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Nastri d'argento 2026, il cinema siciliano protagonista: cresce l'attesa, i nomi in gara

A dare un’occhiata rapida alle cinquine dei finalisti in ogni categoria, un siciliano c’è praticamente in tutte le sezioni. Scopriamo i protagonisti dell'edizione 2026

Tancredi Bua
Giornalista
  • 24 giugno 2026

Da sinistra la regista Margherita Spampinato, Franco Maresco e Aurora Quattrocchi

C’è tanta, tantissima Sicilia in lizza per i Nastri d’argento di quest’anno, con film e artisti in gara reduci da successi al botteghino o ai David di Donatello (che giusto un mese e mezzo fa incoronavano miglior regista esordiente la palermitana Margherita Spampinatocon il suo “Gioia mia” – e miglior attrice protagonista Rori Quattrocchi). Vengono consegnati stasera, 24 giugno, al Teatro Argentina di Roma.

Ci sono attrici e storie, costumiste e foniche di presa diretta, attori e compositori ad allestire un panorama nazionale sempre più “siculocentrico”, in cui il peso di un talento o di una sensibilità tecnica “isolana”, al netto dei campanilismi di cui si potrebbe essere accusati, ha in realtà un peso ben specifico.

A dare un’occhiata rapida alle cinquine dei finalisti in ogni categoria, un siciliano c’è praticamente in tutte le sezioni: in “Duse” di Pietro Marcello – incentrato come da titolo sulla figura dell’attrice «venerata» da Gabriele D’Annunzio, in gara come miglior film – il cast è impreziosito dalla presenza dei «nostri» Vincenzo Pirrotta, che a questo giro interpreta Benito Mussolini, l’ericino Marcello Mazzarella e il palermitano Fausto Russo Alesi, che invece veste i panni del “poeta Vate” Gabriele D’Annunzio, al fianco di Valeria Bruni Tedeschi, Noémie Merlant e Mimmo Borrelli.

Dall’altra parte, la palermitana Roberta Caronia (“Il cacciatore”, “La mafia uccide solo d’estate”) è la protagonista dell’esordio alla regia di Massimiliano Gallo – “La salita”, liberamente ispirato al laboratorio teatrale organizzato da Eduardo De Filippo, Carlo Croccolo e Rosalia Maggio al carcere minorile di Napoli nel 1984 – e ha indubbiamente contribuito, con la sua interpretazione del personaggio della carcerata Beatrice, a portare il debutto del regista napoletano sino alla nomination come miglior esordio.

Un altro esordio – “Breve storia d’amore” di Ludovica Rampoldi – è colorato da due attrici nostrane, le palermitane Giulia Maenza e Selene Caramazza (che interpretano due attrici di una serie televisiva, proprio loro che hanno conquistato il pubblico con le eroine/antieroine di “The Bad Guy”, al fianco di Luigi Lo Cascio), mentre “Gioia mia” di Margherita Spampinato è in gara ancora una volta, nella categoria miglior esordio, pronto a far ritornare sugli schermi – stavolta del Teatro Argentina di Roma – le avventure del piccolo Nico (Marco Fiore) e della zia Gela (Rori Quattrocchi). Concorrono come migliori commedie “Il dio dell’amore” (di Francesco Lagi), che si fregia dell’interpretazione dei palermitani Corrado Fortuna (nei panni di Pietro) e Isabella Ragonese (in quelli di Ada), “La vita va così” di Riccardo Milani – uno dei film più apprezzati al botteghino durante la scorsa stagione cinematografica – che vede fra i suoi personaggi centrali il capocantiere Mariano, interpretato da Aldo Baglio, “Oi vita mia” di Pio e Amedeo, nel cui cast troviamo la «nostra» Ester Pantano (“Màkari”, “I leoni di Sicilia”), e “Lavoreremo da grandi”, di (e con) Antonio Albanese, che nonostante abbia fatto carriera dai palcoscenici di Milano e sia nato in provincia di Lecco, è nato da padre e madre originari di Petralia Soprana (e qui è tornato nel ’99 per le riprese del suo secondo film, “La fame e la sete”).

Fra i titoli in gara per il Nastro d’argento al miglior soggetto ci sono anche i nomi di Franco Maresco e Claudia Uzzo, che con il loro “Un film fatto per Bene” e il suo mondo fatto di eroi traballanti, matti afasici e storie dentro le storie lo scorso anno hanno conquistato il pubblico e la critica all’ultima Mostra di Venezia. Aurora “Rori” Quattrocchi, già standing ovation ai David di Donatello per “Gioia mia”, ritorna nella cinquina dei finalisti anche per il Nastro d’argento alla miglior attrice protagonista, mentre Isabella Ragonese potrebbe aggiudicarsi il Nastro d’argento alla miglior attrice protagonista (ma in un film commedia) per il già citato “Il dio dell’amore”.

E non è soltanto davanti la macchina da presa, o per le storie raccontate sul grande schermo, che i siciliani in gara conquistano nomination una dopo l’altra: nei reparti tecnici, la messinese Maria Rita Barbera e i suoi costumi – già premiati agli ultimi David di Donatello per “Primavera” di Damiano Michieletto e nel 2023 per “La stranezza” di Roberto Andò – sono in gara ancora una volta per l’esordio alla regia di Michieletto, “Primavera”, con Tecla Insolia nel ruolo della protagonista. La costumista, nata e cresciuta a Messina sino agli anni del liceo, è la mano dietro alcuni dei film in costume più di successo degli ultimi anni, dal già citato “La stranezza” al successivo “L’abbaglio”, passando per la miniserie Sky diretta da Valeria Golino, “L’arte della gioia”, ma la sua carriera spazia da Marco Tullio Giordana (al cui fianco è stata sul set di “Sanguepazzo”) a Nanni Moretti (sono suoi i costumi di “Caro diario”, “La stanza del figlio” e “Palombella rossa”).

Sempre sul fronte tecnico, l’agrigentina «cresciuta» da Andrea Camilleri, Maricetta Lombardo, è nella cinquina dei finalisti come miglior sonoro in presa diretta per “Gli occhi degli altri”. Ma non è finita qui. Perché in finale come miglior canzone originale, oltre a Ditonellapiaga e le musiche originali di “Le città di pianura”, c’è anche “Le cose non dette”, il brano tratto dall’omonimo, ultimo film di Gabriele Muccino, cantato da Mahmood ma prodotto, scritto e orchestrato da Paolo Buonvino, d’origini scordiensi. Sue, fra le tantissime altre, le musiche de “La matassa”, il film con Ficarra e Picone la cui colonna sonora è ormai istantaneamente associata con le strade di paese siciliane e il cui stile è talmente evocativo da essere stato preso a modello, da allora, per decine di commedie ambientate nell’isola o più genericamente al Sud Italia.

Significa, dati alla mano, che nelle venti categorie complessive i siciliani in gara hanno già piazzato oltre quindici "atleti" pronti a correre sino al podio che è il più antico riconoscimento per il cinema italiano, secondo, per "anzianità", solo agli Oscar.
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