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Un luogo da fiaba vicino a Palermo: qui trovi cristalli di gesso, orchidee e fiori colorati

Raggiungere la vetta è sinonimo di libertà. A est del fiume Belice, c'è una montagna isolata, circondata da vallate e da una diga, che nasconde anche una grotta

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 24 marzo 2023

Rocca di Entella (foto da Facebook della Riserva Naturale Grotta di Entella)

«Rocca Entella è un profilo di roccia all’orizzonte dove si respira aria di primavera. Anime semplici che si incontrano tra orchidee e fiori di colore viola che simboleggia la nobiltà, il rispetto, la dignità e il successo». Poche parole che caratterizzano la bellezza naturale e l’importanza del sito.

A est del fiume Belice, nel territorio di Palermo, troviamo una cittadina e una comunità (Contessa Entellina) che si spende per il territorio e la salvaguardia di una rocca non elevata (557 metri). Un ambiente circondato dalle vallate e dalla presenza della Diga Garcia.

La rocca si erge isolata virando in due sezioni: quella meridionale raggiunge la sua massima pendenza - quella settentrionale è contrassegnata da pendii più o meno scoscesi. La “chiusura del Mediterraneo” avvenuta circa 6 milioni di anni fa provocò uno sconquassamento nel territorio siculo.

Uno scontro tra la placca tettonica euroasiatica e quella africana dalle proporzioni importanti. Questa colluttazione ha lasciato ampie testimonianze nelle rocce della serie Gessoso-Solfifera.
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La Rocca Entella è uno dei prototipi studiati e analizzati. L’itinerario è comprensivo di alcuni particolari interessanti e tra questi, la grotta Entella. Di natura carsica e suggestiva.

Una cava inattiva (ormai) al suo interno per mancanza di acqua. Le pareti sono costituite da macrocristalli di gesso e arricchite da splendide infiorescenze di cristalli di gesso, stalattiti e stalagmiti che regalano un tocco di magia dentro uno scenario fiabesco.

La cavità si sviluppa per 700 metri circa. Infatti, negli ultimi anni è stato scoperto un nuovo ramo posto a una quota più alta. L’ingresso (1,50 x 1,40) ha una forma vagamente ellittica e si apre alla base della parete ovest della rocca.

Per raggiungere le parti interne bisogna superare un tratto iniziale costituito da una galleria a meandri. È lunga circa 10 metri. Si passa attraverso grandi saloni, piccoli salti e tratti appena percorribili per le dimensioni ridotte. Nell’ultimo ramo scoperto è stato rinvenuto del materiale di notevole interesse geologico, speleologico e archeologico.

A sua protezione è stata istituita la Riserva Naturale Integrale Grotta di Entella. È gestita dal Club Alpino Italiano-Sicilia per conto della regione.

Inoltre, è riconosciuta dal 2000 quale SIC e ZPS. La visita regala notevoli presenze archeologiche. Spedizioni che partono dagli anni Ottanta sino ai giorni nostri. Scoperte importanti che hanno dato alla luce la storia dell’antica città elima distrutta dagli Svevi.

Grazie alla ferma volontà dell’archeologo Giuseppe Nenci e in collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa, le prime ricerche avvennero tra il 1983- 84. Il periodo di maggiore concentrazione di gente fu quello a cavallo tra il Tardo eneolitico e l’Antica Età del Bronzo.

Sono state rinvenute tracce di una “facies” culturale caratteristico, cioè quella del Bicchiere Campaniforme. Dopodiché, secondo il passo di Tucidide, si stabilirono gli Elimi (Entello e Aceste) che fondarono la città di Entella.

Si presume che abbia goduto di un’autonomia politica grazie all’appoggio di Cartagine. Successivamente, il territorio fu occupato da mercenari campani che uccisero la popolazione di sesso maschile. La controversa storia è riassunta in un susseguirsi di guerre tra i Cartaginesi e i Siracusani durate quasi un secolo.

Tuttavia la città iniziò un lento declino e le notizie storiche saltano il periodo bizantino (mancanza di documenti) per rimarcare le repressioni degli Svevi di Federico II che distrusse il territorio e fece deportare i suoi abitanti.

Del sito archeologico sono presenti alcune fortificazioni che si snodano nel versante nord, una necropoli, le due porte di accesso alla città, un castello, l’agorà, il Santuario extramurano e il pizzo della regina.

Nel 1995 fu inaugurato l’Antiquarium di Entella. Nato da una collaborazione tra i vari enti per sensibilizzare l’importanza del sito, i passaggi storici, le caratteristiche principali e una vasta esposizione grazie ai moduli didattici autonomi. Inoltre è presente il granaio ellenistico come punto forte del museo.

Raggiungere la vetta è sinonimo di libertà. Si aprono scenari panoramici non indifferenti. Dalla Rocca Busambra a Montagna Vecchia e poi, Maranfusa e il castello di Calatamauro.

La flora e la fauna sono i padroni della montagna. Accompagnano i visitatori con i colori della vegetazione rupicola che si e’ insediata. Rientrano alcune specie particolari come la Sedum gypsicola, la Diplotaxis crassifolia e altre ancora. Molti uccelli migrano per nidificare nella rocca e sono presenti anche le volpi, passeriformi, conigli e istrici.

Grazie all’intenso lavoro portato avanti dalla Dottoressa Vincenza Messana e dai suoi collaboratori, oggi, Rocca Entella è uno dei luoghi di maggiore attrazione della Sicilia occidentale.

Un ambiente che nasconde tanti segreti e chissà, la leggenda della Grotta dei Dinari (nome locale della grotta Entella) si tramuti in realtà e il tesoro protetto da sacrilegi e incantesimi venga finalmente scoperto.
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