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Un prestigioso marmo siciliano alla Reggia di Caserta: dove trovarlo anche a Palermo

Dalla maestosa colonna di piazza San Domenico al particolare basalto esagonale di alcune strade del centro storico, il "Billiemi" è una pietra di grandissimo pregio

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 11 dicembre 2019

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La colonna in marmo di piazza San Domenico - foto Pietro Piraino

Sono convinta che nella nostra città bisogna avere "occhi per guardare" e sana curiosità per scoprire particolari di estremo interesse che custodiscono una storia nascosta da rivelare agli appassionati. Stavolta, anziché rivolgere il mio sguardo verso l'alto, ho prestato la mia attenzione all'antico basolato di grigio di Billiemi che fortunatamente ancora si riscontra nella pavimentazione del centro storico di Palermo.

E mi sono accorta che esistono pochissimi esempi di lastre di questa pietra intagliate a sagoma esagonale. Io ne ho riscontrati soltanto quattro: in vicolo Castelnuovo, in via dei Cartari, in piazza Monte Santa Rosalia ed in piazzetta degli Angelini. Pertanto mi sono chiesta la ragione della scelta di tale forgia a forma di esagono e come mai ne esistano così pochi esemplari. Dunque, intanto è opportuno fornire qualche cenno sulle origini e sulla storia di questa particolare pietra.

L'estrazione del "grigio di Billiemi" dall'omonimo monte, situato a nord-ovest di Palermo, è molto antica; forse precedente a quella documentata alla fine del cinquecento. Infatti già dal 1190 si riscontrano notizie dei territori in cui ricadono le cave, ma per l'utilizzo prevalente a pascoli ed a vigneti. Furono le peculiari caratteristiche di questo materiale a farlo apprezzare per la realizzazione di moltissime opere per svariati secoli. La sua speciale compattezza, resistenza all'usura ed impermeabilità lo resero vincente sia per l'uso esterno che interno.



Viene descritto come «abbastanza uniforme ed estremamente compatto, dal fondo grigio tendente al giallo-rosato, punteggiato di residui fossili e percorso da venature grigie più scure che si intrecciano tra loro. La sua compattezza e lo scarso assorbimento di acqua lo rendono antigelivo e resistente agli agenti atmosferici, quindi indicato per l'utilizzo esterno. È comunque un materiale molto versatile e adatto ad ogni tipo di lavorazione».

Le cave ne fornivano un'abbondante quantità e rispetto ad altri materiali come dei marmi pregiati (ad esempio quello di Carrara) si rivelava più economico. Essendo duttile e resistente fu preferito alla pietra calcarea di Monte Pellegrino, anch'essa sovente utilizzata. Se ne fece pure una buona esportazione, ma non soltanto nella stessa Sicilia. Infatti nel 1752 novanta colonne di Billiemi furono commissionate per la Reggia di Caserta in cui furono collocate nei vestiboli, nella galleria del piano terra e nel loggiato sovrastante lo scalone d'onore. Elencare la presenza di tutti gli usi del Billiemi nella nostra città sarebbe un po' arduo, ma principalmente durante il diciassettesimo secolo fu utilizzato per la realizzazione di opere monumentali come i colonnati di diverse chiese.

Alla fine del Cinquecento, probabilmente in corrispondenza dell'apertura delle prime cave, alcune colonne in Billiemi furono collocate a Casa Professa. Con il successo di questo materiale, durante i due secoli successivi il suo utilizzo si moltiplicò grazie all'apertura di nuove cave. In chiese come quella di Sant'Ignazio all'Olivella e di San Giuseppe dei Teatini si possono ammirare intere colonne in Billiemi monolitiche (ossia formate da un solo blocco di pietra). Perfino per la monumentale colonna dell'Immacolata a piazza San Domenico fu impiegata questa straordinaria pietra.

Se oggi immaginiamo il sollevamento ed il trasporto di questi blocchi enormi, considerando i limitati mezzi dell'epoca, non possiamo che rimanere stupefatti. Il Mongitore racconta che nel 1612, durante il trasporto di alcune colonne in Billiemi da installare nella chiesa di San Giuseppe dei Teatini, una di esse si danneggiò e venne lasciata abbandonata per molto tempo in quella contrada che prese quindi il nome di via Colonna rotta.

Anche in alcuni palazzi aristocratici venne adoperato il grigio di Billiemi, come per le colonne del portico del cortile di palazzo Ganci Valguarnera o per i vari cortili e cavallerizze di palazzi come Branciforte, Cattolica o Sambuca. E ne godette anche l'arredo urbano, come nella realizzazione di alcuni elementi dei Quattro Canti (ad esempio le vasche o i gradini), della fontana "dei dragoni" in corso Calatafimi (ex stradone di Mezzo Monreale) o delle statue dei leoni di piazza Pretoria. Perfino Ernesto Basile non rimase immune dall'affascinante ed eclettica pietra di Billiemi ed infatti la utilizzò per realizzare il basamento del villino Florio all'Olivuzza.

Un materiale così poliedrico non poteva non dar vita anche ai lastricati per le pavimentazioni stradali, creati in varie forme. Sotto il governo borbonico, dal 1853 al 1857, furono avviati dei lavori di rifacimento del manto stradale nel centro storico di Palermo, disponendo le lastre di Billiemi "a spina di pesce" per agevolare il deflusso delle acque pluviali. In rarissimi casi, che non sono riuscita ad identificare a livello di realizzazione temporale, la scelta ricadde su un tipo geometrico di forma esagonale. L'effetto risultante da questo tipo di disposizione è di indubbia eleganza, quasi si trattasse di un tappeto. E le sagome esagonali delle lastre di Billiemi magistralmente "finite a martellina grossa" e posizionate nelle suddette vie e piazze esaltano il manto stradale.

Quelle di Piazza Monte Santa Rosalia e di Piazzetta degli Angelini circondano per due parti Palazzo Branciforte. Quelle di via dei Cartari delimitano l'entrata al chiostro dell'ex convento dei Padri Mercedari Scalzi (oggi Grand Hotel Piazza Borsa). Ed infine quelle di Vicolo Castelnuovo rasentano l'omonimo palazzo principesco, probabilmente tutte collocate a fini decorativi. In virtù dei suoi particolari requisiti a tutt'oggi la pietra di Billiemi, orgoglio della nostra città, viene utilizzata in tutto il mondo.
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