M5s incalza La Vardera sul campo largo: "Su Regione e Palermo scegliamo insieme"
L'intervista a Nuccio Di Paola, vicepresidente dell'Ars, che si dice disponibile a candidarsi ma dà priorità a un patto per la "coalizione" del fronte progressista
Nuccio Di Paola
Dopo mesi di indiscrezioni, riflessioni interne e incontri sul territorio, Nuccio Di Paola scioglie la riserva e conferma la propria disponibilità a guidare il campo progressista nella sfida per la presidenza della Regione Siciliana. Il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle e vicepresidente dell'Ars entra ufficialmente nella partita per le Regionali del 2027, ma lo fa ponendo una condizione politica precisa: prima ancora dei nomi, serve un accordo sulle riforme e sul progetto di governo.
La candidatura di Di Paola arriva in una fase particolarmente delicata per il centrosinistra siciliano. Da una parte il Partito Democratico che continua a ragionare sull'ipotesi delle primarie di coalizione per individuare il candidato presidente, dall'altra il leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera, che ha già annunciato la propria disponibilità a correre.
Sullo sfondo c'è la necessità di costruire un'alternativa credibile al centrodestra guidato da Renato Schifani, che governa la Regione dal 2022. Il primo messaggio che Di Paola lancia agli alleati riguarda il metodo.
Negli ultimi giorni il Pd ha rilanciato la proposta delle primarie per scegliere il candidato governatore, ma il coordinatore pentastellato, intervistato da Balarm, non nasconde le proprie perplessità. A suo giudizio l'esperienza del 2022 rappresenta ancora una ferita aperta per il centrosinistra: «Le primarie sono sicuramente uno strumento. Nel 2022 sono state uno strumento che ha diviso, non dobbiamo nascondercelo», afferma.
Secondo Di Paola, il contesto politico attuale richiede una strategia diversa. Mentre il centrodestra appare attraversato da tensioni e rivalità interne, il fronte alternativo dovrebbe presentarsi agli elettori con un'immagine di compattezza. «Oggi il campo alternativo deve fare un percorso con uno scatto di maturità che faccia capire ai siciliani che insieme una sintesi riusciamo a trovarla».
La sua idea è quella di una candidatura che nasca da un accordo politico condiviso tra le forze della coalizione e che sia sostenuta da un programma definito prima ancora della scelta del leader. «La mia disponibilità c'è, ma serve un patto sulle riforme». Di Paola evita accuratamente di presentarsi come candidato unico o naturale del centrosinistra. Rivendica la propria disponibilità, ma insiste sulla necessità di una decisione collegiale.
Alla domanda su cosa lo renda più competitivo rispetto agli altri possibili aspiranti governatori, il coordinatore del M5S sposta il ragionamento dal piano personale a quello programmatico.
La sua disponibilità, spiega, è subordinata a un accordo sulle riforme da realizzare nella prossima legislatura. «Ho dato la mia disponibilità. È chiaro che poi la candidatura alla presidenza verrà scelta dalla coalizione». Per Di Paola la vera sfida non consiste tanto nell'individuare il nome del candidato quanto nel definire le priorità del futuro governo regionale.
Tra i temi indicati come centrali ci sono la riforma della sanità, quella del sistema idrico e la gestione dei rifiuti, questioni che da anni occupano il dibattito politico siciliano e che il Movimento 5 Stelle considera strategiche per il rilancio dell'Isola. Nelle parole del dirigente pentastellato non emerge alcuna chiusura preventiva nei confronti del Partito Democratico.
Anzi, interrogato sulla possibilità che il Pd possa avanzare un nome diverso dal suo, Di Paola mantiene una linea prudente. «Tutte le disponibilità sono benvenute. Dopodiché le valutiamo insieme come coalizione». Il coordinatore regionale del Movimento insiste sul concetto di squadra e sulla necessità di costruire una leadership condivisa.
Per il momento, osserva, i nomi che hanno manifestato apertamente interesse per la candidatura sono pochi. Tuttavia il percorso è ancora lungo e potrebbero emergere altre personalità, sia politiche che civiche. Una posizione che lascia aperti tutti gli scenari e che evita di trasformare la corsa alla candidatura in una prova di forza tra i diversi partiti della coalizione.
Particolarmente significativo è il passaggio dedicato a Ismaele La Vardera. Nei giorni scorsi alcune interpretazioni avevano letto le parole di Di Paola come un invito al leader di Controcorrente a fare un passo indietro sulla corsa alla Regione per concentrarsi su Palermo. Il coordinatore del M5S respinge però questa ricostruzione.
«Non ho affermato assolutamente che dovrebbe rinunciare alla corsa per la Regione». Piuttosto, spiega, il ragionamento riguarda una visione più ampia che tenga insieme elezioni regionali e amministrative. Secondo Di Paola il campo progressista dovrebbe iniziare fin da ora a ragionare anche sul futuro di Palermo, dove nel 2027 si tornerà al voto per il sindaco. «Dobbiamo liberare pure Palermo e questi percorsi vanno fatti insieme».
L'obiettivo dichiarato è evitare gli errori che, a suo giudizio, stanno indebolendo il centrodestra e costruire invece una strategia unitaria capace di coinvolgere contemporaneamente Regione e principali amministrazioni locali. Uno degli aspetti più interessanti della strategia di Di Paola riguarda il lavoro che da tempo sta svolgendo sul fronte civico. Il coordinatore regionale conferma infatti di essere impegnato nella costruzione di una rete di amministratori locali, sindaci, consiglieri comunali e movimenti civici che possa rappresentare un valore aggiunto per il campo progressista.
«È da anni che lavoro ad unire i civici e a metterli nel campo alternativo». L'idea della lista del presidente nasce proprio da questa impostazione. Non una semplice lista personale, ma uno strumento politico capace di raccogliere esperienze amministrative diffuse sul territorio e di intercettare quell'elettorato che spesso guarda con diffidenza ai partiti tradizionali.
Un progetto che potrebbe diventare uno degli elementi centrali della futura campagna elettorale. Resta però aperta una questione destinata ad animare il dibattito nei prossimi mesi: il candidato del centrosinistra dovrà essere un esponente politico o una figura civica?
Negli ultimi anni numerose competizioni regionali e comunali hanno visto emergere candidature provenienti dalla società civile, spesso considerate più attrattive per l'elettorato moderato e indipendente. Di Paola non chiude la porta a questa possibilità, ma lascia intendere una preferenza diversa.
Pur riconoscendo che il confronto è ancora aperto e che potrebbero emergere nuove disponibilità, il coordinatore del Movimento ritiene che la guida del campo alternativo debba avere una forte legittimazione politica.
A suo giudizio, infatti, i presidenti che si presentano come figure estranee ai partiti rischiano poi di perdere il collegamento con l'Assemblea regionale e con i territori.
Per questo motivo sostiene che la sintesi finale debba essere «fatta da un punto di vista politico», pur mantenendo un confronto costante con i cittadini. La partita è appena iniziata. La disponibilità ufficiale di Nuccio Di Paola apre di fatto la lunga corsa verso le Regionali del 2027.
A quasi un anno e mezzo dal voto, il centrosinistra siciliano si trova davanti a una scelta decisiva: puntare sulle primarie oppure costruire una candidatura condivisa attorno a un programma comune. Nel frattempo il Movimento 5 Stelle accelera sul radicamento territoriale, sul dialogo con il mondo civico e sulla costruzione di un'alternativa di governo.
Di Paola evita di presentarsi come uomo solo al comando, ma il segnale politico è chiaro: il M5S intende giocare un ruolo da protagonista nella definizione degli equilibri del campo progressista. E la sua candidatura, da oggi, non è più soltanto un'ipotesi.
La candidatura di Di Paola arriva in una fase particolarmente delicata per il centrosinistra siciliano. Da una parte il Partito Democratico che continua a ragionare sull'ipotesi delle primarie di coalizione per individuare il candidato presidente, dall'altra il leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera, che ha già annunciato la propria disponibilità a correre.
Sullo sfondo c'è la necessità di costruire un'alternativa credibile al centrodestra guidato da Renato Schifani, che governa la Regione dal 2022. Il primo messaggio che Di Paola lancia agli alleati riguarda il metodo.
Negli ultimi giorni il Pd ha rilanciato la proposta delle primarie per scegliere il candidato governatore, ma il coordinatore pentastellato, intervistato da Balarm, non nasconde le proprie perplessità. A suo giudizio l'esperienza del 2022 rappresenta ancora una ferita aperta per il centrosinistra: «Le primarie sono sicuramente uno strumento. Nel 2022 sono state uno strumento che ha diviso, non dobbiamo nascondercelo», afferma.
Secondo Di Paola, il contesto politico attuale richiede una strategia diversa. Mentre il centrodestra appare attraversato da tensioni e rivalità interne, il fronte alternativo dovrebbe presentarsi agli elettori con un'immagine di compattezza. «Oggi il campo alternativo deve fare un percorso con uno scatto di maturità che faccia capire ai siciliani che insieme una sintesi riusciamo a trovarla».
La sua idea è quella di una candidatura che nasca da un accordo politico condiviso tra le forze della coalizione e che sia sostenuta da un programma definito prima ancora della scelta del leader. «La mia disponibilità c'è, ma serve un patto sulle riforme». Di Paola evita accuratamente di presentarsi come candidato unico o naturale del centrosinistra. Rivendica la propria disponibilità, ma insiste sulla necessità di una decisione collegiale.
Alla domanda su cosa lo renda più competitivo rispetto agli altri possibili aspiranti governatori, il coordinatore del M5S sposta il ragionamento dal piano personale a quello programmatico.
La sua disponibilità, spiega, è subordinata a un accordo sulle riforme da realizzare nella prossima legislatura. «Ho dato la mia disponibilità. È chiaro che poi la candidatura alla presidenza verrà scelta dalla coalizione». Per Di Paola la vera sfida non consiste tanto nell'individuare il nome del candidato quanto nel definire le priorità del futuro governo regionale.
Tra i temi indicati come centrali ci sono la riforma della sanità, quella del sistema idrico e la gestione dei rifiuti, questioni che da anni occupano il dibattito politico siciliano e che il Movimento 5 Stelle considera strategiche per il rilancio dell'Isola. Nelle parole del dirigente pentastellato non emerge alcuna chiusura preventiva nei confronti del Partito Democratico.
Anzi, interrogato sulla possibilità che il Pd possa avanzare un nome diverso dal suo, Di Paola mantiene una linea prudente. «Tutte le disponibilità sono benvenute. Dopodiché le valutiamo insieme come coalizione». Il coordinatore regionale del Movimento insiste sul concetto di squadra e sulla necessità di costruire una leadership condivisa.
Per il momento, osserva, i nomi che hanno manifestato apertamente interesse per la candidatura sono pochi. Tuttavia il percorso è ancora lungo e potrebbero emergere altre personalità, sia politiche che civiche. Una posizione che lascia aperti tutti gli scenari e che evita di trasformare la corsa alla candidatura in una prova di forza tra i diversi partiti della coalizione.
Particolarmente significativo è il passaggio dedicato a Ismaele La Vardera. Nei giorni scorsi alcune interpretazioni avevano letto le parole di Di Paola come un invito al leader di Controcorrente a fare un passo indietro sulla corsa alla Regione per concentrarsi su Palermo. Il coordinatore del M5S respinge però questa ricostruzione.
«Non ho affermato assolutamente che dovrebbe rinunciare alla corsa per la Regione». Piuttosto, spiega, il ragionamento riguarda una visione più ampia che tenga insieme elezioni regionali e amministrative. Secondo Di Paola il campo progressista dovrebbe iniziare fin da ora a ragionare anche sul futuro di Palermo, dove nel 2027 si tornerà al voto per il sindaco. «Dobbiamo liberare pure Palermo e questi percorsi vanno fatti insieme».
L'obiettivo dichiarato è evitare gli errori che, a suo giudizio, stanno indebolendo il centrodestra e costruire invece una strategia unitaria capace di coinvolgere contemporaneamente Regione e principali amministrazioni locali. Uno degli aspetti più interessanti della strategia di Di Paola riguarda il lavoro che da tempo sta svolgendo sul fronte civico. Il coordinatore regionale conferma infatti di essere impegnato nella costruzione di una rete di amministratori locali, sindaci, consiglieri comunali e movimenti civici che possa rappresentare un valore aggiunto per il campo progressista.
«È da anni che lavoro ad unire i civici e a metterli nel campo alternativo». L'idea della lista del presidente nasce proprio da questa impostazione. Non una semplice lista personale, ma uno strumento politico capace di raccogliere esperienze amministrative diffuse sul territorio e di intercettare quell'elettorato che spesso guarda con diffidenza ai partiti tradizionali.
Un progetto che potrebbe diventare uno degli elementi centrali della futura campagna elettorale. Resta però aperta una questione destinata ad animare il dibattito nei prossimi mesi: il candidato del centrosinistra dovrà essere un esponente politico o una figura civica?
Negli ultimi anni numerose competizioni regionali e comunali hanno visto emergere candidature provenienti dalla società civile, spesso considerate più attrattive per l'elettorato moderato e indipendente. Di Paola non chiude la porta a questa possibilità, ma lascia intendere una preferenza diversa.
Pur riconoscendo che il confronto è ancora aperto e che potrebbero emergere nuove disponibilità, il coordinatore del Movimento ritiene che la guida del campo alternativo debba avere una forte legittimazione politica.
A suo giudizio, infatti, i presidenti che si presentano come figure estranee ai partiti rischiano poi di perdere il collegamento con l'Assemblea regionale e con i territori.
Per questo motivo sostiene che la sintesi finale debba essere «fatta da un punto di vista politico», pur mantenendo un confronto costante con i cittadini. La partita è appena iniziata. La disponibilità ufficiale di Nuccio Di Paola apre di fatto la lunga corsa verso le Regionali del 2027.
A quasi un anno e mezzo dal voto, il centrosinistra siciliano si trova davanti a una scelta decisiva: puntare sulle primarie oppure costruire una candidatura condivisa attorno a un programma comune. Nel frattempo il Movimento 5 Stelle accelera sul radicamento territoriale, sul dialogo con il mondo civico e sulla costruzione di un'alternativa di governo.
Di Paola evita di presentarsi come uomo solo al comando, ma il segnale politico è chiaro: il M5S intende giocare un ruolo da protagonista nella definizione degli equilibri del campo progressista. E la sua candidatura, da oggi, non è più soltanto un'ipotesi.
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