Il (triste) record del ciclone Harry in Sicilia: rilevata onda di 16 metri, dove e perché
Le boe dell'Ispra hanno registrato un'onda record, la più alta mai registrata nel Mediterraneo. Ecco dove è successo e cosa significa l'insorgenza di questi episodi
Un'onda si abbatte sul lungomare Vittorini a Siracusa (foto di Augusto Scariolo)
A pagare le conseguenze più gravi sono i Comuni della fascia ionica, nella parte orientale della regione. Oltre che i pesantissimi danni causati, il ciclone Harry entra tristemente nella storia della Sicilia anche per un altro motivo: l'onda più alta registrata nel Mediterraneo.
Nel pomeriggio di martedì 20 gennaio, giorno in cui si è toccato il picco del maltempo, l'Ispra ha registrato un’onda record alta 16.66 metri nel Canale di Sicilia, tra Portopalo di Capo Passero, nel Siracusano, e Malta. Il dato è stato rilevato da una boa della Rete Ondametrica Nazionale dell'Istituto, superando il record strumentale europeo di 14.2 metri registrato nel 2020 in Spagna, durante la tempesta Gloria.
La misurazione di un’onda di 16,66 metri si riferisce all’altezza massima (Hmax), ovvero la distanza verticale tra la cresta più alta e il cavo più profondo registrata durante il periodo di campionamento. Tale valore è stato reso possibile dalla precisione dei sensori inerziali installati sulle boe moderne, capaci di campionare i movimenti della superficie marina con frequenze elevatissime e di trasmettere i dati in tempo reale via satellite.
«Le onde di tale altezza non si formano per caso - spiega Daniele Ingemi, esperto di MeteoRed Italia -. Un fattore chiave è stato il fetch, ovvero la distanza ininterrotta su cui il vento ha soffiato sulla superficie marina. In questo caso, il fetch ha superato gli 800 km, permettendo alle onde di accumulare energia progressivamente. Nel Mediterraneo, dove i bacini sono relativamente chiusi, un fetch così esteso è raro».
A questo, spiega sempre l'esperto, si aggiunge anche il fenomeno dell'accavallamento delle onde in mare aperto da cui si generano le cosiddette onde anomale.
«Negli ultimi decenni - aggiunge Ingemi -, osservazioni come questa indicano un trend verso tempeste più intense e onde più alte nel Mediterraneo, un mare storicamente considerato "calmo" rispetto agli oceani aperti. Il superamento del record spagnolo suggerisce che il riscaldamento globale potrebbe amplificare questi fenomeni, dato che temperature più elevate dell'aria e del mare favoriscono evaporazione maggiore, venti più forti e, di conseguenza, fetch più estesi».
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