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Neanche "Super El Niño" ce la può togliere: in Sicilia d'estate fai la minestra di tenerumi

L’appetito si affievolisce e ai cibi sostanziosi e nutrienti si preferiscono pasti leggeri e freschi; ecco, questo è un assioma assodato un po’ ovunque, ma non in Sicilia

Cesare Salvadori
Neolaureato in Comunicazione per l’Enogastronomia
  • 13 giugno 2026

La minestra di tenerumi (foto realizzata con AI)

Sta arrivando l’estate, le giornate si allungano e fa sempre più caldo, e con l’aumentare delle temperature si sa, l’appetito si affievolisce e ai cibi sostanziosi e nutrienti si preferiscono pasti leggeri e freschi; ecco, questo è un assioma assodato un po’ ovunque, ma non in Sicilia. Estate, per molti, è sinonimo di insalate miste e pasta fredda, ma vuoi mettere un bel piatto di minestra bollente?

I tenerumi della cucuzza longa I tenerumi sono le foglie più tenere e i germogli della zucchina lunga siciliana, la celebre cucuzza longa (Lagenaria longissima), ortaggio che in estate domina orti, mercati e pergolati dell’Isola. Teneri e profumati, rappresentano uno degli esempi più emblematici della cucina contadina siciliana: quella che non spreca nulla e che riesce a trasformare una parte di scarto della pianta in un piccolo capolavoro gastronomico.

La minestra di tenerumi è particolarmente diffusa nell'area palermitana, ma appartiene ormai al patrimonio culinario dell'intera Sicilia. Nella versione più condivisa tenerumi vengono cotti insieme a pomodoro fresco, aglio e, spesso, qualche pezzo della stessa zucchina lunga; il tutto viene completato con spaghetti spezzati o pasta corta, creando una preparazione a metà strada tra una zuppa e un primo piatto.

Una sfida siciliana alla logica dell’estate. La vera particolarità, tuttavia, non è tanto la ricetta in sé, quanto il periodo dell’anno in cui viene consumata. Mentre il resto d'Italia combatte l'afa a colpi di anguria, mozzarella e insalate di riso, il siciliano osserva il termometro superare i trenta gradi e decide che è il momento ideale per una minestra fumante. Una scelta che può apparire controintuitiva ai non iniziati, ma che sull'Isola viene vissuta con assoluta naturalezza.

Del resto, la stagionalità, prima ancora delle mode alimentari, ha sempre dettato le regole della tavola. I tenerumi crescono in estate, e in estate si mangiano. Punto. Non importa se la temperatura esterna suggerirebbe ben altro. La cucina non ragiona in termini di comfort climatico, ma di disponibilità degli ingredienti, consuetudini familiari e identità culturale. Anzi, molti siciliani sostengono che proprio il brodo leggero dei tenerumi, ricco d'acqua e vegetali, abbia un effetto quasi rinfrescante. Una teoria che la scienza può discutere, ma che generazioni di nonne sembrano aver già approvato.

È la cucina dell'essenziale, dove pochi ingredienti bastano a costruire un'identità gastronomica fortissima. Non servono tecniche elaborate né prodotti costosi: una manciata di foglie, un po' di pomodoro, pasta e il sapere tramandato di generazione in generazione. Forse è anche per questo che ogni siciliano ha la propria versione "autentica" della ricetta e considera tutte le altre, nella migliore delle ipotesi, interessanti variazioni sul tema.

Non solo in Sicilia: quando il caldo incontra il piatto caldo Per quanto la minestra di tenerumi rappresenti uno dei casi più sorprendenti, non è l'unica eccezione italiana alla regola estiva del "piatto freddo". In Toscana, ad esempio, la tradizione vuole che la pappa al pomodoro venga consumata anche nei mesi più caldi, quando il pomodoro raggiunge il suo massimo splendore. In Liguria e nelle aree montane del Nord Italia non è raro trovare minestroni e zuppe di verdure estive serviti tiepidi o addirittura caldi.

In molte zone del Meridione resistono inoltre preparazioni estive come la pasta e fagioli freschi, anch'essa spesso consumata fumante nonostante le temperature elevate. La differenza è che queste pietanze possono talvolta essere adattate o servite a temperatura ambiente. La minestra di tenerumi, invece, mantiene un carattere quasi militante: nasce calda e, per molti, deve restare tale. E, forse, il segreto del suo fascino è proprio questo.

La minestra di tenerumi non cerca di assecondare il clima, ma di affermare un'appartenenza. È uno di quei piatti che raccontano come la cucina non sia soltanto nutrimento, ma memoria, geografia e carattere. E così, mentre altrove si apparecchiano insalate e gazpacho, in Sicilia continua a comparire in tavola una pentola fumante di tenerumi.

Con buona pace del termometro. Perché ci sono tradizioni che resistono al tempo. E, a quanto pare, anche a quaranta gradi all'ombra.
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