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Più che una passione è (quasi) una missione: Adriana la restauratrice di "esseri viventi"

Adriana Grasso, restauratrice di Catania, porta avanti da oltre 30 anni una missione che è sostanzialmente questa: salvare dall'oblio ogni pezzo d’arredamento che incontra

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 6 novembre 2021

Adriana Grasso nella sua bottega di restauro

Capelli raccolti, grembiule da lavoro e tanta voglia, che aumenta di giorno in giorno, di salvare dall’oblio quanti più arredi possibili.

La missione che Adriana Grasso, restauratrice di Catania, porta avanti da oltre 30 anni è sostanzialmente questa: salvare, come fossero esseri viventi, ogni pezzo d’arredamento che incontra o che le portano in bottega.

«Oggi più che mai - ci ha detto Adriana - penso che il lavoro del restauro e del restyling, debba essere sostenuto e condiviso con le nuove generazioni.

In un mondo in cui nulla ha più valore, dove gli arredi moderni vengono fabbricati per essere sostituiti l’anno successivo, generando conseguenti dinamiche non proprio green».

Il lavoro di Adriana, dunque, ha una finalità pratica di recupero ma anche una volontà di condividere, soprattutto con i più giovani, il principio del recupero e il conseguente rispetto dell’ambiente.

«Mi sembra doveroso esportare questa sana pratica, che già vivo a livello personale in ambiti come l’alimentazione, ad esempio, condividendo il tutto con la mia famiglia, anche nel mio lavoro.



Per questo motivo organizzo spessissimo corsi di restyling rivolti a tutti perché si acquisisca la buona pratica del “fai da te”.

Gli oggetti, i mobili, hanno una vita ai miei occhi, sono come esseri viventi che vanno tutelati e salvati.

Ho iniziato oltre 30 anni fa, affiancando un maestro restauratore in una bottega qui a Catania, poi sono partita per Firenze, per perfezionare gli studi; lì ho aperto una bottega mia e dopo un anno di lavoro ho deciso di rientrare a Catania.

Qui, sempre il mio maestro di allora, mi ha spinto a volare con le mie ali come si suol dire, e ad aprire una mia bottega. E così ho fatto. Da allora, non ho mai lasciato questa attività, riscoprendo proprio nei tempi recenti la necessità, sociale, di questa mia passione.

C’è l’erronea percezione che restaurare un mobile sia costoso e non alla portata di tutti; non è così, tutti possiamo essere in grado di riportare alla bellezza iniziale, più o meno professionalmente, oggetti che ci sono cari, che hanno un loro vissuto, che ci raccontano le nostre origini.

Ricordo ogni singolo pezzo che ho curato e restaurato perché per me, come dicevo, sono esseri viventi».

E tra i mobili di famiglia che hanno ricevuto le cure di Adriana e che ancora sono con lei un vecchio armadio. «Sono legatissima a questo mobile che è stato uno dei primi che ho restaurato e sui quali ho fatto un intervento di restyling; in quel periodo nacque la mia prima figlia e da allora è in casa nostra. Non potrei mai disfarmene».
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