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Le "Cuoche combattenti" di Sicilia: quando la rivolta delle donne parte dalla cucina

Un anno fa una donna vittima di violenza dava vita al progetto delle Cuoche Combattenti: oggi sono una decina le donne che sono "rinate" grazie all'idea

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 3 ottobre 2018

Le conserve di "Cuoche combattenti"

"Chi ti ama vuole solo che tu sia felice", "Chi ti ama non ti critica continuamente", "L'amore non ammette minacce, mai", "Sei Bella così, con tutta la tua ciccia".

Sono solo alcune delle frasi scritte sui barattoli delle conserve come salsa di pomodoro, pesti e marmellate di "Cuoche Combattenti", un progetto nato e voluto per aiutare le donne vittime di violenza.

Il progetto ha appena fatto un anno, da quando è stato pensato, elaborato e messo a punto, adesso è giunto il momento di spiccare il volo e di diventare una vera impresa sociale, ma le cuoche hanno bisogno di sostegno economico per aprire un laboratorio di trasformazione e acquistare tutte le attrezzature necessarie come frigoriferi, forni, sterilizzatori e cucine industriali.

L'idea parte da Nicoletta Cosentino, una donna di Palermo di 47 anni che dopo un travagliato percorso al Centro Antiviolenza Le Onde Onlus, che l'hanno prima supportata con assistenza legale e psicologica,ha svolto uno stage formativo nell'azienda "I peccatucci di Mamma Andrea", e racconta di essere rinata e di aver capito che questo lavoro le piaceva moltissimo.

«Se la devo dire tutta l'intuizione dell'etichette e delle conserve l'ho avuta mentre imbottigliavo la salsa l'anno scorso per la mia dispensa e ho deciso di creare un'etichetta antiviolenza» dice Nicoletta.

«Così sono nate le etichette con dei messaggi che smascherano gli abusi di coppia e che smontano stereotipi relazionali - continua - Ho pensato di fare crescere questa idea e ho dato vita a delle vere e proprie produzioni di pesto di melenzane, carciofi e arance, confettura di pere e cannella».

Dopo alcuni mesi Nicoletta insieme ad altre donne che hanno il suo stesso background hanno aperto un'associazione tutta al femminile.

«Il processo di autodeterminazione e di indipendenza economica è importantissimo quando si esce da situazioni di violenza - aggiunge la cuoca - fino ad ora abbiamo sempre venduto i nostri prodotti per fare autofinanziamento, ma è arrivato il momento di diventare un'impresa e per questo abbiamo bisogno di aiuto».

Per adesso le Cuoche Combatenti stanno lavorando al sito internet e grazie agli esperti di Next stanno cercando di avviare la loro impresa.

«Voglio fare un'impresa per dare le stesse opportunità che ho avuto io ad altre donne - continua - Sto lavorando con degli esperti per la realizzazione del sito per la realizzazione del laboratorio. I prodotti saranno poi distribuiti in vari punti vendita, per fortuna le nostre conserve piacciono molto e abbiamo avuto un buon riscontro per questo vogliamo lanciarci per crescere professionalmente».

Probabilmente accederanno al finanziamento per il microcredito, ma le attrezzature che servono hanno costi esosi, per questo lanciano il may day, chi può le aiuti a spiccare il volo verso la libertà e l'indipendenza.

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