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Classici, cult, restaurati e introvabili: oltre cinquecento film in streaming sono gratis

La Cineteca di Milano ha messo a disposizione degli appassionati di cinema alcune delle pellicole più rappresentative della storia di quest'arte, da gustare gratuitamente da casa

Beniamino Biondi
Scrittore e critico cinematografico
  • 13 marzo 2020

Il backstage del film "Cenacolo" in una foto della Cineteca di Milano (foto Facebook)

«Senza uscire dalla porta, puoi conoscere il mondo. Senza guardar fuori dalla finestra, puoi vedere il cielo. Più viaggi lontano, meno conosci. Quindi il saggio conosce senza viaggiare, comprende senza vedere, compie senza agire.» Così scrive Lao Tzu nel capitolo 47 del Tao Te Ching, e nei giorni del domicilio coatto responsabilmente imposto al fine di contenere una possibile epidemia da Coronavirus, sono parole preziose e quanto mai appropriate. E per non consegnare a futura memoria i quattordici giorni di isolamento a una vana condizione purgatoriale, ecco l’invito di Lao Tzu a compiere un viaggio verso la conoscenza.

Il filosofo cinese non si riferiva di certo al cinema, ma solo perché il cinematografo non era ancora stato inventato. Avesse scritto il Tao Te Ching dopo la scoperta dei fratelli Lumière, niente di strano che avrebbe finito per citare la bellissima iniziativa della Cineteca di Milano che proprio in questi giorni rende accessibili gratuitamente online, in segno di partecipazione a una cultura che non si ferma alla quarantena, una vastissima selezione di film consultabili comodamente da casa grazie al servizio di streaming. Dai classici del cinema muto ai film ritrovati, tra pellicole esclusive e restauri, con l’accesso a un catalogo di oltre cinquecento film di straordinario valore storico.



Nel mondo parallelo della settima arte che la Cineteca di Milano ci offre come occasione irrinunciabile per la fantasia dei nostri orizzonti culturali, con qualche sforzo potremmo partire proprio dal cinema muto con Uomini della domenica (1930) del tedesco Robert Siodmak: è il suo primo film, girato con stile semi-documentaristico e con attori non professionisti, nel modo di un curioso pedinamento di un gruppo di giovani berlinesi che trascorrono la domenica a Wannsee, cercando di dimenticare i malesseri quotidiani e le noie del lavoro.

A seguire, certamente, Femmine folli (1922) dell’austriaco Erich Von Stroheim, descrizione decadente della nobiltà postbellica nella quale le vittime e i carnefici si uguagliano per crudeltà e orrore. Il nostro viaggio giunge alle soglie dell’espressionismo con l’opera di un autentico genio: Faust (1926) di Friedrich Wilhelm Murnau.

Basato su antiche narrazioni del leggendario racconto, nonché sulla versione della storia come scritta da Goethe, il film racconta dell’Arcangelo Michele e di Mefisto che stringono un patto per il quale a quest'ultimo sarebbe spettato il dominio sulla Terra se gli fosse riuscito di corrompere l’anima dello studioso dottor Faust. Alla fine,

Mefisto perderà la sua scommessa, piegato da una forza a lui sconosciuta: l'amore. Opera di straordinaria potenza visiva, con richiami alla pittura romantica e una sofisticata tecnica di ripresa e di animazione, è una occasione imperdibile per non varcare la soglia di casa.

Con un lungo salto temporale, omaggiando Roberto Rossellini con una rarissimo servizio della Settimana Incom dedicato alle riprese del film Europa ’51, si giunge a Emigranti (1963) dell’italiano Franco Piavoli. È un mediometraggio documentario che racconta ciò che in questi giorni abbiamo vissuto al contrario: gli emigranti del meridione che arrivati alla stazione di Milano carichi di valige corrono a prendere le coincidenze per la Germania e la Svizzera. Tra fughe e ritiri, alcuni di loro si abbandonano, sperduti e stanchi, nella sala d’aspetto.

E per gli amanti di Alberto Moravia, la Cineteca di Milano ci offre di poter vedere l’unico suo breve film come regista, Colpa del sole (1951), una semplice curiosità che però mostra alcuni temi tipici dello scrittore come l’ambientazione borghese, il gusto del dettaglio, l’eros e la violenza delle passioni.

E siccome quattordici giorni sono lunghi, facciamo un passo indietro con Bambini in città (1946), estratto da un cortometraggio di Luigi Comencini che mostra la Milano dell’immediato dopoguerra sfigurata dai bombardamenti, ma questo non ostacola i bambini che, trasformando con l’immaginazione i luoghi devastati in un campo da gioco, comunicano la loro felice gioia di vivere.

Possiamo concludere in un ritorno all’espressionismo con Delitto e castigo (1923) di Robert Wiene, dal celebre romanzo di Fédor Dostoevskij, storia del dramma di Raskolnikov, studente espulso dall’università che, per dimostrare il proprio valore, decide di uccidere una vecchia usuraia presso la quale aveva impegnati vari suoi oggetti e che considerava inutile per la società.

Lao Tzu non aveva tutti i torti, perché «senza uscire dalla porta, puoi conoscere il mondo», anche per merito della Cineteca di Milano e della responsabilità di ciascuno di noi per la salute di tutti.
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