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Non solo squali e meduse, in Sicilia ci sono pesci "alieni": 4 specie pericolose da evitare

Quali sono i pesci nel nostro mare che oltre dal provenire dall’oceano Atlantico e dal Mar Rosso, risultano essere davvero minacciosi per la salute di tutti i bagnanti

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 11 luglio 2023

Il pesce scorpione

Con l’inizio della stagione balneare è normale che aumentino gli avvistamenti di specie esotiche all’interno dei nostri mari. In un periodo però convulso come quello che stiamo or ora vivendo.

Visto il numero elevato dei turisti che pubblicano diversi video sui social, lamentandosi a volte della poca sicurezza delle spiagge italiane e siciliane, per via dei frequenti incontri con la fauna marina locale, è necessario fare chiarezza, affinché tutti siano in grado di capire quale animale sia davvero pericoloso e quale no e quale siano le vere specie aliene che mettono in allarme gli stessi biologi.

Tralasciando gli avvistamenti degli squali e delle meduse, di cui abbiamo già parlato approfonditamente in due articoli, usciti nelle settimane scorse, ora è diventato fondamentale parlare delle vere specie aliene pericolose, che stanno cominciando a osservarsi nel nostro mare.

Oggi parleremo in particolare di quattro specifiche tipologie di pesci, che oltre dal provenire dall’oceano Atlantico e dal Mar Rosso, risultano essere davvero minacciosi per la salute di tutti i bagnanti.
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La prima specie di pesce, che sta ottenendo anche una certa fama attraverso i media, è il pesce scorpione, noto agli scienziati come Pterois miles. Esso è un pesce che proviene dall’oceano Indiano e che entrato nel Mediterraneo attraverso il canale di Suez, colonizzando per prima cosa l’Egeo e ora lo Ionio e il Tirreno centrale.

È tra i pesci più pericolosi del mondo, in quanto le spine – o sarebbe meglio dire gli aculei – della sua pinna dorsale presentano delle ghiandole velenifere che secernono una potente tossina, in grado di uccidere anche gli esseri umani.

Esteticamente molto bello, può attrarre i bagnanti poco avvezzi alla pesca o al mare, dimostrandosi anche pericoloso per il fatto che spesso, in prossimità della spiaggia, può decidere di nascondersi tra le sabbie.

Un uomo poco attento che ha deciso perciò di farsi un bagno a mare può rischiare di avvicinarsi imprudentemente all’animale e di finire vittima dei suoi aculei.

La cosa curiosa è che tolti queste pericolose armi, il pesce scorpione è un animale commestibile e molto apprezzato anche in acquariofilia, per la sua pinna dorsale molto elegante e per il suo colorito rossastro molto appariscente.

Si consiglia comunque, se lo si avvista, di allontanarsi velocemente dall’animale e di segnalare alle autorità e agli altri bagnanti del pericolo.

Le due specie di pesce coniglio invece (Siganus luridus e Siganus rivulatus) sono anch’essi dei pesci che è possibile trovare ormai a pochi metri dalle spiagge italiane e siciliane, che per quanto siano commestibili sono delle specie erbivore fortemente invasive (per questa ragione si chiamano pesci coniglio) e anche particolarmente pericolose, per via delle loro spine.

Provenienti dal Golfo Persico, presentano lungo le loro pinne dorsali e ventrali degli aculei che come per il pesce scorpione dispongono di ghiandole velenifere. E per quanto i loro aculei sono sicuramente molto meno lunghi e appuntiti rispetto a quello del pesce scorpione, il loro veleno è alla stessa maniera doloroso e pericoloso.

Per quanto infatti la tossina che producono è molto meno mortale, soggetti particolarmente sensibili potrebbero subire come conseguenza di un eventuale contatto un’allergia con corrispettiva crisi respiratoria, un problema che si acuisce se la persona è asmatica, cardiopatica o incinta.

Il dolore provocato inoltre dalla puntura può paralizzare l’arto colpito per qualche ora, risultando secondo le vittime circa 10 volte più intensa rispetto alla puntura con una tracina. Inoltre, il consumo della carne di questi pesci ha provocato qualche volta anche una particolare intossicazione alimentare nota come ciguatera. Essa è causata dall'ingestione di alimenti di origine marina contaminati da una tossina, di origine non batterica, che è presente in molti microrganismi di cui si nutrono i pesci.La tossina si chiama ciguatossina.

Il pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus) è un pesce che non bisogna assolutamente mangiare, qualora ve lo trovaste nel piatto di qualche sprovveduto ristoratore o nel secchio dei pesci dei pescatori della domenica. Esso infatti è il quarto pesce più tossico del Mediterraneo e anche la sua specie è aliena, provenendo in parte da Suez e in parte dall’altro capo dello Stretto di Gibilterra, dove una forte colonia prospera mietendo moltissime vittime fra i consumatori di pesce del Marocco.

Questo pesce è talmente tossico che anche dopo la cottura le sue carni sono impregnate di veleno e si distingue facilmente dagli altri pesci per la presenza di moltissimi puntini neri sulla sua superficie. La sua presenza in Italia è stata registrata per la prima volta nell’ormai lontano 2013, a pochi metri dalla costa dell'isola di Lampedusa.

Le pelagie sono il punto in cui sembrano essere più frequenti, per quanto riguarda la costa sud della Sicilia.

La sostanza che li rende pericoloso il suo consumo è la tetradotossina, che provoca paralisi respiratoria, infarti, erezioni incontrollate, vomito, svenimenti e dolore ai muscoli. Essa è principalmente contenuta in alcuni organi del pesce, come il fegato e le ghiandole sessuali, ed anche il suo morso è pericoloso.

Infatti, entrando dentro la pelle del malcapitato, di seguito al morso i denti di questo animale possono portare la tetradotossina in circolo. Ed è per questo se i biologi consigliano ai pescatori che si ritrovano questo pesce nelle reti di maneggiarlo con cura.
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