vi biasimerà nel caso in cui non ve la sentiate, ma se deciderete davvero di tornare, nonostante tutto, allora sarete più che benvenuti, perché significa che volete davvero che le cose cambino e volete portare in questa terra quello che di buono avete raccolto in giro per il mondo.

A quel punto fatevi sentire, entriamo in contatto, perché giochiamo nella stessa squadra».
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