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Trionfo di natura e torri medievali: Sperlinga in Sicilia, il borgo tra i più belli d'Italia

Sede di uno dei castelli rupestri più interessanti in Italia e da qualche anno nel circuito dei "Borghi più belli d’Italia", il paese di Sperlinga è una destinazione sorprendente

Andrea Di Piazza
Geologo e ricercatore
  • 27 dicembre 2017

Una delle case costruite scavando la roccia a Sperlinga

Superato l’abitato di Gangi, la strada statale 120 scivola per alcuni chilometri tra campi coltivati e lembi residui di bosco. Quello che si dispiega agli occhi del visitatore è il trionfo di una campagna luminosa e ricca d’acqua, punteggiata da qualche masseria e dominata dai verdi monti che in Sicilia uniscono Nebrodi e Madonie.

Improvvisamente, tra l’emersione di affilate balze rocciose, appare un piccolo centro abitato stretto ai piedi della sua rocca, su cui non è difficile scorgere già da lontano torri merlate, mura e bastioni. Sperlinga si mostra così al visitatore che proviene da Palermo, come in un antico dipinto.

Sperlinga ha tanto da offrire: il borgo rupestre da qualche anno nel circuito de “i Borghi più belli d’Italia” e per esempio, si resta incantanti da un gruppo di piccolissime case ricavate in grotte probabilmente scavate in epoca preistorica, abitate fino agli anni Sessanta e contenenti tutti gli arredi originari di inizio Novecento, o ancora la via Valle, strada del paese dove le facciate di edifici novecenteschi fuoriescono dalla roccia della rupe, creando un paesaggio urbano unico e straordinario.

Per non parlare poi delle numerose casette in cui le signore del paese continuano a filare ‘"e frazzate", coloratissimi tappeti realizzati con complessi telai in legno, secondo un’arte che si tramanda da generazioni.

Sperlinga può fungere inoltre da base di partenza per numerose escursioni nella natura incontaminata: a breve distanza si trovano per esempio la Riserva Naturale Orientata Monte Sambughetti-Campanito, con i meravigliosi laghetti omonimi, oppure ancora la Riserva Naturale Orientata del Monte Altesina, l’alto rilievo che gli Arabi utilizzarono come baricentro geografico della Sicilia (le famose tre valli, Val di Mazara, Val Demone e Val di Noto si dipartivano da questo punto) e che conserva straordinarie testimonianze archeologiche e preistoriche.

I più pigri potranno recarsi nel vicino bosco comunale di Sperlinga dove vecchie querce e frassini sono testimonianza della copertura forestale originaria della nostra isola.

Un paesaggio magnifico che ha fatto il giro del mondo grazie alla foto-simbolo scattata da Robert Capa al termine della battaglia di Troina, il 6 agosto del 1943, e pubblicata sulla rivista patinata “Life”.

Lo scatto immortala un pastore (tale Francesco Cortiletti) nell’atto di indicare la strada ad un giovane militare americano accovacciato al suolo. Nel luogo esatto in cui è stata scattata la fotografia, ovvero a 3 chilometri da Sperlinga lungo la strada statale 120 (contrada Ponte Capostrà), troverete una targa a ricordo di quello storico momento.

Il sorprendente borgo è anche sede di uno dei castelli rupestri più interessanti del nostro Paese, punto di forza del piccolo paese dell’ennese recentemente riaperto al pubblico dopo un lungo periodo di chiusura forzata per lavori di messa in sicurezza.

Edificato probabilmente tra l’XI ed il XII sec., questo fortilizio è stato in parte costruito sulla roccia e in parte ricavato sfruttando delle grotte artificiali preesistenti, scavate probabilmente dai Siculi circa 4mila anni fa. Arabi, Normanni e Aragonesi, realizzarono quello che era considerato uno tra gli avamposti militari più strategici e inespugnabili della Sicilia intera.

Come del resto ci ricorda la frase inscritta all’ingresso del castello “Quod Siculis placuit, sola Sperlinga negavit” (Quello che fu deciso dai Siciliani, soltanto Sperlinga lo negò) in riferimento all’episodio in cui le armate di Carlo I d’Angió trovarono rifugio nel castello durante l’esplosione dei Vespri (1282), riuscendo, si dice, a resistere all’assedio degli Aragonesi per circa un anno.

Feudo dei Ventimiglia per oltre duecento anni, nel 1597 il castello fu acquistato dal barone Natoli, per poi passare in mano alla famiglia Oneto nel 1658. Acquistato a metà ottocento dalla famiglia Nicosia, il castello fu venduto per la simbolica cifra di mille lire al Comune di Sperlinga che, nel 1973, iniziò il lento percorso di recupero.

All’interno del complesso si possono visitare le scuderie, le prigioni, gli antichi granai (ricavati all’interno di grotte rupestri utilizzate come luoghi di culto e in cui è presente anche un presunto calendario astronomico) e un piccolo museo etno-antropologico.

Risalendo la lunga scalinata che conduce alla sommità della rupe, si raggiunge la zona fortificata più elevata, che funge da belvedere mozzafiato su mezza Sicilia: a est l’Etna, imponente, chiude il panorama mentre lo sguardo si posa sul Monte Altesina, a sud, sulle Madonie, a nordovest, e sul Monte Sambughetti, a nord.

A oggi, purtroppo, rimane in piedi solo una parte delle strutture fortificate originarie; il castello infatti è stato soggetto ad una forsennata campagna di demolizioni, a inizio Novecento, a causa di un incombente rischio crolli.

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