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È il vulcano più alto d'Europa, ma è anche fragile: perché l'Etna sta "sprofondando"

Secondo un nuovo studio effettuato dal Centro di Ricerca Oceanografica Geomar di Kiel, in Germania, pare che il nostro vulcano abbia fragilità da non sottovalutare

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 28 febbraio 2024

L'Etna

Secondo un nuovo studio effettuato dal Centro di Ricerca Oceanografica Geomar di Kiel, in Germania, che negli ultimi 13 giorni ha collaborato con l'INGV di Catania per scandagliare il fondale del Mar Ionio, ci sarebbero delle importanti novità per quanto riguarda la nostra amata Etna, che seppur è il vulcano più alto d’Europa sembra avere dei piedi più fragili del previsto.

Come spiega Alessandro Bonforte, ricercatore dell’INGV che era a bordo della spedizione Meteor M198, il nostro vulcano presenta infatti delle fragilità sul versante orientale, quello si affaccia proprio sul Mar Ionio.

Ovviamente non si sta parlando di grosse frane o di punti deboli capaci di creare preoccupazione agli scienziati, ma dei punti specifici in cui il vulcano sembra cominciare a sprofondare dentro la crosta terrestre.

«L'INGV monitora da diversi anni i lenti ma progressivi movimenti dell’Etna», spiega lo scienziato, chiarendo sin da subito che questi movimenti possono considerarsi normali per un vulcano così grande e pesante.
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«Questi piccoli movimenti, infatti, che non coinvolgono solo la parte emersa del vulcano, non sono di norma particolarmente pericolosi, seppur in alcuni casi possono dare origine, oltre ai ben noti terremoti a delle frane sottomarine».

L'unica porzione del vulcano che sembra essere interessata da questi movimenti resta comunque il suo fianco sud orientale e per determinare la complessità di questo fenomeno, gli scienziati hanno utilizzato diversi dataset, che prendevano in considerazione rilievi strutturali marini e terrestri, ma anche dati satellitari e provenienti dai satelliti di geo-radiolocalizzazione, che hanno consentito di comprendere appieno lo stato di salute delle varie pendici.

Per rendere ancora più dettagliata questa ricerca, nel corso delle passate settimane, i ricercatori provenienti da Kiel hanno anche raccolto varie campioni di roccia provenienti dai sedimenti marini ed effettuato della mappatura tramite dei sonar e sofisticati droni subacquei, che già in passato si sono dimostrati funzionali per conoscere la distribuzione e la composizione delle rocce di profondità in altre parti del mondo.

Tramite questi sistemi, gli scienziati hanno compreso che il vulcano sta scivolando verso il mare come un blocco unico e per questa missione è stata anche sperimentata per la prima volta una tecnica innovativa, che prevede l’uso di due piezometri in grado di misurare la variazione della pressione e della temperatura dell'acqua. Due parametri fondamentali per capire gli effetti del mare Ionio sulle rocce vulcaniche e sui liquidi magmatici sottostanti.

Gli specialisti spiegano anche che dovranno passare probabilmente migliaia di anni prima di osservare fisicamente gli effetti di questo processo, visto che l’Etna continua ancora ad eruttare nuovo materiale in grado di innalzare ulteriormente la sua massima altezza.

Il giorno in cui il vulcano sarò sommerso dalle acque è ancora lontano e per allora molto probabilmente la nostra specie avrà cambiato completamente stile di vita o si sarà estinta.
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