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In Sicilia ammiri un panorama di infinita bellezza: dal Belvedere di un (antico) castello

La SP 36 è un percorso che si "lascia" coinvolgere dai fantastici panorami presenti. Improvvisamente, un cartello indica la presenza di un ambiente molto particolare

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 18 febbraio 2024

Il Belvedere del Castello di Poggiodiana

"La natura dipinge per noi, giorno dopo giorno, immagini di infinita bellezza". Un pensiero - quello di John Ruskin - che descrive al meglio uno dei luoghi più intensi della Sicilia: il Belvedere del Castello di Poggiodiana.

La SP 36 è un percorso che si "lascia" coinvolgere dai fantastici panorami presenti.

Dalla statale 115, provenienti da Sciacca, bisogna seguire le indicazioni per raggiungere il borgo di Caltabellotta e la frazione di Sant’Anna. Un viaggio di 20/25 km tra natura, ambienti rurali, paesaggi mozzafiato e… un belvedere da non dimenticare. Il punto di riferimento è la rocca (Caltabellotta) con la sua cima posta ai 949 m.s.l.m.

Il pensiero corre alla visita delle piccole località agrigentine quando, improvvisamente, un cartello (fortunatamente visibile) alla nostra destra indica la presenza di un ambiente particolare.

La curiosità è tanta, fin troppa (la Sicilia è ricca di "terrazzi panoramici" che regalano paradisi vivaci). Inaspettatamente il luogo diventa padrone degli sguardi smarriti e sorpresi dei singoli visitatori.
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Infatti - nel 2018 - sono stati completati i lavori (belvedere) grazie all’impegno del demanio forestale provinciale (Agrigento). Si affaccia verso la vallata circostante.

Il boschetto è abbellito con pini ed eucalipti e una staccionata in legno che permette di ammirare l’intero paesaggio. Ogni angolo è scolpito dalla presenza di un'opera naturale, strutturale e sociale che merita una visita. Spicca, su un colle alto circa 200 metri formato da rocce arenarie del Quaternario, il Castello di Poggiodiana.

In attesa di un progetto che rivaluti l’intero edificio, rimangono parte delle mura perimetrali e due torri (di cui una con il coronamento a beccatelli). Una storia iniziata nel XII secolo (grazie ai Normanni) e, successivamente, vissuta (tra gli altri) dalle famiglie dei Chiaramonte e dei conti Luna. E’ possibile scorgere alcuni percorsi (in sterrato) che portano dritti al castello.

Uno di questi, con alte percentuali di difficoltà, supera un vecchio ponte ancora visibile costruito sopra il fiume Verdura.

Le sue acque continuano il “viaggio” fino a Torre Verdura e sfociano nel Mar Mediterraneo. Lungo 59 km, il corso è utilizzato per irrigare le ampie distese presenti (anche) nel territorio riberese. Non possono mancare gli aranceti che, forti di un colore acceso, rappresentano un tassello importante per l’economia di quel territorio. Alzando lo sguardo spuntano le abitazioni della città di Ribera. La storia "descrive" un legame antico tra la cittadina e quel luogo fatato.

L’immagine si sposta "tutta" a sinistra per "acchiappare" i lineamenti perfetti dei colli. Sono "misere" alture che danno vita alle Gole del Lupo. Scavate dallo stesso fiume, rappresentano un habitat diverso dagli standard presenti. Poi ci sono i fortunati.

Quelli che possono gustarsi la cascata d’acqua dell’Enel (a sinistra). Accecati dalla costante presenza del verde, all’orizzonte spunta una macchiolina azzurra.

È il colore del mare, quello delle coste riberesi che vogliono conquistarsi un posto al "sole". È un altro pezzo di un mosaico ricco di sfumature, colori, odori e profumi provenienti da ogni versante, ogni lato, ogni punto cardinale. Ancora una volta la natura prevale sull’uomo.

Quest’ultimo si affida al ruolo di comparsa di fronte agli scenari isolani provando a fotografare una delle tantissime immagini che la Sicilia regala ai suoi visitatori. Perché i dettagli fanno la differenza.
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