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Parte da Catania l'eccellezza del design: l'architetto Castellana e la sua art direction "integrante"

Un gruppo di designer, da tempo, lavora per affermare la cultura del progetto, mettendo le basi a una sorta di “movimento” del design siciliano al fianco di aziende manifatturiere e artigianali

  • 20 ottobre 2021

L'architetto e designe Vincenzo Castellana

La Sicilia possiede una serie di punti di forza, dall’agroalimentare al turismo, ma forse non tutti sanno che, da qualche anno, fra le eccellenze dell’isola si annovera anche il design.

Sul territorio un gruppo di designer, da tempo, lavora per affermare la cultura del progetto, mettendo le basi a una sorta di “movimento” del design siciliano al fianco di aziende manifatturiere e artigianali. Entrato nei processi produttivi e organizzativi, il design dà la possibilità di migliorare sia le performance aziendali, sia la vita nella quotidianità. Unisce all’utile la bellezza.

Gli stili di vita che caratterizzano gli esseri umani si evolvono e cambiano durante gli anni. La tecnologia, l’innovazione, gli smartphone e la pandemia hanno modificato il modo di vivere all’interno delle abitazioni. Considerando il cambiamento delle azioni umane, l’architetto e designer Vincenzo Castellana ha progettato e portato a compimento alcuni elementi d’arredo innovativi, partendo proprio dall’osservazione della società attuale e proiettando le sue idee nel futuro.



Il tentativo di proiezione di possibili soluzioni abitative si pone quale presupposto per la produzione di oggetti che completano e danno significato al nostro vissuto. Vincenzo Castellana è docente di design strategico presso il corso di laurea in Disegno industriale e comunicazione visiva all’Accademia Abadir- Design e Comunicazione visiva di Catania e nel master di Design Management presso la IULM a Milano, socio fondatore della delegazione ADI e nel 2020 ha ricevuto la prestigiosa menzione d’onore del Compasso d’oro, come art director, per il brand siciliano Desine. Attualmente, è art director del brand Orografie.

«Tutto il lavoro che abbiamo svolto in questi anni - spiega Castellana - sul rapporto tra design e territorio ci sta premiando. Oggi, quando si parla di territorio a livello nazionale, ci troviamo un po’ più avanti, perché abbiamo lavorato eprogettato con tante piccole aziende dell’eccellenza nella manifattura. Si è generata - spiega Castellana - l’esigenza di soddisfare un desiderio che non è più solo quello fisico. Tolti i bisogni primari, in realtà tutto il resto non è una necessità, ma lo diventa perché il nostro rapporto con le cose ha subito un processo di maturazione psicologica, oltre che materiale.

Il desiderio si carica e diventa godimento quando l’atto di sedersi, per esempio, risponde anche a un'ambizione di status, di bellezza, di significato e non solo ad un'urgenza. Da anni sto portando avanti una ricerca con i miei studenti nella quale proviamo a definire la possibilità che esista un’etimologia dell’oggetto, così come esiste certamente un’etimologia della parola, attuata in quel rapporto tra segno e significato. Progettare è sapere guardare oltre il presente, in maniera avveniristica.

Da tredici anni collaboro con Moak e seguo diverse aziende di food. In questo momento mi sto occupando della direzione artistica dell’azienda catanese Orografie, di cui è a capo l’imprenditrice catanese Giorgia Bartolini. Insieme abbiamo costruito il brief e lo abbiamo consegnato a un blocco di progettisti milanesi, ad uno di designers siciliani e a uno più piccolo, derivato da una selezione avvenuta durante il workshop all’interno dell’unica fiera di design fisica svoltasi nell’ottobre 2020, Edit Napoli.

Ritengo fondamentale una visione integrante dell’art direction, concepita quale principio imprescindibile dalla mia ricerca accademica, professionale e culturale. Su questo brand provo a far emergere il design anfibio e i nuovi oggetti della contemporaneità del domani».

Alla settimana del design di Milano è stata lanciata la prima collezione di Orografie, con 15 pezzi e, successivamente, è stata poi presentata a Catania presso l’Istituto di Incremento Ippico. «Stiamo vivendo un momento - aggiunge Castellana - in cui analogico e digitale convivono. Con l’uso dei device tutti noi ci siamo ritrovati a dover cambiare posture e comportamenti in casa, servono quindi arredi adatti.

Abbiamo chiamato il design “anfibio”, perché capace di far convivere analogico e digitale. Oramai abbiamo bisogno di oggetti che rispecchino questa natura complessa, che ci facciano capire quali funzioni siamo e quali azioni ci rappresentano. Orografie, sono oggetti che rispondono a tutto questo, affiorando da una superficie come montagne emerse dal mare».

I pezzi della collezione partono tutti da uno studio preliminare, e poi i designer hanno liberato la loro creatività, facendo in modo che gli oggetti e gli elementi di arredo offrano la possibilità di vari usi. Così, sono stati progettati oggetti che assolvono a funzioni che prima non c’erano, forme non sempre riconducibili a categorie già conosciute.

Ad esempio il leggio-sostegno per il telefonino con specchio, di Francesco Faccin, oppure la consolle Minuti di Livia Stacchini, un mobile realizzato per conservare i ricordi che non vogliamo dimenticare e ancora il vassoio-portafrutta ribaltabile in ceramica di Andrea Branciforti, con porta iPhone incorporato, prodotto a Caltagirone in una storica bottega di ceramiche.

Ogni pezzo riflette le eccellenze della nostra terra e coinvolge la maestria di artigiani del vetro, della pietra, falegnami, laccatori e tornitori.

L’architetto Castellana ci fornisce inoltre una notizia che riguarda un nuovo progetto: «In collaborazione con l’Accademia Abadir stiamo creando dei master in design strategico, che coinvolgeranno insegnanti di fama internazionale che si recheranno in Sicilia, e il progetto avrà come partner aziende del territorio».
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