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"Libertà è partecipazione": perché le canzoni e la musica non hanno alcun limite (o quasi)

Con estrema naturalezza è stato bello stimolare i ragazzi del progetto “Youth Sing Europe” a parlare di Unione Europea e di diritti. Ecco l'esperienza di uno dei docenti

Associazione "Rock10elode"
A sostegno della creatività di giovani autori e musicisti
  • 14 giugno 2021

Chiedersi se le canzoni possono, o no, parlare di certi argomenti è come chiedersi se in una tela pittorica ci siano limiti a disegnare un soggetto piuttosto che un altro.

Le canzoni sono piccoli quadri, piccole sceneggiature, piccoli poemi e dico "piccoli" non in quanto a statura artistica ma solo in riferimento al tempo della loro durata. In uno spazio temporale in media di 3 minuti circa possono volare e prendere forma tutte le nostre emozioni, i nostri pensieri, i nostri racconti.

E delle arti forse è quella che attiva più sensi in assoluto. Sono surrogati di vita vissuta, distillati di emozioni, sono la memoria di spaccati di epoche storiche.

Insomma parlano di noi, sono le colonne sonore di ogni momento passato, presente e anche futuro perché le canzoni sono spesso anche visionarie.

Lo sono le canzoni, e chiaramente lo sono gli autori e i compositori stessi delle canzoni. Autori e compositori che hanno un elemento portante in comune uno stesso motore propulsivo, la curiosità. La curiosità di entrare in contatto con la propria vera natura, con quello che li circonda, con gli altri e con i sentimenti tutti.



Le canzoni in questo senso non hanno limiti concettuali. C’è però probabilmente come in ogni materia una necessità di linguaggio da usare per rendere più efficace la comunicazione. E quello delle canzoni si chiama “poetica”.

Nelle canzoni, mi prendo la responsabilità di dire, “si deve” sublimare, cioè rendere alto, il concetto di cui si vuole parlare, anche e spesso usando la semplicità più disarmante, una semplicità da non confondere con il rischio della banalità.

Per esperienza, si arriva a questo quando "semplicemente” si è veri e in sintonia con se stessi senza fronzoli. Le canzoni sono pillole alchemiche, rispetto a questo concetto. Allora perché no, perché non potere parlare di diritti, di comunità, di popoli di politica, se necessario.

È comunque la nostra vita e se un autore o un compositore per la sua curiosità e ricerca personale sente l’esigenza di parlare di diritti umani che lo faccia pure, ha il suo strumento di comunicazione artistico che sono i 3 minuti di una canzone a sua disposizione, che lo faccia!

Ne è piena la letteratura soprattutto dei cantautori degli anni 70 che hanno sensibilizzato verso temi che apparentemente non sembravano consoni alle canzoni, ma è successo perché il periodo storico era florido a che questo avvenisse.

Allora con estrema naturalezza è stato bello stimolare i ragazzi del progetto “Youth Sing Europe” a parlare di Unione Europea, di diritti, di democrazia e del ruolo delle Istituzioni europee.

È chiaro che come dicevo ogni materia ha il suo linguaggio più funzionale e quindi non si può parlare il politichese, o redigere conti economici all’interno delle canzoni, tutto deve essere sublimato e poetico.

E questo è stato il lavoro svolto con i ragazzi, già pronti con la loro sensibilità. Per parlare di diritti umani sono state ricreate, inventate o solo descritte storie vere di vita vissuta immedesimandosi nell’anima e nella storia di chi è vessato, di chi soffre a non avere riconosciuto i propri diritti e attraverso i racconti di diverse storie siamo riusciti a veicolare un emozione su un argomento che, li per lì, poteva sembrare non consono alle canzoni o addirittura freddo e troppo tecnico.

Quindi ogni argomento è possibile, se filtrato da sentimento, emozione e vita vissuta.

"Sono solo canzonette" cantava Bennato e in effetti è così. Non si deve avere l’arroganza o la pretesa di evangelizzare nessuno attraverso le canzoni, secondo il mio parere, ma non per questo bisogna minimizzare o censurare la propria sensibilità.

Bisogna imparare, allenandosi, solo a farlo nella maniera più giusta. Scrivere canzoni è arte, ma è anche un mestiere quasi artigianale da poter imparare e affinare. E come dice il buon Mogol "per imparare a scrivere bisogna scrivere".

Solo scrivendo tanto si impara a scrivere in modo adeguato, mirato, funzionale e poetico.

"Libertà è partecipazione" scriveva il nostro amato Gaber che ha sublimato alcuni argomenti ostici tramite la sua pungente ironia. L’ironia, questo meraviglioso strumento poetico che se usato bene riesce a dare spunti di riflessione acuti sul mondo.

E noi ci siamo sentiti liberi in questo meraviglioso viaggio di "Youth Sing Europe", perché la passione è stato il volano perfetto per una partecipazione curiosa e quasi direi involontaria perché quando la necessità emotiva chiama non ti chiedi perché, fai.

Carmelo Piraino
Cantautore e docente del Laboratorio “Sing Your Rights”
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