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Una grande statua in pieno centro: l'idea per celebrare Ernesto Basile a Palermo

Basile è il più importante architetto che la città di Palermo abbia avuto e architetti ed estimatori hanno l'idea di dedicagli una statua: un progetto da commentare

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista
  • 3 gennaio 2018

La statua che raffigura Antoni Gaudì a Leòn, Spagna.

È un dato inconfutabile, Ernesto Basile è il più importante architetto che la città di Palermo abbia mai avuto a disposizione per la costruzione di un tassello di bellezza in età moderna.

È senza possibilità di smentita, il protagonista Art Nouveau che apre il Novecento artistico italiano proprio qui a Palermo con la costruzione della Cappella Lanza di Scalea, Il Grand Hotel Villa Igiea e il Villino Florio e che sublima tale primato con la costruzione della nuova Camera dei Deputati di Palazzo Montecitorio, sede romana del Parlamento Italiano che vedrá la sua prima seduta inaugurale una settimana dopo la fine della Grande Guerra di cui nel 2018 si festeggia proprio il centenario.

Ma non lo dico io, Danilo Maniscalco, lo certifica la critica della storia dell'arte universale.

Comincia Alberto Calza Bini (1934), poi Salvatore Caronia Roberti (1935), seguono Enrico Calandra (1938), Plinio Marconi (1939), Edoardo Caracciolo (1950), Bruno Zevi (1950), Vittorio Ziino (1959), Leonardo Benevolo (1960), Rossana Bossaglia (1973), Gianni Pirrone (1973-1981-1989), Paolo Portoghesi (1980), gli ultimi studiosi in ordine temporale sono Ettore Sessa ed Eliana Mauro.

Lo certifica l'impronta Art Nouveau che nell'isola siciliana e in diverse parti d'Italia lasciano il maestro e gli allievi formatisi ai suoi insegnamenti compositivi interamente votati al concetto di Gesamtkustwerk, "opera d'arte integrale".

Lo sancisce la mole di bellezza costruita e giunta a noi malgrado la decadenza prodotta dalla mancanza di valorizzazione e dall'incuria, dalla barbarie del sacco edilizio.

Sarà Gustavo Giovannoni a declinare positivamente la statura di caposcuola di respiro europeo alla stregua di Otto Wagner a Vienna e di Theordor Fisher a Stoccarda.

Ma Ernesto Basile, figlio di Giovan Battista Filippo e suo assistente alla cattedra di architettura tecnica da lui tenuta, che sarà eccelso interprete dell'ultima fase dell'eclettismo isolano, esponente e docente di primo piano del Modernismo italiano di apparteneneza Art Nouveau, non è soltanto sinonimo di eccellenza e sperimentatore di calibrata bellezza, ma rappresenta la metafora di un fare architettura capace di scendere e salire di scala nella definizione del progetto di una maniglia, così come di nell'impianto planimetrico di un'aula parlamentare.

La sua pratica della buona architettura, scevra da compromessi e mai appesantita da imitazioni fuorvianti, lega il proprio successo al cenacolo mai sviluppato prima e dopo da sua dipartita, con artigiani dotati di incredibile maestria come Salvatore Martorella, Vittorio Ducròt, i fratelli Li Vigni e Utveggio, Caraffa e artisti straordinari come Ettore De Maria Bergler, Michele Cortegiani, Giuseppe Enea, Luigi Di Giovanni, Pietro Bevilacqua, Salvatore Gregorietti, Ettore Ximenes, Vittorio Ugo, Salvatore Valenti, Gaetano Geraci, Rocco Lentini, Mario Rutelli.

I suoi allievi e collaboratori più stretti contribuiranno alla costruzione della bellezza della Belle Époque contribuendo a delineare attraverso la rielaborazione personale del linguaggio del maestro, a quella capitale del liberty volutamente ricordata da Leonardo Sciascia.

Saranno Ernesto Armò, Salvatore Benfratello, Giuseppe Capitò, Camillo Autore, Giovan Battista Santangelo, Salvatore Caronia Roberti, Enrico Calandra, a costruire valore attraverso la bellezza, quel valore e quella bellezza imparata nelle aule basiliane intrise di modernità, gusto positivista, metodo e tecnica avanguardistica.

Sarà docente di architettura tecnica presso la regia scuola di applicazioni per ingegneri di Roma e Palermo, insegnerà per un trentennio Architettura presso l'Accademia di Belle Arti per divenirne poi preside, sarà l'epicentro culturale del cenacolo di artisti ed intellettuali riuniti intorno alla costruzione del bello.

Sarà il referente della borghesia illuminata palermitana che vuole entrare nella storia dell'arte attraverso le sue opere, sarà l'architetto dei Florio, il designer della ditta di arredi sublimi Golia prima e Ducròt dopo, sarà un progettista di cappelle funerarie e di palazzi nobiliari, di ville suburbane e villini, banche, edifici pubblici, chiese, edilizia residenziale e popolare, monumenti e sacrari, strutture sportive e ludiche.

Sarà progettista ed intellettuale attento ai problemi sociali e costruirà maieuticamente con il dottor Vincenzo Cervello i sanatori più moderni del sud italia nel solco del modernismo europeo e con echi profondi e puntuali di mediterraneitá. Progetterá l'Expo nazionale del 1891 terminando i lavori per la definizione del teatro Massimo.

Visto il talento di mr. Basile, propongo, ma non sono l'unico a pensarla così, sono solo il più dissacrante forse, la costruzione di un gruppo scultoreo a lui dedicato, in una piazza pubblica fuibile a tutti i cittadini amanti del bello e delle proprie radici culturali più recenti. Sarà un ponte culturale tra il nostro prestigioso passato ed un futuro da ricostruire su basi di equità e di merito.

Una capitale che si appresti a rappresentare la cultura italiana in un centenario intriso dall'impronta del maestro intellettuale, artista e anima urbi, non può dimenticare di valorizzare la figura di statista dell'arte quale è senza possibile confutazione quella dell'architetto Ernesto Basile, nato a Palermo nel 1857 pochi anni prima dell'unità d'Italia e scomparso nel Gennaio 1932 all'apice del proprio contributo sociale e culturale.

Verso il riconoscimento questa icona urbana, occorre e non è negoziabile, la dedica di un monumento a chi come Ernesto ha costruito attraverso la monumentalitá architettonica, armonie di pietra.

Sono sicuro che il luogo che anche a lui sarebbe piaciuto per tale tributo, è un panorama di periferia in cui diventare memoria tangibile.

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