Affreschi, stucchi e dipinti: la visita alla Chiesa dell'Assunta delle Carmelitane Scalze
Chiesa dell'Assunta delle Carmelitane Scalze a Palermo
Terrazze, campanili, chiese sconosciute, palazzi privati, giardini, ex fabbriche, manifatture artigiane: sono 130 quest’anno i luoghi che il Festival "Le Vie dei Tesori" apre nei cinque weekend compresi tra il 5 ottobre e il 4 novembre a Palermo, la città Capitale della Cultura 2018 dove la manifestazione è nata nel 2006 e dove è giunta alla sua dodicesima edizione.
La città si trasforma così in un museo diffuso e narrato, intrecciando storia, arte, mistero e natura, grazie alla rete costituita da oltre cento tra istituzioni, associazioni, partner.
La Chiesa dell'Assunta è tutta da scoprire, stretta e compressa dall’ex monastero carmelitano. Sulla facciata a conci squadrati spicca lo stemma dei Moncada. In origine, l’edificio era soltanto una cappella attigua al convento realizzato nel 1627, in vista del ritiro del duca di Montalto, Antonio Aragona Moncada, e della moglie Juana de La Cerda, entrambi colti da vocazione monastica. L’interno, in stile marcatamente barocco, risplende di affreschi e stucchi.
Nel presbiterio, il gruppo di “Angeli ed Eterno Padre” è attribuito a Giacomo Serpotta. Le altre opere furono scolpite dal fratello Giuseppe e dal figlio Procopio. I dipinti, di grande effetto cromatico, sono stati attribuiti da alcuni studiosi ad Antonio Grano; da altri, invece, a Filippo Tancredi. Quelli del sottocoro sono del fiammingo Borremans.
La visita ha una durata di 20 minuti e non è accessibile ai disabili.
La città si trasforma così in un museo diffuso e narrato, intrecciando storia, arte, mistero e natura, grazie alla rete costituita da oltre cento tra istituzioni, associazioni, partner.
La Chiesa dell'Assunta è tutta da scoprire, stretta e compressa dall’ex monastero carmelitano. Sulla facciata a conci squadrati spicca lo stemma dei Moncada. In origine, l’edificio era soltanto una cappella attigua al convento realizzato nel 1627, in vista del ritiro del duca di Montalto, Antonio Aragona Moncada, e della moglie Juana de La Cerda, entrambi colti da vocazione monastica. L’interno, in stile marcatamente barocco, risplende di affreschi e stucchi.
Nel presbiterio, il gruppo di “Angeli ed Eterno Padre” è attribuito a Giacomo Serpotta. Le altre opere furono scolpite dal fratello Giuseppe e dal figlio Procopio. I dipinti, di grande effetto cromatico, sono stati attribuiti da alcuni studiosi ad Antonio Grano; da altri, invece, a Filippo Tancredi. Quelli del sottocoro sono del fiammingo Borremans.
La visita ha una durata di 20 minuti e non è accessibile ai disabili.
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