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Rude, impervia e silente: Enna è una città che ha carattere (ma solo per chi la merita)

E' il vero cuore della Sicilia, così al centro che qui il mare non si vede e non si tocca: una città silente per protezione e per sacralità, lontana dal rumore delle città portuali

  • 28 febbraio 2020

Il Castello di Lombardia a Enna (foto pagina Facebook Comune Enna, credit Master's Photo)

C’è quella bassa e quella alta: una città, quella di Enna, che fa parte della Sicilia del centro, quella di cui oggi si sente parlare poco, quasi come fosse diventato un borgo dimenticato in un pizzo impervio di montagna avvolto nella nebbia.

Da sempre Enna è montagna e si divide tra chi sta giù e chi sta sù, un luogo così al centro dell’isola che da qui il mare non si vede e non si tocca. Nel corso degli ultimi anni però il “vivere” e le principali funzioni cittadine si sono lentamente spostate a valle, dove si trova l’ospedale, l’Università Kore e il caotico movimento di andirivieni quotidiano, anche se la vera città è rimasta ancora lassù a quasi 1000 metri.

E anche se, alla vista di queste case “arroccate”, è legittimo chiedersi quale possa essere stato il motivo che spinse i primi cittadini ad andare ad abitare in un luogo così impervio e difficile diventato il capoluogo di provincia diù alto d'Italia: la risposta è che la città di Enna, in verità, ha un grande carattere: è un luogo che vuole essere scoperto solo da chi ha realmente la voglia di farlo.



Vivere su di un acrocoro, su un “pizzo” di montagna, d’altronde non è cosa semplice ma le difficoltà di questa scelta sono state superate da un vantaggio, che in antichità era quello difensivo: la città, descritta da diversi autori del periodo islamico come una sorta di settima meraviglia del mondo medievale mediterraneo, rappresentò infatti per secoli un nodo strategico ed inespugnabile della Sicilia militare.

A raccontarci il forte carattere di questo borgo medievale protetto dall'altezza delle montagne è lo studioso antropogeografo e consulente ambientale Giuseppe Maria Amato, nato a Palermo ma residente per scelta ad Enna ormai da diversi anni:

«Enna è “lupucuvia”, è difficile, chiusa, non si mostra al primo sguardo, entrante e vi accoglie con una piazza grande regolare, dominata dalla mole di una chiesa quasi fortezza, ma non vi mostra il suo cuore - racconta Giuseppe.

Per vedere il Duomo, il luogo in cui è custodita la passione degli ennesi per la Patrona, la Madonna della Visitazione o meglio “Marì”, dovete inerpicarvi e attraversare per almeno un buon chilometro il tessuto dell’urbano antico per sbucare di colpo al cospetto dell’imponente torrione barocco della Matrici».

Una città, quindi, silente per protezione e per sacralità, lontana dal rumore delle città portuali, costiere, una città chiusa, indisponibile, misteriosa ma anche il cuore al centro dell’isola, un luogo capace di aprirsi per gigantesche fiere che un tempo richiamavano lassù migliaia di pastori, contadini, commercianti.

«Enna è composta anche dalle sue feste, la lunga e sentitissima settimana santa, seconda solo a quella di Siviglia, con migliaia di confratelli di ben 16 confraternite, culminante nella lunghissima e silenziosa processione del venerdì santo in gran parte effettuata per le strade del centro storico alla tremolante luce delle torce o la più festosa festa della Madonna della Visitazione, la patrona maggiore della città, con la processione principale il 2 di luglio».

Ma oltre alle ricorrenze del paese, e ai panorami mozzafiato che la sua altitudine regala ai suoi visitatori, Enna è anche sede di importanti riconoscimenti internazionali, quali ad esempio lo status di Geopark conferitole dall’Unesco per la ricchezza della sua geodiversità.

Squarciato il velo della nebbia e del mistero iniziale, Enna alta è tutta un caloroso centro storico fatto di chiese, case, palazzi, strade e piazze, attraversato da una lunga strada, la via Roma.

«Il tessuto urbano della città è stato quasi interamente realizzato secondo lo schema islamico - continua. Una sola grande strada principale, la sharì, che è la via Roma di oggi, da cui si diramano le vie dei quartieri, le dharb, e da queste a volo volta poi, come fossimo in un gioco di scatole cinesi, si apre il dedalo dei mille cortili, vicoli e vicoletti che fanno la casbah.

Complessivamente posso dire che qui si vive meglio di come si vive in altre parti della Sicilia, non solo interna, Enna è piccola ma è ancora una città, con alti e bassi mantiene un certo profilo, anche se ha perso gran parte dell’appeal che aveva un tempo sui centri vicini, perché come tutta la Sicilia interna vede decrescere pericolosamente il numero dei suoi abitanti, troppi giovani scappano altrove, dalla costa siciliana all’estero, per trovare alternative alla fermissima economia dell’interno.

La città è lenta, poco capace di slanci creativi, per niente avvezza alla innovazione, ancor di meno alla condivisione in rete. L’ultima amministrazione comunale ha saputo dare una bella scossa ma non è riuscita a svegliare del tutto la città dal torpore e dalla estrema personalizzazione.

Le note positive sono legate alla salubrità dell’aria, alla quasi totale mancanza di delinquenza minore e alla facilità dei rapporti umani».

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