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Due chiacchiere con The Heron Temple: il ritorno da X Factor, il sole, la Sicilia

Valerio Panzavecchia e Vincent Hank sono giovani musicisti palermitani meglio noti come "The Heron Temple": tornati da XFactor, raccontano la Sicilia

Giuliana Imburgia
Giurista e fashion addicted
  • 9 novembre 2017

Valerio Panzavecchia e Vincent Hank

Perché amate così tanto la vostra città?
«Perché a Palermo la domenica è parmigiana!»

Così hanno risposto alla mia banale domanda Valerio Panzavecchia e Vincent Hank, giovani musicisti palermitani meglio noti come "The Heron Temple". I due ragazzi si sono fatti conoscere e apprezzare in occasione della loro partecipazione alle fasi selettive del programma Tv X Factor, dove sono stati eliminati agli Home Visit, praticamente a un passo dal live.

Valerio Panzavecchia ha 24 anni ed è un ex studente di architettura nonché ex calciatore in quel di Marsala. Vincent Hank, 29 anni, con una laurea in pratical managment, ha lavorato come assistant genaral manager al Museo di Storia Naturale di Londra.

Conoscenti e concittadini, il duo è nato per caso durante una partita di calcio allo stadio Renzo Barbera di Palermo, poco più di un anno fa.
«Tra una chiacchera e l’altra – racconta Vincent - il fratello di Valerio disse: secondo me, voi due sareste perfetti per suonare insieme»· E così fu.

Entrambi palermitani, oltre all’amore per la musica, un'altra nota li accomuna fortemente: è il grande legame con la loro terra di origine. «Abbiamo viaggiato tanto, siamo stati fuori anche per lunghi periodi. È sempre bello andare fuori, ma ritornare a casa è ancora più bello».

La bellezza delle cose semplici, la comodità di ritmi non sostenuti, la calma quotidiana di chi un martedì mattina se la prende libera per andare a mangiare un gelato davanti al mare, la leggerezza di chi con il vespone "fa la Favorita" solo per rilassarsi e sentire un po’ di musica, lo stigghiolaro a tarda notte di via Michelangelo, i profumi di casa quella veramente tua.

Nomadi per professione, sia Valerio che Vincent credono fermamente che la loro terra, la Sicilia, abbia una marcia in più.
«In Sicilia abbiamo un’altra qualità della vita. Andando fuori certamente impari ad essere professionale, a essere preciso, ma dopo svariati mesi passati lontano con alle spalle tanti sacrifici e sforzi pensiamo sia giusto tornare, anzi avvertiamo il bisogno di scendere dall’aereo e respirare quest’aria umidiccia che sa di sale».

Valerio e Vincent incarnano perfettamente la condizione emotiva in cui si trovano tutti i giovani che al giorno d’oggi, a malincuore, accettano il compromesso di salutare la Sicilia per trasferirsi altrove, guadagnando in cambio unicamente una chance di fare della propria passione un vero lavoro.

«Attualmente non immaginiamo di avere una famiglia, perché siamo così nomadi e abbiamo così poco tempo perfino per noi stessi che sarebbe impensabile creare una stabilità del genere. Ma siamo sicuri che la Sicilia sarebbe una culla perfetta».

«Vuoi mettere la figata di portare mio figlio una domenica mattina di sole a Castelbuono, mangiare lì e tornare a casa la sera? Tutto quello che abbiamo qui, fuori se lo sognano».

È bello percepire come due giovani ragazzi così talentuosi, con ancora perfettamente integro il bagaglio delle speranze e delle opportunità e con tutte le carte in regole per fare questo mestiere, parlino della Sicilia come "il posto più sano per l’anima".

Una terra difficile, coperta - a tratti - da un velo di sottile indifferenza ma, soprattutto, una terra calda. Calda come le persone che la abitano, calda come ogni singolo raggio di sole che bacia la nostra tanto fotografata sabbia.

Nonostante le sue infinite pecche e le sue mille contraddizioni «Crediamo sinceramente che la qualità della vita non si misuri con la puntualità della metro, e che noi siciliani – per quanto geograficamente sfavoriti – godiamo di una serenità particolare che deriva dal nostro essere a tutti gli effetti degli isolani».

Insomma un luogo talmente bello da farsi perdonare ogni cosa.

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