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Il Coronavirus come l'11/9: lascerà una traccia ma ci sono alcune strade per ripartire

Superato il virus, dovremo affrontare una crisi economica molto forte. Si parla già di migliaia di posti di lavoro persi in Sicilia: ma ci sono soluzioni percorribili

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 11 marzo 2020

L’infezione del Coronavirus lascerà probabilmente tracce indelebili nei nostri comportamenti, un po’ come avvenuto con l’11 settembre.

Io credo sia anche l’occasione per rivedere i nostri modelli di vita e di comportamento. Tutti i medici concordano infatti sulla circostanza che il virus aggredisca soprattutto organismi deboli, e che molte nostri abitudini alimentari e di comportamento (fumo, sedentarietà) possano contribuire a rendere i nostri organismi permeabili al virus o comunque poco reattivi a contrastarlo.

Superata la crisi, dovremo affrontare una crisi economica molto forte. Si parla già di migliaia di posti di lavoro persi in Sicilia, mentre la stagione estiva sembrerebbe compromessa irrimediabilmente. Non discuto sulla necessità di procedere con prudenza ed attivare tutti i sistemi di controllo necessari al caso, seguendo le indicazioni degli organismi preposti.

Il virus si combatte con la prudenza, ma anche rivedendo i modelli di vita e, paradossalmente, non vivendo in stato di paura, che a detta dei medici rende più permeabile il sistema immunitario alle malattie.



Io ho una proposta per il governo regionale ed in generale per le amministrazioni locali, ovvero quella di avviare una campagna per dare risalto a quegli elementi che caratterizzano positivamente la Sicilia, in particolare i territori meno frequentati e più "incontaminati", e la forte solarità, risaltandoli come fattori di contrasto alla diffusione del virus.

L’occasione è quella di promuovere il turismo interno, soprattutto quello individuale e delle famiglie nell’entroterra, nei piccoli borghi, nelle aree rurali meno frequentate e più isolate. Camminare all’aria aperta, allontanarsi dalle città, rivedere i nostri modelli di socialità e convivialità, magari a ritmi più lenti, naturali e sani è un buon modo per rispondere creativamente alla crisi, e sfruttare l’occasione che il virus ci dà per cambiare prospettive sul mondo e sulla nostra terra, ma anche per avviare una narrazione nuova della Sicilia, terra di cultura e di mare, ma anche luogo naturale e rurale.

Azioni in questa direzione avrebbero, inoltre, il duplice vantaggio di sostenere l’industria turistica e dell’intrattenimento, la prima pesantemente travolta dalla crisi, e sostenere le aree interne. In seconda battuta potremmo utilizzarle, rimandando sui media e sui social, le immagini di queste attività, facendone una condivisa campagna di ottimismo e solarità, dando così avvio ad una narrazione rassicurante e sana della Sicilia; cominciando da subito (e nel marketing, si sa, chi inizia prima è più avvantaggiato) la campagna di riabilitazione sanitaria che l’Italia in primis e la Sicilia in seconda battuta saranno obbligate a fare alla fine della crisi, per recuperare sul fronte delle disdette turistiche e dell’affidabilità sanitaria del nostro territorio.

Immagino azioni volte a promuovere le aree dell’interno, dei Monti Sicani, delle Madonie, dei Nebrodi, ed ancora i tanti borghi rurali dell’ennese, i piccoli borghi marinari della costa. Una azione di promozione volta a narrare la Sicilia del piccolo, del familiare, della genuinità dei cibi e della integrità dell’ambiente. Tutti elementi che sono evidentemente nella direzione di contrasto al virus.

Abbiamo fatto trionfare la narrazione della paura e dell'insicurezza. Attiviamo quanto di prudenziale è necessario, ma parimenti rispondiamo creativamente alla crisi rimandando una immagine di ottimismo e di solarità, di cui il mondo in generale ha bisogno, e di cui noi come “isola del sole” possiamo essere i giusti vettori.

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