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Nelle sue "stanze" ha vissuto la prima donna siciliana: i segreti della grotta di San Teodoro

A due passi dal mare, fra il verde della macchia mediterranea, c'è una grotta che rappresenta la storia della Sicilia, creatasi tra gli otto e i dieci milioni di anni fa

Dario La Rosa
Giornalista
  • 23 ottobre 2020

La grotta di San Teodoro (foto facebook NebrodiArt)

Ci sono luoghi, in Sicilia, che fanno davvero la storia. Uno di questi è certamente la grotta di San Teodoro, ad Aqcuedolci. Siamo in provincia di Messina, lungo la costa tirrenica, ed è in questa cavità che è stata ritrovata Thea, lo scheletro di una donna siciliana dell'era preistorica.

Facciamo un passo indietro. Ci troviamo a circa due chilometri dal centro di Acquedolci, lì fra il verde della macchia mediterranea c'è una grotta che rappresenta la storia della Sicilia e che si sarebbe creata tra gli otto e i dieci milioni di anni fa.

Ha fatto la storia perché al suo interno sono stati trovati resti fossili di animali ormai estinti. Ma è nel 1937 che avviene la scoperta più importante: dentro la grotta vengono infatti rinvenuti i resti ossei di una donna, forse la prima donna siciliana. Il suo scheletro è praticamente intatto, la dentatura perfetta. Si ipotizza fosse infatti una donna importante e in salute per quell'epoca. Thea è conservata ed è possibile farle visita al museo archeologico Gemmellaro di Palermo.



Fu un uomo, il barone Anca, a segnalare per primo, a metà Ottocento, la presenza di elementi di interesse archeologico in quel sito, furono infatti trovati resti di elefanti e altri animali. La grotta di San Teodoro - secondo quanto riporta la Pro Loco di Acquedolci «fu abitata dall’uomo entro uno spazio di tempo valutabile, all’incirca, tra i 12.000 e gli 8.000 anni a.C. che dal punto di vista culturale rappresenta l’ultimo periodo del Paleolitico Superiore italiano comunemente chiamato Epigravettiano finale».

La singolarità e l’importanza della grotta è data dal ritrovamento delle prime sepolture paleolitiche siciliane: sono cinque crani e due scheletri eccezionalmente completi che per primi hanno consentito una conoscenza approfondita degli antichi abitanti della Sicilia.

«Il rituale delle sepolture - spiega ancora la Pro Loco - consisteva nella deposizione del defunto in una fossa poco profonda in posizione supina oppure sul fianco sinistro, circondato da ossa animali, ciottoletti e ornamenti composti da collane fatte con denti di cervo. Tutte le deposizioni furono ricoperte da un leggero strato di terra e al di sopra fu sparsa dell’ocra (colorante naturale) che formava un sottile livello».

Gli scavi archeologigi hanno consentito, inoltre, il recupero di numerosi resti di ippopotamo alcuni dei quali visibili sul posto. La grotta infatti può essere visitata tutti i giorni, compresi i festivi, dalle ore 8.30 alle 15.30. Ingresso gratuito con prenotazione al numero 0941 730005.
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