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Un grande parco tra ville antiche e quartieri: l'idea per l'ex linea ferrata di Palermo

Dove correvano i binari oggi c'è un lungo corridoio di grigio cemento che attraversa la città ma che potrebbe essere un'occasione di sviluppo, turismo e soprattutto verde

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista
  • 11 gennaio 2019

La vecchia linea ferrata di Palermo ormai in disuso

I treni di Palermo corrono ormai nel sottosuolo: il lungo binario che tagliava in due la città è stato interrato e oggi questo fiume di cemento non è protagonista di alcun progetto.

Se invece diventasse un fiume "verde"? Un serpentone ciclabile di alberi e piante che attraversa la piana dei Colli con le sue ville antiche e costellato di caffetterie, spazi per eventi e mostre e tanto altro.

In questi primi giorni dell'anno, torna a farsi sentire il desiderio dei palermitani che l'occasione dei lavori ferroviari di interramento della ex linea ferrata sappia essere occasione di sviluppo sostenibile attraverso la costituzione di un nuovo parco urbano ciclopedonale da progettare su scala umana proprio sul tracciato ormai ultimato e che senza una progettazione di dettaglio rischia di divenire (oltre che ennesima occasione sprecata di sviluppo e lavoro) ennesima area chiusa e destinata al degrado.

È oggi un corridoio di grigio cemento armato, quello del solettone di copertura della linea interrata ma non è questa la prima volta che lo definisco "parco diffuso".

Ne parliamo già da un paio d'anni ma la politica a tutti i livelli, continua a non ascoltare.

Il tracciato che attraversa la piana dei colli e che divideva di fatto in due porzioni distinte tutto il territorio della sesta e parte della settima circoscrizione, oggi rappresenta l’occasione più grande e concreta di costruire un parco per lo svago, lo sport, il gioco, il diritto agli spazi verdi e ludici, il tutto condito da molteplici fermate metropolitane via costruite a corredo della nuova linea metropolitana, il tutto già realizzato dal punto di vista infrastrutturale e pronto per la seconda fase di dettaglio esecutivo.

È un corridoio verde quello che rischiamo di perdere, un corridoio che attraversando la città, reca con se opportunità di ricucitura che la Palermo del sacco edilizio non può permettersi di perdere e che non avrà mai più a ripetersi essendo oggi terrà di nessuno.

Il tracciato infatti, così come suggerisce il paesaggista Gilles Clement, si porta dietro una costellazione di spazi residui adesi a questo corridoio chilometrico che singolarmente isolate non possiedono quasi valore ma che messe in rete e unite al nostro corridoio green, fa assumere al parco diffuso la dimensione di un luogo pubblico, aperto e fruibile necessario e vitale su cui intessere l'occasione di sviluppo sostenibile dell'intero territorio che attraversa.

Serviranno opportune opere idrauliche e di drenaggio, uno studio attento nei riguardi della sezione della copertura verde ed un puntuale studio di essenze arboree e floreali da impiantare col recupero anche della flora degli spazi residui.

Servirà un programma funzionale di piccoli campi sportivi e attività di ristorazione ed entertainment, padiglioni expo per mostre stagionali, ma il lavoro maggiore è già stato fatto da Rfi che ha invece chiuso in tratti l'intero tracciato nella silenziosa abiura degli uffici comunali evidentemente disinteressati al tema in questione.

Occasioni sono poi le tantissime ville di interesse storico che il percorso intercetta, da Villa Rossi a Tommaso Natale alle ville Maria, Adriana e Pantelleria a San Lorenzo al Baglio Gioia e tantissimo altro ancora.

Intercetta i tratti residui delle borgate della piana dei colli, interi appezzamenti di orti urbani, rappresenta l'occasione di ricucitura tra la città oltre via Ugo la Malfa e la città prossima ai vecchi muri delle aree ex ferrate, in tratti come le ville della via Scavo rappresenta la possibilità di appartenere alla città smettendo la misura di enclave.

Ma questo corridoio verde la cui natura di occasione necessaria la si può cogliere anche in prossimità dei caselli già aboliti in cui a destra e sinistra resta visibile un percorso oggi abbandonato a perdita d'occhio, tanto in via Nuova quanto in via Tommaso Natale, può e deve essere il riscatto del concetto di progetto architettonico pubblico da troppo tempo assente dalla città capoluogo di Regione.

Ancora una volta però, tocca registrare a fronte di una cosiddetta società civile avanti e desiderosa della stessa qualità dei luoghi di città come Valencia e Berlino, Amsterdam e Milano, un livello di conoscenza e programmazione politica a tutte le scale, nemmeno vicino alla sufficienza e senza i giusti politici nella cabina di regia di importanti trasformazioni urbane come questa, non può che prosperare altro degrado urbano.

A loro suggerisco, di chiedere a Rfi di farsi promotrice di un masterplan generale che in ragione del tracciato e degli spazi residui adesi allo stesso, sappia recuperare questo corridoio verde da rendere solo ciclopedonale, dagli orti residui di via Monti Iblei alla borgata marinara di Sferracavallo.

Su tale masterplan, sarà possibile che commissione urbanistica e assessorato regionale all'Ambiente, possano unitamente ai rappresentanti di categorie interessate, indirizzare, discutere e pianificare rispetto alla attuazione di questa importante e necessaria infrastruttura verde.

Credo che Rfi lo debba alla città come compensazione ai disagi che la città ancora subisce.

E credo che la politica a tutti i livelli, anzi i politici di tutti i colori ne sigle, debbano evitare di perdere anche questa occasione per costruire quel valore di sostenibilità ambientale di cui Palermo ha proprio bisogno.

Non servono parcheggi o strade destinati al degrado ma spazi sociali e aperti in cui tornare ad essere comunità.

E soprattutto non servono più alibi da parte di vecchi e nuovi politicanti, o si è capaci di governare il territorio dimostrando con i fatti il virtuosismo di capacità organizzativa oppure si rimane in piena continuità col più recente passato mediocre.

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