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I segreti del "promontorio più bello del mondo": monte Pellegrino e il suo laghetto

Sono tante le meraviglie oltre al famoso Santuario e tra quelle naturalistiche non si può non citare il Gorgo di Santa Rosalia: un incantevole piccolo stagno "abitato"

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 10 gennaio 2019

Monte Pellegrino, il "promontorio più bello del mondo", come lo definì Johann Wolfgang von Goethe nel suo famoso diario "Viaggio in Italia", contiene tante meraviglie oltre al famoso Santuario dedicato a Santa Rosalia.

E forse parecchie ancora da scoprire. Tra quelle naturalistiche, oggi mi piace ricordare il "Gorgo di Santa Rosalia".

Ecco di cosa si tratta. A circa un paio di centinaia di metri dal Santuario esiste un piccolo stagno, esattamente nell'area in cui si tutela l'habitat della Riserva naturale orientata di Monte Pellegrino (istituita nel 1996 a difesa della biodiversità).

Ha un diametro di circa 20 metri ed attualmente viene alimentato dalle piogge d'autunno mentre risulta prosciugato nelle stagioni calde.

Una volta invece era possibilmente anche l'acqua che fuoriusciva dalla grotta di Santa Rosalia a contribuire alla sua alimentazione.

Il gorgo, in cui vivono molteplici specie di alghe, insetti e crostacei, possiede una particolarità. È l'unico habitat acquatico nel quale riescono a riprodursi due specie a rischio di estinzione: il Rospo verde siciliano (Bufo Siculus) e il Discoglosso dipinto (Discoglossus pictus).

In pratica il gorgo è annoverato, come rilevante e particolare ecosistema acquatico, fra gli "Stagni Temporanei Permanenti" perchè (a differenza dei comuni stagni permanenti) l'alternarsi di una stagione acquatica ed una terrestre consente agli organismi qui presenti di sopravvivere.

Fu scoperto per la sua importanza nel 1958 dal professore di ecologia dell'università di Yale George Evelyn Hutchinson che era alla ricerca di una peculiare specie di Corixa, un insetto acquatico.

Sorprendentemente, non soltanto la trovò, ma ne individuò un'altra similare. In teoria due specie simili non potrebbero vivere nello stesso ambiente, poichè una prevarrebbe sull'altra determinandone l'estinzione.

Mentre queste due specie di insetto qui coabitavano tranquillamente. Al rientro, il professore pubblicò nel 1959 un famoso articolo: "Omaggio a S. Rosalia, o perchè esistono così tante specie di animali?" sulla rivista "The American naturalist", in occasione del centenario della pubblicazione dell'Origine della specie di Darwin.

Da allora, per gli ecologi e i naturalisti che giungono ancora da ogni parte del mondo per visitare il gorgo, il nome di Santa Rosalia è rappresentativo del tema di biodiversità.

Ed in molti dei loro laboratori di ricerca si trovano immagini della Santuzza acquistati presso il Santuario come una sorta di protezione per il loro lavoro.

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