Per le famiglie siciliane tornare a Pasqua è un lusso: “Noi costretti a stare lontani da casa”
Per chi è partito dal Sud, spesso, quei viaggi hanno una sola direzione: casa: vi raccontiamo la storia di Maria Chiara Valenziano, psicologa e insegnante di sostegno
Aeroporto
Ci sono viaggi che non hanno niente a che fare con il turismo. Non si fanno per vedere qualcosa di nuovo, ma per tornare indietro, per rimettere insieme pezzi di vita lasciati altrove. Per chi è partito dal Sud, spesso, quei viaggi hanno una sola direzione: casa. Maria Chiara Valenziano, psicologa e insegnante di sostegno, lo sa bene.
Vive al Nord ormai da dodici anni: da quando, nel 2014, ha preso una decisione che ha cambiato per sempre la sua esistenza insieme a quello che nel frattempo è diventato suo marito. «Non volevamo una vita fatta di compromessi continui, volevamo costruirci quello che dovrebbe essere un nostro diritto. Non ce ne siamo andati per scelta - racconta - ma per speranza».
La speranza di un lavoro stabile, di una vita meno precaria, della possibilità (allora lontana a Palermo) di costruire una famiglia. Oggi quella famiglia esiste. Sono in quattro e hanno una routine ben consolidata nella loro nuova città, Monza. Nonostante sia passato molto tempo, però, ci sono giorni dell’anno in cui la distanza si fa sentire e pesa più del solito.
Non perché sia aumentata, ma perché diventa impossibile ignorarla. Pasqua è uno di quei giorni. Ogni primavera Maria Chiara fa lo stesso gesto: apre il computer, cerca un volo per Palermo, inserisce le date. Poi guarda il totale e capisce che anche quest’anno non scenderà.
Così da dodici lunghi anni. «Quando siamo andati via eravamo in due. All’inizio riuscivamo a scendere più spesso. Poi sono arrivati i figli e tutto è cambiato», racconta. D’altronde il conto è semplice, almeno sulla carta: i voli per quattro persone, nei periodi festivi, possono superare facilmente i mille euro.
Poi ci sono tutte le altre spese: gli spostamenti, l’eventuale affitto di un’auto, la quotidianità: «Alla fine devi scegliere, o vai a trovare la tua famiglia o fai un viaggio per te. E quasi sempre scegli la prima». Finché puoi. Perché poi arriva Pasqua, che sta in mezzo tra Natale e l’estate, quando il budget è già stato consumato. «È sempre stata la festività più sfigata», dice senza girarci troppo intorno. «E infatti non scendiamo mai». Una rinuncia che riguarda sempre più persone, lo confermano anche i dati.
Secondo le rilevazioni di Federconsumatori, anche per la Pasqua 2026 tornare in Sicilia è tutt’altro che semplice. Le simulazioni sui voli nei giorni a ridosso delle festività mostrano prezzi che, dalle principali città del Nord, possono superare i 300-400 euro a persona per un andata e ritorno, con picchi ancora più alti in base agli orari e alla disponibilità. Tradotto: per una famiglia, il costo complessivo supera addirittura i mille euro.
Un fenomeno che, spiegano dall’associazione, non è più episodico ma strutturale. Nei periodi di maggiore richiesta (Natale, Pasqua, estate) la concentrazione della domanda su pochi giorni e il numero limitato di voli disponibili fanno lievitare i prezzi, rendendo di fatto il rientro sempre più difficile per chi vive lontano dalla propria terra. Una dinamica che negli ultimi mesi è tornata anche al centro del dibattito pubblico.
Dalle mobilitazioni del movimento “Nun si parti” alle prese di posizione dei sindacati, tra cui la Cgil, il caro voli viene indicato sempre più chiaramente come una barriera strutturale alla mobilità. Non è solo una questione economica: il rischio, denunciano, è quello di isolare sempre di più la Sicilia e di rendere difficile persino il mantenimento dei legami familiari.
«Il caro voli è una vera e propria questione sociale - spiega Giovanni Castronovo del movimento "Nun si parti" -. Quando tornare diventa proibitivo, si alimenta un senso di distanza e isolamento che rende ancora più definitiva la scelta di emigrare». Da oltre un anno proprio associazioni e sindacati chiedono l’istituzione di un tavolo permanente per affrontare il problema.
Ma le risposte istituzionali, finora, non hanno inciso davvero. Il Ministero, infatti, ha chiarito che non è possibile intervenire direttamente sui prezzi, lasciati alle politiche delle compagnie aeree. Il nodo, però, secondo loro, è un altro: non la cifra in sé, ma l’offerta.
Nei periodi di maggiore richiesta i voli sono pochi, il che fa impennare le tariffe; per questo la proposta è di incentivare le compagnie a incrementare i collegamenti nei giorni “caldi”, così da contenerne l’aumento senza violare le regole del mercato. In concreto, spiegano, si potrebbe prevedere un sistema di incentivi per le compagnie che scelgono di aumentare i voli da e per gli aeroporti più richiesti, anche spostando temporaneamente gli aerei da tratte meno trafficate.
Un meccanismo che dovrebbe essere accompagnato da compensazioni economiche per coprire i costi aggiuntivi e da un supporto agli aeroporti per gestire il maggiore traffico nei giorni di picco. È dentro questo equilibrio fragile, tra domanda, offerta e prezzi che salgono, che si muove la storia delle tante Maria Chiara che hanno dovuto costruire una nuova esistenza lontano da casa. Perché dietro quei numeri non ci sono solo tariffe e tratte, ma vite organizzate a distanza.
«Noi non siamo turisti - dice -. Noi torniamo a casa». Eppure, ogni volta, il prezzo è lo stesso: quello di chi parte per un weekend, per una vacanza, per piacere, non di chi prova a tenere insieme due pezzi della propria vita. Per questo la sua è anche una richiesta.
Alla politica, innanzitutto: «Dovrebbero riconoscerci per quello che siamo - spiega -. Non persone che fanno girare l’economia, ma persone che cercano di mantenere un legame». Un legame fatto di genitori che invecchiano, di case lasciate indietro, di radici che continuano a esserci.
L’idea, per lei, è semplice: distinguere fra chi viaggia per vacanza e chi torna a casa. E, a partire da questo, pensare a tariffe diverse: «Non dico gratuite - precisa - ma a costi accessibili, anche simbolici».
Negli ultimi anni si è provato a dare una risposta con soluzioni alternative, come il “Sicilia Express”, il treno straordinario pensato per facilitare i rientri durante le festività. Un segnale che va in questa direzione, ma che per molte famiglie non è una scelta praticabile.
«Con due bambini, lo vedo come un viaggio della speranza» - spiega Maria Chiara. Perché il punto, alla fine, non è solo trovare un modo per tornare. È poterlo fare davvero, senza dover scegliere ogni volta tra una vacanza e la propria famiglia. Perché ci sono viaggi che non sono viaggi, ma ritorni. E non dovrebbero essere un lusso.
Vive al Nord ormai da dodici anni: da quando, nel 2014, ha preso una decisione che ha cambiato per sempre la sua esistenza insieme a quello che nel frattempo è diventato suo marito. «Non volevamo una vita fatta di compromessi continui, volevamo costruirci quello che dovrebbe essere un nostro diritto. Non ce ne siamo andati per scelta - racconta - ma per speranza».
La speranza di un lavoro stabile, di una vita meno precaria, della possibilità (allora lontana a Palermo) di costruire una famiglia. Oggi quella famiglia esiste. Sono in quattro e hanno una routine ben consolidata nella loro nuova città, Monza. Nonostante sia passato molto tempo, però, ci sono giorni dell’anno in cui la distanza si fa sentire e pesa più del solito.
Non perché sia aumentata, ma perché diventa impossibile ignorarla. Pasqua è uno di quei giorni. Ogni primavera Maria Chiara fa lo stesso gesto: apre il computer, cerca un volo per Palermo, inserisce le date. Poi guarda il totale e capisce che anche quest’anno non scenderà.
Così da dodici lunghi anni. «Quando siamo andati via eravamo in due. All’inizio riuscivamo a scendere più spesso. Poi sono arrivati i figli e tutto è cambiato», racconta. D’altronde il conto è semplice, almeno sulla carta: i voli per quattro persone, nei periodi festivi, possono superare facilmente i mille euro.
Poi ci sono tutte le altre spese: gli spostamenti, l’eventuale affitto di un’auto, la quotidianità: «Alla fine devi scegliere, o vai a trovare la tua famiglia o fai un viaggio per te. E quasi sempre scegli la prima». Finché puoi. Perché poi arriva Pasqua, che sta in mezzo tra Natale e l’estate, quando il budget è già stato consumato. «È sempre stata la festività più sfigata», dice senza girarci troppo intorno. «E infatti non scendiamo mai». Una rinuncia che riguarda sempre più persone, lo confermano anche i dati.
Secondo le rilevazioni di Federconsumatori, anche per la Pasqua 2026 tornare in Sicilia è tutt’altro che semplice. Le simulazioni sui voli nei giorni a ridosso delle festività mostrano prezzi che, dalle principali città del Nord, possono superare i 300-400 euro a persona per un andata e ritorno, con picchi ancora più alti in base agli orari e alla disponibilità. Tradotto: per una famiglia, il costo complessivo supera addirittura i mille euro.
Un fenomeno che, spiegano dall’associazione, non è più episodico ma strutturale. Nei periodi di maggiore richiesta (Natale, Pasqua, estate) la concentrazione della domanda su pochi giorni e il numero limitato di voli disponibili fanno lievitare i prezzi, rendendo di fatto il rientro sempre più difficile per chi vive lontano dalla propria terra. Una dinamica che negli ultimi mesi è tornata anche al centro del dibattito pubblico.
Dalle mobilitazioni del movimento “Nun si parti” alle prese di posizione dei sindacati, tra cui la Cgil, il caro voli viene indicato sempre più chiaramente come una barriera strutturale alla mobilità. Non è solo una questione economica: il rischio, denunciano, è quello di isolare sempre di più la Sicilia e di rendere difficile persino il mantenimento dei legami familiari.
«Il caro voli è una vera e propria questione sociale - spiega Giovanni Castronovo del movimento "Nun si parti" -. Quando tornare diventa proibitivo, si alimenta un senso di distanza e isolamento che rende ancora più definitiva la scelta di emigrare». Da oltre un anno proprio associazioni e sindacati chiedono l’istituzione di un tavolo permanente per affrontare il problema.
Ma le risposte istituzionali, finora, non hanno inciso davvero. Il Ministero, infatti, ha chiarito che non è possibile intervenire direttamente sui prezzi, lasciati alle politiche delle compagnie aeree. Il nodo, però, secondo loro, è un altro: non la cifra in sé, ma l’offerta.
Nei periodi di maggiore richiesta i voli sono pochi, il che fa impennare le tariffe; per questo la proposta è di incentivare le compagnie a incrementare i collegamenti nei giorni “caldi”, così da contenerne l’aumento senza violare le regole del mercato. In concreto, spiegano, si potrebbe prevedere un sistema di incentivi per le compagnie che scelgono di aumentare i voli da e per gli aeroporti più richiesti, anche spostando temporaneamente gli aerei da tratte meno trafficate.
Un meccanismo che dovrebbe essere accompagnato da compensazioni economiche per coprire i costi aggiuntivi e da un supporto agli aeroporti per gestire il maggiore traffico nei giorni di picco. È dentro questo equilibrio fragile, tra domanda, offerta e prezzi che salgono, che si muove la storia delle tante Maria Chiara che hanno dovuto costruire una nuova esistenza lontano da casa. Perché dietro quei numeri non ci sono solo tariffe e tratte, ma vite organizzate a distanza.
«Noi non siamo turisti - dice -. Noi torniamo a casa». Eppure, ogni volta, il prezzo è lo stesso: quello di chi parte per un weekend, per una vacanza, per piacere, non di chi prova a tenere insieme due pezzi della propria vita. Per questo la sua è anche una richiesta.
Alla politica, innanzitutto: «Dovrebbero riconoscerci per quello che siamo - spiega -. Non persone che fanno girare l’economia, ma persone che cercano di mantenere un legame». Un legame fatto di genitori che invecchiano, di case lasciate indietro, di radici che continuano a esserci.
L’idea, per lei, è semplice: distinguere fra chi viaggia per vacanza e chi torna a casa. E, a partire da questo, pensare a tariffe diverse: «Non dico gratuite - precisa - ma a costi accessibili, anche simbolici».
Negli ultimi anni si è provato a dare una risposta con soluzioni alternative, come il “Sicilia Express”, il treno straordinario pensato per facilitare i rientri durante le festività. Un segnale che va in questa direzione, ma che per molte famiglie non è una scelta praticabile.
«Con due bambini, lo vedo come un viaggio della speranza» - spiega Maria Chiara. Perché il punto, alla fine, non è solo trovare un modo per tornare. È poterlo fare davvero, senza dover scegliere ogni volta tra una vacanza e la propria famiglia. Perché ci sono viaggi che non sono viaggi, ma ritorni. E non dovrebbero essere un lusso.
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