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Noctis, Crush Dischi e Supersound: quando la musica di Palermo aveva un solo "Principe"

Dietro tutto quello che riguardava la musica a Palermo c’era lui, Salvo Principe, con i suoi negozi e i suoi locali, la radio e le serate, tanto da diventare un'istituzione in città

Elena Cicardo
Digital strategist
  • 3 maggio 2021

L'insegna di "Crush dischi" e Salvo Picinipe

Un precursore, dietro tutto quello che riguardava la musica a Palermo c’era lui, Salvo Principe, con i suoi negozi e i suoi locali, la radio e le serate, tanto da diventare una vera istituzione in città.

Una dinastia per la verità quella della famiglia Principe perché con Salvatore c’erano anche i figli, Pierluigi e Gianpaolo. Tastierista di un gruppo rock già alla fine degli anni Sessanta, dal rientro dal servizio militare, dopo due anni di Marina nel 1971 in poi, Salvo Principe accompagna il fermento musicale cittadino.

Nel 1976 con Radio Palermo Centrale, nel 1978 con il suo primo negozio di dischi in Piazza Virgilio che poi con Gianpaolo di sposta in via Belgio: Supersound, una lista infinita di titoli, un immenso e appassionato lavoro di importazione che poi si disseminava in giro per la città in tutti gli altri negozi di dischi che lì si rifornivano, visto che oltre al dettaglio Salvo riusciva a distribuire anche all’ingrosso.



Nel 1983 una nota label di Roma gli permette di aprire una catena di negozi e così nasce Best Record in via Umberto Giordano che nel 1986 viene affiancato da un secondo negozio in Viale Lazio, e poi anche a Termini Imerese, a Trapani, a Catania e a Messina.

Un’infinità di clienti in quel periodo scoprivano con lui delle vere chicche.

«Chiaramente non esistevano i mezzi di oggi - racconta Salvo Principe. - Io avevo un contatto a New York da cui ricevevo le novità. Considera che mi inviavano i fax alle Poste Centrali di tutto quello che usciva». Comprava le riviste specializzate, ascoltava tantissimi dischi, dava i suoi giudizi.

«Mi ricordo che ho avuto il disco dei Dire Straits quando ancora non lo aveva nessuno. Lo suonai in discoteca e la gente mi chiedeva "ma che è ‘sta cosa?"», continua Salvo. Si muoveva come un esploratore, in un modo anti-commerciale dice ridendo, andando a scovare una miriade di piccole cose di nicchia.

Una filosofia che lo ha sempre accompagnato, non solo quando ha aperto Crush Dischi, il famosissimo negozio in via XII gennaio ma anche nell’altra faccia della sua vita musicale, quella di dj che inizia già nel ’71, quando nei locali non si suonava più ma si cominciavano a mettere i dischi, e continua con due locali che hanno fatto un pezzo di storia di Palermo: la discoteca Noctis e lo Zsa Zsa che, con la sua musica dal vivo, quando ha chiuso ha lasciato tutti un po’ orfani.

Crush Dischi da tanti era definito come una sorta di caverna. A gestirlo era Pierluigi, era letteralmente un posto underground, poco sotto il livello della strada, vicino ad altri negozi di dischi con cui si scambiava clienti curiosi e universo a sé per i fedelissimi che lo consideravano un punto di ritrovo insostituibile all’interno del quale passare interi pomeriggi.

A differenza di tutti gli altri casi per i quali la causa determinante della chiusura è stata la naturale evoluzione del mercato, la fine dei negozi di Salvo Principe si incrocia con la cronaca, con un furto di enormi proporzioni che ha condizionato l’intero settore della musica palermitana perché, a effetto domino, ha provocato anche la fine di diversi piccoli negozi che da lui, oltre alla merce, avevano le dritte per gli acquisti.

Un dispiacere enorme in parte bilanciato dalle immense soddisfazioni dello Zsa Zsa, un vero tempio della musica che quando ha chiuso ha significato lo sfacelo per tutte le band, esordienti e non, che ancora oggi gli chiedono di riaprire.

E in effetti Salvo Principe a riaprire, seppure in un posto diverso e con un concept nuovo, ci sta pensando sul serio, anzi subito prima che scoppiasse la pandemia a stravolgere i piani di tutti, la sua idea si stava quasi concretizzando.

«Non tornerei a vendere dischi - conclude Salvo - i tempi non sono più quelli giusti, ma di certo sarei felice di avere di nuovo un locale in cui ci sia della buona musica e dei buoni cocktail, di essere di nuovo alle prese con 800 persone a serata».
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