Tragedia sfiorata in via Roma, palermitano salva un bimbo: "Qui si corre come in pista"
È successo davanti alla Rinascente. Un bimbo americano in vacanza in città stava per essere investito, a evitare il peggio un bigliettaio in servizio
Il tratto di via Roma in cui il bigliettaio ha salvato il bimbo (foto Balarm)
Un pallone che scivola dalle mani, un bambino che si lancia verso la carreggiata senza pensarci, un’auto che arriva. Tutto in pochi secondi, nel pieno di via Roma, davanti alla Rinascente, dove ogni giorno si incrociano turisti, residenti, autobus, auto, scooter e passeggeri diretti all’aeroporto.
Questa volta, però, quella che poteva diventare una tragedia si è fermata un attimo prima dell’impatto. A intervenire è stato Emanuele Bentivegna, 33 anni, residente ad Altofonte e dipendente di una compagnia di trasporto extraurbano. Lavora come bigliettaio per il servizio di collegamento con l’aeroporto e si trovava, come spesso accade, davanti alla fermata di via Roma.
«C’era una famiglia di turisti americani», racconta a Balarm. «Il bambino aveva un pallone in mano. A un certo punto gli è scivolato e lui, senza pensarci, si è buttato in mezzo alla strada per recuperarlo».
In quello stesso momento, secondo il racconto di Bentivegna, un’auto stava sopraggiungendo a velocità sostenuta. «Ho visto la scena e mi sono mosso subito. Mi sono buttato verso di lui senza pensarci due volte, l’ho afferrato e l’ho tirato indietro, verso il marciapiede. Se non fossi intervenuto in quell’istante, sarebbe potuta finire malissimo».
Anche lui ha rischiato. «L’auto ci è passata vicinissima. Ha sfiorato me e il bambino», dice. Poi, una volta rientrato il pericolo, lo spavento della famiglia. «Il padre non sapeva come ringraziarmi. Voleva lasciarmi cento euro, ma non li ho presi. Non l’ho fatto per avere qualcosa in cambio, è stato un gesto d’istinto».
Il piccolo è rimasto illeso, così come Bentivegna. Ma la scena, per chi l’ha vissuta, resta impressa come un segnale d’allarme. Perché via Roma non è una strada qualunque: è uno degli assi principali del centro cittadino, attraversato a tutte le ore da pedoni, lavoratori, turisti e famiglie, ma anche da un traffico spesso veloce e disordinato.
«Io sto lì quasi ogni giorno per lavoro e lo vedo continuamente», racconta ancora il bigliettaio. «Non tutti si comportano così, naturalmente, ma ci sono scooter e auto con musica a tutto volume che sfrecciano come se fossero in pista. E via Roma è sempre piena di gente: non è una strada in cui si può correre».
Il tema della sicurezza lungo questa arteria cittadina non nasce con l’episodio di ieri. Secondo un’elaborazione di Open Data Sicilia sui dati comunali dei sinistri stradali del 2022, via Roma risultava tra gli assi più critici della città: con 62 incidenti e 58 feriti in un anno, era il terzo tratto più pericoloso di Palermo, dopo viale Regione Siciliana e via Messina Marine.
Numeri che, negli ultimi anni, hanno alimentato diverse proposte per rendere più sicuro l’attraversamento della strada e ridurre la velocità dei mezzi. Tra queste c’è anche la richiesta di istituire una Zona 30, avanzata nel marzo del 2025 dalla Consulta della bicicletta a partire proprio dalla pericolosità dell’asse e dalla necessità di proteggere gli utenti più fragili della strada: pedoni, bambini, persone con disabilità, ciclisti e chi si muove con mezzi leggeri.
La proposta non riguardava soltanto l’abbassamento del limite di velocità, ma anche una serie di interventi capaci di renderlo effettivo. La Consulta chiedeva infatti misure di moderazione del traffico, attraversamenti più sicuri e strumenti per scoraggiare la velocità eccessiva.
Sulla stessa linea si era mossa anche l’Ottava circoscrizione, che aveva votato all’unanimità un atto per introdurre il limite dei 30 chilometri orari e accompagnarlo con interventi visibili: info velox, attraversamenti pedonali rialzati o illuminati, restringimenti e delimitazioni della carreggiata.
Un passaggio che, secondo il presidente Marcello Longo, è rimasto però senza seguito. «Lo abbiamo fatto a tutela dell’incolumità delle persone, ma gli uffici non hanno ancora dato seguito a quell’indicazione», dice. «In via Roma continuano a verificarsi incidenti gravi e la politica, insieme all’Ufficio mobilità del Comune di Palermo, ha la responsabilità di applicare modifiche migliorative. Ogni giorno di immobilismo è una colpa».
Il punto, per chi vive o attraversa ogni giorno quella strada, è proprio questo: via Roma non può essere considerata una corsia veloce. È una strada centrale, piena di fermate, attività commerciali, alberghi, uffici, passaggi turistici e attraversamenti pedonali. Una strada in cui il traffico convive continuamente con le persone.
È dentro questo quadro che il racconto di Bentivegna assume un significato più ampio. Non riguarda soltanto quello che è accaduto davanti alla Rinascente, ma una fragilità quotidiana: quella di una strada attraversata da migliaia di persone e percorsa, troppo spesso, come se fosse uno spazio pensato prima di tutto per le auto.
Anche la visibilità degli attraversamenti diventa allora parte del problema. «Davanti alla Rinascente le strisce ci sono, ma sono poco visibili», racconta Bentivegna. In altri tratti, aggiunge, la segnaletica sarebbe in fase di rifacimento, a partire dalla zona della stazione. Ma intanto, nei punti più frequentati, chi attraversa continua a doversi affidare soprattutto alla prudenza propria e a quella degli automobilisti.
Questa volta è andata bene. Il bambino è tornato sul marciapiede, la famiglia ha potuto proseguire la giornata senza conseguenze ed Emanuele Bentivegna è rientrato al suo lavoro. Ma l’episodio resta come un avvertimento: su una strada centrale, affollata e attraversata ogni giorno da turisti, residenti e bambini, la sicurezza non può dipendere soltanto dal riflesso di chi si trova nel punto giusto al momento giusto. «Io l’ho fatto perché mi è venuto naturale», dice Bentivegna. «Ma non si può aspettare che sia sempre qualcuno, per caso, a evitare il peggio».
Questa volta, però, quella che poteva diventare una tragedia si è fermata un attimo prima dell’impatto. A intervenire è stato Emanuele Bentivegna, 33 anni, residente ad Altofonte e dipendente di una compagnia di trasporto extraurbano. Lavora come bigliettaio per il servizio di collegamento con l’aeroporto e si trovava, come spesso accade, davanti alla fermata di via Roma.
«C’era una famiglia di turisti americani», racconta a Balarm. «Il bambino aveva un pallone in mano. A un certo punto gli è scivolato e lui, senza pensarci, si è buttato in mezzo alla strada per recuperarlo».
In quello stesso momento, secondo il racconto di Bentivegna, un’auto stava sopraggiungendo a velocità sostenuta. «Ho visto la scena e mi sono mosso subito. Mi sono buttato verso di lui senza pensarci due volte, l’ho afferrato e l’ho tirato indietro, verso il marciapiede. Se non fossi intervenuto in quell’istante, sarebbe potuta finire malissimo».
Anche lui ha rischiato. «L’auto ci è passata vicinissima. Ha sfiorato me e il bambino», dice. Poi, una volta rientrato il pericolo, lo spavento della famiglia. «Il padre non sapeva come ringraziarmi. Voleva lasciarmi cento euro, ma non li ho presi. Non l’ho fatto per avere qualcosa in cambio, è stato un gesto d’istinto».
Il piccolo è rimasto illeso, così come Bentivegna. Ma la scena, per chi l’ha vissuta, resta impressa come un segnale d’allarme. Perché via Roma non è una strada qualunque: è uno degli assi principali del centro cittadino, attraversato a tutte le ore da pedoni, lavoratori, turisti e famiglie, ma anche da un traffico spesso veloce e disordinato.
«Io sto lì quasi ogni giorno per lavoro e lo vedo continuamente», racconta ancora il bigliettaio. «Non tutti si comportano così, naturalmente, ma ci sono scooter e auto con musica a tutto volume che sfrecciano come se fossero in pista. E via Roma è sempre piena di gente: non è una strada in cui si può correre».
Il tema della sicurezza lungo questa arteria cittadina non nasce con l’episodio di ieri. Secondo un’elaborazione di Open Data Sicilia sui dati comunali dei sinistri stradali del 2022, via Roma risultava tra gli assi più critici della città: con 62 incidenti e 58 feriti in un anno, era il terzo tratto più pericoloso di Palermo, dopo viale Regione Siciliana e via Messina Marine.
Numeri che, negli ultimi anni, hanno alimentato diverse proposte per rendere più sicuro l’attraversamento della strada e ridurre la velocità dei mezzi. Tra queste c’è anche la richiesta di istituire una Zona 30, avanzata nel marzo del 2025 dalla Consulta della bicicletta a partire proprio dalla pericolosità dell’asse e dalla necessità di proteggere gli utenti più fragili della strada: pedoni, bambini, persone con disabilità, ciclisti e chi si muove con mezzi leggeri.
La proposta non riguardava soltanto l’abbassamento del limite di velocità, ma anche una serie di interventi capaci di renderlo effettivo. La Consulta chiedeva infatti misure di moderazione del traffico, attraversamenti più sicuri e strumenti per scoraggiare la velocità eccessiva.
Sulla stessa linea si era mossa anche l’Ottava circoscrizione, che aveva votato all’unanimità un atto per introdurre il limite dei 30 chilometri orari e accompagnarlo con interventi visibili: info velox, attraversamenti pedonali rialzati o illuminati, restringimenti e delimitazioni della carreggiata.
Un passaggio che, secondo il presidente Marcello Longo, è rimasto però senza seguito. «Lo abbiamo fatto a tutela dell’incolumità delle persone, ma gli uffici non hanno ancora dato seguito a quell’indicazione», dice. «In via Roma continuano a verificarsi incidenti gravi e la politica, insieme all’Ufficio mobilità del Comune di Palermo, ha la responsabilità di applicare modifiche migliorative. Ogni giorno di immobilismo è una colpa».
Il punto, per chi vive o attraversa ogni giorno quella strada, è proprio questo: via Roma non può essere considerata una corsia veloce. È una strada centrale, piena di fermate, attività commerciali, alberghi, uffici, passaggi turistici e attraversamenti pedonali. Una strada in cui il traffico convive continuamente con le persone.
È dentro questo quadro che il racconto di Bentivegna assume un significato più ampio. Non riguarda soltanto quello che è accaduto davanti alla Rinascente, ma una fragilità quotidiana: quella di una strada attraversata da migliaia di persone e percorsa, troppo spesso, come se fosse uno spazio pensato prima di tutto per le auto.
Anche la visibilità degli attraversamenti diventa allora parte del problema. «Davanti alla Rinascente le strisce ci sono, ma sono poco visibili», racconta Bentivegna. In altri tratti, aggiunge, la segnaletica sarebbe in fase di rifacimento, a partire dalla zona della stazione. Ma intanto, nei punti più frequentati, chi attraversa continua a doversi affidare soprattutto alla prudenza propria e a quella degli automobilisti.
Questa volta è andata bene. Il bambino è tornato sul marciapiede, la famiglia ha potuto proseguire la giornata senza conseguenze ed Emanuele Bentivegna è rientrato al suo lavoro. Ma l’episodio resta come un avvertimento: su una strada centrale, affollata e attraversata ogni giorno da turisti, residenti e bambini, la sicurezza non può dipendere soltanto dal riflesso di chi si trova nel punto giusto al momento giusto. «Io l’ho fatto perché mi è venuto naturale», dice Bentivegna. «Ma non si può aspettare che sia sempre qualcuno, per caso, a evitare il peggio».
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