STORIA E TRADIZIONI

HomeCulturaStoria e tradizioni

Li vedi ancora oggi sui volti dei palermitani: com'erano i fenici, tra storia e leggenda

Tra realtà e leggende sono tante le cose che entrarono nella conoscenza storica, ma che probabilmente furono frutto di travisazione più o meno voluta. Ve li raccontiamo

Susanna La Valle
Storica, insegnante e ghostwriter
  • 26 gennaio 2026

Sappiamo che prima dei Fenici, il territorio di Palermo era dei Sicani , Micenei, Elimi e dei Greci; era un punto di approdo dotato di fondachi e abitazioni. Tutto questo divenne una grande città grazie ai Fenici, che la chiamarono “Mabbonath”, (città abitata). Questa insieme a Mozia e Solunto costituirono il triangolo fenicio in Sicilia.

Al primo nome ce ne fu poi un altro, come dimostra l’iscrizione su alcune monete: “Zyz” che significa fiore, dalla conformazione della città che sembrò ai Fenici un fiore, “i cui petali” si allungavano tra i fiumi Kemonia e Papireto. Non sappiamo molto sui Fenici-Punici (Punico fu il nome dato dai romani ai Fenici di Cartagine), lo stesso nome, che identifica la popolazione, fu l’appellativo con cui furono chiamati dal color porpora, in gran voga nel mondo antico, ricavato dalle Murice.

Quello che sappiamo è che furono una popolazione originaria del Libano, e di quei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Dario Cascio, palermitano D.O.C in un suo libro ne parla così: "Avi ri quannu nascemu ca nni sintemu riri una cosa: Palermo fu fondata dai Fenici. E dda nni firmamu… tantu n’abbasta". Eppure benché non ci sia arrivata una letteratura Fenicio-Punica, sappiamo che non furono un popolo guerriero, combatteranno non per avere territori ma per legittimare il loro potere commerciale.

Abilissimi ingegneri navali, le loro navi furono realizzate in cedro del Libano noto per la resistenza agli agenti atmosferici, con tecniche di costruzioni precise: "giunzioni a incastro chiodi di metallo e per proteggersi dall’acqua, rivestimento di resine naturali, miscela di pece, grasso animale e catrame".

Guidate da un’oligarchia mercantile, non furono un impero ma tante Città Stato indipendenti Questo commercio attraverso il mare, determinerà un grande impatto Culturale ed Economico, perché non saranno solo esportatori di prodotti, ma di conoscenze, cultura e tecniche. Erano di origine Cananea e parlavano la lingua semita, pur con tanti dialetti diversi, crearono connessioni importanti in tutto il Mediterraneo costruendo importanti città-porto come Palermo.

Se questi sono i fatti che abbiamo, mi piace prendere a prestito un termine proposto da Vincenzo Guarrasi, “Feticci” cioè quegli “idola mentis” che entrarono nella conoscenza storica, ma che probabilmente furono frutto di travisazione più o meno voluta. Racconta Diodoro Siculo (XIII 86,1.3) che durante l’assedio di Agrigento le truppe Cartaginesi distrussero una Necropoli, il castigo fu immediato una pestilenza si diffuse sull’esercito.

Non solo, le sentinelle videro i fantasmi dei defunti aggirarsi minacciosi per l’accampamento. Il generale per placare questa “maledizione” ricorse ad una soluzione estrema, sacrificare un fanciullo. Il Sacrificio del primogenito o dei bambini, a lungo è stata considerata una pratica rituale comune dai Fenici, che praticavano anche una forma estrema di suicidio, che prevedeva il buttarsi tra le fiamme (ricordiamo i suicidi di Didone, Amilcare, Sofonisba con i figli). L’Idea del sacrificio è presente anche nel trattato di pace tra il Tiranno di Siracusa e i Cartaginesi, dove è espressamente chiesto di astenersi da tale orrida pratica. Uno storico raccontata che a volte ai bambini destinati “all’Olocausto” veniva imposta una “maschera sorridente” per rendere meno angosciosa la loro morte.

Una volta consumato il sacrificio, i resti venivano deposti in urne cinerarie in luoghi diversi dalle Necropoli, questi erano i Tofet, uno di questi è anche a Mozia. Da analisi moderne si è capito che nei Tofet vi sono le ceneri di feti, bambini malformati, o bambini morti prematuramente, sono stati anche trovati anche resti di piccoli animali, come uccellini. È chiaro Mortalità infantile oltre ad essere altissima nei tempi antichi, era inoltre considerata come volontà divina che rendeva il piccolo, un dono da offrire agli Dei. Per queste creature, veniva quindi destinata un’area apposita quasi una sorta di “Limbo dei bambini”.

Non avendo quindi la certezza di trovarci di fronte a un popolo che sacrificava i propri piccoli se non in casi assolutamente eccezionali, come del resto facevano altre popolazioni antiche, possiamo porci un altro quesito come erano fisicamente i Fenici? Anche qui dobbiamo rifarci alla descrizione data dagli storici di allora e non solo, c’è chi li descrive chiari di carnagione, con addirittura occhi azzurri. Chiaramente siamo sul piano delle ipotesi dei “feticci” anche se Virgilio nell’Eneide ritrae Elissa-Didone, la regina che fondò Cartagine, bellissima, chiara di pelle e con i capelli biondi.

Mi piace pensare che nel patrimonio dei palermitani siano rimaste anche queste caratteristiche genetiche. Per quanto riguarda l’acerrimo odio tra Romani e Punici, c’è da dire che tutto deriva dalla necessità di “Avere la Sicilia, d’importanza strategica per Roma”. Il mito racconta questo odio come frutto di un amore tradito: il troiano Enea abbandonò la bella Regina e che questa suicidandosi abbia istaurato l’eterna ostilità tra i due popoli.

Anni fa in un viaggio in Tunisia andai a visitare le rovine di Cartagine, chiaramente i ruderi di una città ricostruita dai romani dopo che la distrussero completamente. Vidi fortificazioni e blocchi di pietra affacciati sul Mediterraneo. Inevitabile in quella circostanza ripensare alla bionda Regina di Cartagine, Didone, originaria di Tiro, la stessa città da cui partirono i fondatori di Zyz- Palermo, che con le sue 4 porte, oggi distrutte, i suoi Bastioni ancora visibili, la sua parte antica e la sua parte residenziale, diventò una delle Città più importanti dell’antichità.

Fonti: Diodoro Siculo XIII 86,1.3, Tucidide “La Guerra del Peloponneso” VI 2,6, Dario Cascio “Vuci Luntani”; a cura di Paolo Xella “Archeologia dell’Inferno”.
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

GLI ARTICOLI PIÚ LETTI