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Il giudice Borsellino lo sapeva e tre giorni prima chiese di confessarsi: 1992-2022

"Andò incontro alla morte serenamente con una lucidità spaventosa" dice in questa intervista il giudice Antonino Caponnetto che amò Falcone e Borsellino come fossero figli

Balarm
La redazione
  • 19 luglio 2022

"Andò incontro alla morte serenamente con una lucidità spaventosa". Così dice del giudice Borsellino, Antonino Caponnetto in questa intervista.

Fu una delle persone che li "amò" di più probabilmente. Il giudice Caponnetto era legato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino come fossero dei figli, dei fratelli. Lavorò con loro fino alla fine e la loro morte lo devastò.

Caponnetto guidò dal 1984 al 1990 il Pool antimafia istituito da Rocco Chinnici nel 1980 e di cui prese il posto dopo il suo assassinio, nel novembre 1983. E fu lì che iniziò la sua avventuta straordinaria con i due giudici e con Leonardo Guarnotta, Gioacchino Natoli e Giuseppe Di Lello, il gruppo di giudici istruttori, il "Pool" che si sarebbe occupato esclusivamente dei reati di stampo mafioso. Il Pool che istruì il maxiprocesso di Palermo, celebrato a partire dal 10 febbraio 1986.

In questa intervista il ricordo, il dolore e la rabbia che il magistrato continene con la sua tipica compostezza e pacatezza ma che non gli impedisce di dire quello che sente. Dalle sue parole apprendiamo aneddoti che non tutti conoscono come la richiesta del giudice Borsellino, il giovedi precedente l'attentato (che avvenna la domenica), di poter parlare con il suo confessore per "poter essere pronto in qualunque momento" e la richiesta fatta alla Questura di Palermo dallo stesso Borsellino venti giorni prima della strage, della rimozione degli autoveicoli antistanti l'abitazione della madre e che rimase inevasa.

Un'intervista che prosegue e in cui Caponnetto racconta il giorno in cui si insediò Antonino Meli al suo posto. Aveva lasciato l'incarico di consigliere Istruttore convinto che il testimone sarebbe passato a Falcone. Nel video la commozione di Giovanni Falcone è evidente, e non certo perchè l'incarico non era andato a lui ma per il fatto che il collega e amico Caponnetto sarebbe andato via. E ancora la distruzione del pool da parte di antonino meli attraverso lo "smembramento" di tutti i processi mafiosi.

Sperava di riuscire a sapere la verità prima di chiudere gli occhi, il giudice Caponnetto. Morì nel dicembre del 2002. Sono passati trent'anni dalle stragi e ancora aspettiamo quella verità.
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